Manif Pour Tous e i redattori di Mario Adinolfi festeggiano il bavaglio imposto a Gayburg



Quando Facebook bloccò un capitolo del suo libro perché ritenuto un oltraggio alla dignitàà di migliaia di persone. Mario Adinolfì usò parole durissime per sostenere che la sua libertà di parola dovesse essere garantita anche dinnanzi ad evidenti mistificazioni. Lo stesso capitò nuovamente quando disse che la Miriano fosse stata censurata, anche se poi la diretta interessata disse che lei non sapeva nulla e che il suo account funzionava tranquillamente.
Ma curiosamente Adinolfi non ha ritenuto di dover dire nulla quando ad essere bloccato è stato un gruppo di gay cristiani. Evidentemente il fatto che non fossero eterosessuali pare averli resi indegni di una posizione che sempre assume quando un qualche personaggio usa la religione come scusa per affondi omofobi. Nessuna posizione è stata presa neppure nei confronti della violenta censura subita da Gayburg, nonostante in più occasioni si fosse rivelato uno strenuo lettore di quelle pagine.
In realtà la cosa non stupisce più di tanto. Già in altre occasioni Adinolfi si era espresso a favore di una libertà di opinione a senso unico: ad altri non era concesso chiedere il parere di giudici imparziali nei confronti delle loro azioni, così come a nessuno doveva poter essere permesso di parlare in televisione se non per sostenere la sua ideologia. Ma da qui ne passa a festeggiare perché chi la pensava diversamente è stato messo a tacere attraverso un'azione squadrista volta a calpestare un diritto costituzionale.
Sarebbe un po' come festeggiare se un hacker mettesse offline il sito di Adinolfi. Non avrebbe senso, dato che la vittoria giungerà solo quando verrà appurato e riconosciuto come certe notizie false siano state messe in giro con l'unico scopo di danneggiare persone a lui poco gradite. E solo a quel punto gli si potrà chiedere conto del dolore e del sangue che è stato versato a causa sua.

Ma andiamo con calma. Filippo Fiani, portavoce del circolo di Arezzo della Manif Pour Tous Italia, è un noto frequentare le pagine di Adinolfi e della Miriano. Ha organizzato convegni con Gandolfini e con Amato e quest'ultimo pare sia stato anche ospite a casa sua (occasione in cui viene salutato con il nome di "generale" mentre gli si riserva il saluto dei guerriglieri cristeros).
È lui che nel giorno di Natale non ha trovato di meglio da fare che scrivere su Facebook: «Ma davvero hanno chiuso Gayburg? Adesso sì che è Natale!».
A sottolineare di che gente si stia parlando sono i commenti, nei quali della gente che si dice tanto devota al Natale da dover portare presepi e crocefissi ovunque, si è divertita un mondo nel sostenere che i gay facciano giochi erotici con la punta degli alberi di Natale. Frasi che ben chiariscono come questa gente sia mossa solo dall'odio (altro che voler "difendere" i bambini!).
Non è mancato neppure il commento del sedicente ex-gay che, stano a dirsi, in questo casi appare curiosamente molto amico di quei gruppi di odio che basano le loro tesi sulle sue prevenute testimonianza.
Tra i 65 amici che hanno cliccato "Mi piace" figurano invece almeno due redattori di La Croce e una cantante che si vanta di essere finita sulle pagine di Adinolfi, un prete, Gianluca Marletta (autore del libro omofobico intitolato "Unisex") e Annalisa Sereni (autrice di "Semplicemente mamma" per San Paolo Edizioni).
Tutti felici perché sia stato censurato chi osava opporsi alla loro ideologia spiegando perché alcune loro affermazioni fossero false. Ovviamente sono tutti i profili legati ad Adnolfi, ai Giuristi per la vita o alla Manif piur Tous. Tutti sono ricolmi di immagini sacre e tutti sono pieni di messaggi contrari alla dignità delle persone lgbt.

C'è la tizia che si dice convinta che una petizione contro l'educazione al rispetto sia nell'interesse del figlio o quella che cita la Genesi come fonte per una nuova interpretazione della Costituzione. C'è chi festeggia perché Gayburg sia stato censurato mentre dice che la censura alle sue immagini offensive sia orwelliana. C'è pure chi afferma che il termine omofobia «di fatto non dovrebbe avere più alcuna accezione negativa» e che «è arrivato il momento di dichiararci tutti fieramente omofobi» dato che «l'omofobia è una cosa bellissima».
Tra chi ha festeggiato la censura di Gayburg c'è anche chi da spazio ad Alleanza Cattolica nel sostenere che le parrocchie possano tranquillamente ignorare il sinodo nel rifiutare la comunione ai divorziati o chi sostiene che la pedofilia nella Chiesa sia colpa dei gay. Non manca chi sostiene che due persone dello stesso sesso non debbano assolutamente potersi sposare, ma la Brambilla «deve andare in galera in quanto limita le libertà individuali» attraverso una proposta per la salvaguardia dei conigli. Per la serie: mi piace manganare il coniglio ma non voglio sposare un uomo, quindi io devo poter fare ciò che voglio ma gli altri no.
A chiudere il quadro c'è un tizio che trova divertente sostenere che chi passa di fianco ad un gay debba indossare mutande di ghisa o lo scrittore Gianluca Marletta che trova divertente rappresentare le famiglia attraverso patate e piselli.
Tanti sono i like che questa gente ha fatto anche a pagine al gruppo di istigazione all'odio chiamato "No ai matrimoni gay". Qui si plaude a Bitonci e al suo negare spazi pubblici a chi ha un'idea diversa dalla sua, si chiedono soldi per finanziare Gianfranco Amato o si ha il coraggio di scrivere «vogliamo Roberto Fiore Presidente del Consiglio» in relazione ad un articolo intitolato «L'odio di Forza Nuova sbarca a Bologna: in 400 contro gli immigrati».

Questa è la gente che scende in strada sostenendo ci voler difendere la libertà di opinione, anche se i loro gesti lascerebbero pensare tutt'altro. Diranno pure che «l'omofobia è una cosa bellissima», ma nell'odio e in ciò che crea morte attraverso il pregiudizio non può esserci nulla di bello.
Quasi a voler sottolineare come le loro informazioni si basino solo su falsità, tra i commenti inseriti successivamente alla prima stesura dell'articolo sono spuntati anche quelli che tentano anche di diffamare Gayburg sostenendo che sia stato qualificato a sito pornografico. Ed ovviamente non è così, dato che non si tratta di un sito per adulti e nessuno ha mai sostenuto il contrario (e sia chiaro che, contrariamente a chi ci accusa mentre si vanta di essere riuscito ad infrangere le regole grazie alla presentazione di documenti falsi, su queste pagine non è mai stato infranto alcun termine del regolamento). Per comprenderlo basterebbe anche solo leggere il messaggio del blocco preventivo imposto da Google: «Alcuni lettori hanno contattato Google perché ritengono che i contenuti di questo blog siano discutibili». È dunque chiaro che i motivi non siano quelli da loro spergiurati, confermando come le informazioni che vengano fatte girare siano spesso bugie diffamatorie che si smentiscono dinnanzi ad una semplice verifica. Ma forse la lettura e la comprensione del testo non è il forte di chi va in giro nelle piazze a starnazzare falsamente che l'oms vorrebbe insegnare la masturbazione ai bambini di 4 anni o nel sostenere che il contrasto alla violenza di genere desessualizzi i bambini.
Verrebbe anche da ricordare loro che nessuna delle pagine di Gayburg ha mai spinto un ragazzo al suicidio, ma lo stesso non si può dire della loro propaganda. E il fatto di non aver ucciso nessuno è già un passo avanti dinnanzi a chi si straccia le vesti se in una fotografia si vede un gluteo, ma poi si vanta di aver distrutto la vita a migliaia di giovani solo per sostenere che Dio preferisca loro agli altri.
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