L'Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna condanna l'operato di Courage: può creare tendenze suicide



L'integralismo cattolico è tornato ancora una volta a sostenere che i gay debbano essere spinti all'autolesionismo per annullare le loro differenze. La teoria è che sia lecito utilizzare la religione per creare un clima d'odio e poi appellarsi ad essa per annullare tutte quelle persone che si sono troviate in difficoltà nell'affrontare quel clima di discriminazione che troppo spesso viene giustificato attraverso l'invocazione del nome di Dio. È dunque sui più deboli che si esercita un tentativo di controllo psicologico, anche grazie alla complice collaborazione di alcune altre cariche delle gerarchia cattolica.
Sappiamo tutti che dietro a queste azioni c'è solo pregiudizio. La scienza dimostra inequivocabilmente come quelle azioni danneggino le persone e possano addirittura condurli sino alla morte. Un interessante dossier realizzato da Pontilex spiega come ben dodici studi provino l'inefficacia e la pericolosità di certe teorie ed uno solo (pubblicato a pagamento da Nicolosi, Byrd e Potts nel 2000) osi asserire il contrario proponendo statistiche talmente poco credibili da fornire un campione che avrebbe risposto al 100% in modo uguale a tutte le domande. Un fatto che statisticamente appare impossibile.
Eppure è sulla base di quell'unico studio screditato e improponibile che l'integralismo cattolico si sente legittimato a sostenere che ogni buon cristiano debba spingere i gay verso atteggiamenti che potrebbero condurre al loro suicidio.
Dato che il nostro governo non ha il coraggio di prendere posizione contro una Chiesa che di fatto sta danneggiando la salute dei cittadini, è l'Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna ad aver deciso di spiegare le ragioni per cui sia necessario opporsi all'azione di Courage, ossia di quell'apostolato della Chiesa Cattolica che sostiene di offrire «accompagnamento spirituale alle persone con attrazione per lo stesso sesso ed ai loro cari».

Attraverso un comunicato stampa, l'Ordine fa sapere:

Come Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna ci preme ribadire che l’omosessualità è stata eliminata dal 1974 dalla classificazione dei disturbi psichici (Diagnostic and Statistical
Manual of Mental Disorders, DSM-III) e non è quindi una patologia. Per “orientamento sessuale”, infatti, si intende la preferenza personale –in termini di pulsioni sessuali– verso persone appartenenti al genere opposto (eterosessualità), al proprio (omosessualità) o verso entrambi (bisessualità). Ciò implica che la composizione degli impulsi sessuali, durante lo sviluppo dell’individuo, può indifferentemente seguire una delle tre direzioni.
Che la propria identità sessuale possa essere percepita come un errore, una colpa da espiare, da curare o almeno celare, è quanto ancora si trova alla base di un’organizzazione come Courage –diffusa a Reggio Emilia, oltre che a Roma e Torino– che definisce l’omosessualità come un “disordine oggettivo” e incoraggia chi provi “un’attrazione omosessuale” a “sviluppare una vita di castità interiore”. L’obiettivo di Courage è quindi insegnare ai propri membri a vivere in astinenza e, come si legge dal sito, “se qualcuno dei nostri membri desidera rivolgersi a dei professionisti per esplorare la possibilità di uno sviluppo eterosessuale, saremo al suo fianco, aiutandolo a continuare ad accrescere la sua fede e amore per Cristo come priorità assoluta”.
Dall’esame della letteratura scientifica è emerso che interventi tesi a modificare o reprimere l’orientamento sessuale, oltre a fallire nel loro obiettivo, possono provocare nelle persone stati di profondo malessere che si possono manifestare con perdita di interesse sessuale, ansia e depressione, a volte aggravati da tendenze suicide.
Il malessere accusato da alcuni omosessuali e le eventuali richieste di aiuto per modificare o reprimere il proprio orientamento sessuale sono in grossa parte derivate da un conflitto interno tra tale orientamento e il contesto socio-culturale cui la persona appartiene. Sono ancora ampiamente diffusi nella nostra società, infatti, pregiudizi e atteggiamenti insultanti e discriminatori verso l’omosessualità. Tali comportamenti possono indurre nell’individuo uno stato di omofobia interiorizzata: la persona omosessuale fa propria la disapprovazione sociale, assumendola in modo spesso inconsapevole, arrivando a non accettarsi e a provare vergogna di sé, fino a disprezzarsi. La persona può così tendere a osteggiare, a negare il proprio orientamento.
Come da tempo raccomanda l’APA (American Psychiatric Association), la nostra posizione come Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna è chiara: il malessere accusato da alcuni omosessuali deve essere affrontato con interventi terapeutici supportivi, di accoglienza, e non di giudizio. Per favorire il benessere della persona, è necessario accompagnarla alla consapevolezza del conflitto tra l’orientamento sessuale e il contesto socio-culturale, aiutandola a superare tale conflitto, liberandola da condizionamenti inconsapevoli e autodistruttivi.
Al contrario, legittimare approcci come quello di Courage rischia di fomentare l’esclusione sociale, la discriminazione e i pregiudizi, scientificamente infondati, che ancora permangono in parte della società. Il rischio, infatti, è che coloro che si rivolgono a un’organizzazione di questo tipo siano probabilmente vittime dell’omofobia interiorizzata o che subiscano pressioni dalla cerchia familiare più stretta, citata anche questa nel sito di Courage come destinataria dell'”accompagnamento spirituale” offerto dall’organizzazione.
L’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna vuole quindi esprimere in modo ufficiale la propria contrarietà verso qualsiasi pratica tesa a colpevolizzare l’omosessualità e a cercare di modificare o reprimere l’orientamento sessuale delle persone.
3 commenti