L'ex-vescovo di Trapani è accusato di aver distratto due milioni di euro dai fondi dell'8x1000



Secondo l'ipotesi accusatoria avanzata dalla procura di Trapani, l'ex vescovo Francesco Micciché sarebbe ricorso ad groviglio di bonifici, giroconti e false fatture che gli avrebbero di impossessarsi di grosse somme dei provenienti dall'8 per mille destinati alla diocesi di Trapani.
fondi che sarebbero dovuti giungere a progetti ben specifici, ma del centro per la riabilitazione dei detenuti non c'è traccia, così come neanche della struttura di assistenza ai disabili mentali. Si sono persi anche i 100mila euro destinati alle opere della Caritas e i 70mila che sarebbero dovuti giungere al centro di accoglienza per migranti di Badia Grande. Tutte quelle cifre sarebbero invece state utilizzate dall'altro prelato per l'acquisto di appartamenti e ville.
Per giungere a tali tesi, il procuratore si è avvalso ache delle ammissioni dell'ex direttore della Caritas trapanese Sergio Librizzi, già condannato a nove anni di carcere per ricatti e violenze sessuali ai danni di giovani extracomunitari.
Micciché avrebbe anche tentato di chiedere un incarico e la cittadinanza vaticana al fine di sottrarsi alla giurisdizione italiana. L'ultima richiesta in tal senso sarebbe stata avanzata solo pochi giorni fa, il 9 dicembre. E se dal Vaticano non è giunta alcuna risposta, è proprio dalla Santa Sede che i pm hanno saputo di un conto dello Ior sul quale il vescovo avrebbe versato 400 mila euro, una cifra che non risulterebbe compatibile con il suo stipendio o con la sua situazione patrimoniale personale.
La seconda sezione penale della Cassazione che ha confermato il sequestro di opere d'arte, quadri, crocifissi e gioielli per un valore complessivo di quasi due milioni di euro, ritrovati nella villa del vescovo e provenienti da diverse chiese di Trapani.
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