Maurizio Gasparri non vuole i gay a Roma: «Sono un'offesa per la capitale»



L'integralismo cattolico ha una buona capacità di portare avanti le sue strumentalizzazioni in maniera compatta, in modo tale da farle percepire quasi fossero vere. Ed è così che anche il senatore Maurizio Gasparri (Forza Italia) ha deciso di cavalcare la polemica portata avanti dal giornale di proprietà del suo leader di partito e di attaccare la decisione con cui il prefetto Tronca ha assegnato le bancarelle di piazza Navona ad alcune onlus dopo che il precedente bando era stato annullato. Era infatti risultato sospetto come 24 delle 55 bancarelle fossero state assegnale al loro compagno di partito, Giordano Tredicine, che era stato arrestato la scorsa estate in merito all'inchiesta su Mafia Capitale.
Ma dato che fra le onlus c'è anche il Gay Center, Gasparri ha colto la palla al balzo per dare libero sfogo alla sua risaputa omofobia. Attraverso una nota, ha dichiarato:

Ho rappresentato al prefetto Tronca il danno arrecato alla città di Roma con lo stravolgimento delle tradizioni di Piazza Navona. Cacciare gli imbroglioni è un dovere delle istituzioni ma il deserto della piazza e la presenza che si annuncia di gay, rom, trans e compagnia cantando offende una tradizione che non si richiama solo alla befana, ma anche al presepe. Le bancarelle di Piazza Navona erano infatti prevalentemente dedicate agli oggetti con cui addobbare i presepi nelle case. Ora invece gay e transessuali domineranno la piazza. È un'autentica vergogna.
Invito pubblicamente il prefetto Tronca, al quale ho già in maniera diretta e pacata illustrato questo disagio della città, ad impedire questa offesa alla Capitale. Dopo il fallimento del bando di gara del Pd, che poteva e doveva evitare la presenza di persone che non avevano i requisiti per partecipare alla festa di Piazza Navona, assistiamo a questo sconcio. Si passa dalla tradizione alla propaganda per adozioni gay ed uteri in affitto. Così non va. Bisogna correggere questo sconcio prima che sia troppo tardi. Altrimenti chi avrà da dire qualcosa avrà ben diritto di andare nella piazza per contestare l'offesa della Capitale.

È invece attraverso Twitter che il senatore ha sottolineato a chi pare sia rivolta questa sua sfuriata ideologica, indicando Luigi Amicone (direttore di Tempi) come destinatario della sua polemica omofoba.
Non è infatti un mistero che l'uomo si proponga come punto di riferimento per tutte le richieste contrarie alla pari dignità dei gay che giungono dai movimenti integralisti legati a Comunione e Liberazione o ai neocatecumenali che stavano dietro al vergognoso Family Day (ossia una vera vergogna per la Capitale, non certo come la presenza di associazioni che si battono per la parità dei diritti).
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