Marco Crudo, il capotreno vittima di omofobia da parte dei colleghi



Marco lavora come capotreno, ma il suo principale problema non sono i pendolari inferitoci per i ritardi, ma i colleghi di lavoro che attaccano il suo orientamento sessuale. È questo l'ennesimo racconto di una persona costretta a subire una violenta omofobia sul posto di lavoro.
Marco non è una persona che "ostenta" la sua omosessualità (giusto per riprendere un termine caro all'integralismo cattolico) ma neppure una persona che ritiene di doversi nascondere. Potremmo tranquillamente dire che è una persona che vive la sua vita infischiandosene dei pregiudizi. Prese parte alla campagna #ugualidiritti e realizzò una parodia di "Senza fare sul serio" di Malika Ayane dal titolo "Scheccare sul serio" quale incentivo ad una mobilitazione per il riconoscimento dei propri diritti.

Da lì iniziò a ricevere i primi messaggi offensivi su Facebook, poi venne informato di una scritta offensiva che un qualche collega aveva scritto sui bagni della sala di sosta della stazione di Milano Porta Garibaldi, accessibile al solo personale. Anziché subire in silenzio, Marco ha pubblicato quella foto su Facebook e ha commentato:

Evidentemente qualcuno ci sta prendendo gusto. Prima i messaggi su FB, ora mi segnalano questa scritta in un bagno della sala sosta di Milano Porta Garibaldi (degli "uomini" suppongo). A questo ferroviere mentecatto che crede di aver fatto una cosa simpatica risponderei solo quanto segue.
A me tutto ciò non tocca, questi scherzetti da seconda elementare proprio mi scivolano via. A me. Che sono dichiarato e felice della mia NATURA.
A qualcun altro, qualcuno magari della tua famiglia, un nipote, UN FIGLIO, una battuta simile potrebbe creare sofferenza. Magari tu, col tuo unico neurone danzante, non capisci, caro il mio mentecatto, ma che ne sai che magari una persona a cui tu vuoi bene possa essere gay e possa avere bisogno del tuo appoggio? Ecco, è a questa persona che devi le tue scuse per questa cagata di scritta.
A lei e ai sedicenni, quindicenni, ragazzi e ragazze, che in questo anno che sta per finire si sono tolti la vita perché non sono riusciti ad affrontare un mondo che non li accettava nella loro NATURA.
È a loro che devi le tue scuse, non a me.
Mentecatto e assassino.

In seguito all'accaduto il portale Gay.it l'ha raggiunto e l'ha intervistato. Ed è così che Marco ha parlato dell'ambiente «perlopiù maschile e con un clima da caserma» in cui lavora e nel quale «praticamente ogni giorno mi trovo a controbattere a commenti razzisti, omofobi e misogini». Ha anche raccontato come «il coming out in un clima del genere non è semplice, ma per me, per la mia vita, è l'unica via possibile. Non riesco a vivere diversamente, non so nascondermi, non amo le mezze misure e i non detti, non mi vergogno di quello che sono. Dopo la foto per l'iniziativa di #ugualidiritti e soprattutto dopo Scheccare e le altre mie parodie sono iniziati i giochetti idioti. Messaggi privati su FB, mail anonime e adesso questa scritta sui bagni».
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