Monsignor Negri: «La Giannini e quella banda di dementi non sono meno dell'Isis»



Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara, è stato ospite alla presentazione del libro "Gender (d)istruzione" di Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la vita, tenutasi il 23 novembre scorso a Cervia presso la Parrocchia di Santa Maria Assunta.
Negri è noto per la sua ostentata omofobia e non stupisce troppo che si sia prestato a benedire la disinformazione di Amato e i distinguo di stampo fascista che l'avvocato vorrebbe reintrodurre in una nuova definizione di "famiglia" utile a portare consensi politici a partiti ben precisi.

Nel corso della sua introduzione, il religioso ha pensato bene di non limitarsi ad insultare i gay, ma anche tutte le persone sterili a cui lo stato permette di poter contrarre matrimonio con il benestare della dittatura clericale. L'idea proposta è che il fine ultimo della vita sia solo quello di produrre sperma per ingravidare una donna. Tutto lì, il resto pare non contare. Ed è che è giunto a sostenere che non possa esserci "famiglia" senza che una donna sia ingravidata da un uomo. Dice:

Nel matrimonio si è espressa la genialità di Dio. Perché la genialità di Dio non si è espressa soltanto nella creazione dell'uomo e della donna nella loro strutturale diversità, ma orientando questa reciproca dedizione alla creazione di uomini nuovi sulla terra. Il vertice della mascolinità e della femminilità è la capacità di generare. Dio, da cui prende nome ogni paternità sulla terra. La famiglia, che è un particolare importantissimo, è la prima cosa che viene investita dalla rovina del "gender". Viene distrutta nella rovina di questa concezione.
La famiglia è certamente negli aspetti psicologici, affettivi di corrispondenza. Ma la famiglia è innanzi tutto una realtà nuova che Dio costruisce nel mondo, nella libertà e nella dedizione dell'uomo e della donna. Dunque non può esserci una condizione psicologica, affettiva, di corrispondenza che metta in crisi la struttura del matrimonio. Non può esserci!
Il considerare che la famiglia c'è un tanto che c'è un certo livello di corrispondenza affettiva. Una certa corrispondenza di solidarietà psicologica, affettiva, fisica, sessuale. Quando vengono meno queste condizioni, verrebbe meno il matrimonio e la famiglia.

Tanto basta a porsi i primi dubbi, dato che l'impressione è che il sacerdote neghi che fra due uomini o due donne possa esserci una relazione affettiva che includa solidarietà psicologica, affettiva, fisica e sessuale.

Ma è al termine del comizio di Amato che il sacerdote ha dato il peggio di sé, iniziando ad elargire opinioni politiche mentre sullo sfondo un cartello proiettato sul musi si preoccupava di lodare senatore Lucio Malan per la sua battaglia contro i diritti delle minoranze.
Negri ha sostenuto che il riconoscimento dei diritti dei gay sia da temere perché magari i cattolici non potranno più insultarli e denigrarli come fanno oggi. ma ben più interessante è notare come abbia inavvertitamente sottolineato come quei convegni servano solo a creare paura e rancore verso qualcuno. Dice infatti:

Non fatevi prendere dall'emotività. Se andrete a casa preoccupati per la cattiveria della Giannini, il ministro dell'istruzione di questa banda di dementi di cui abbiamo visto i nomi. Ma io non sentivo assolutamente la mancanza di aver conosciuto la faccia e i nomi di questi imbecilli.
Il problema è che si deve reagire con un giudizio. L'emozione non è un giudizio. Il signore Gesù Cristo si è definito verità. Bisogna mettersi in moto perché la verità conosciuta e assimilata, quindi la nostra intelligenza è la nostra azione. Il sentimento e la reazione deve essere superata in un giudizio. Me l'ha insegnato Don Giussani.

Il tema in discussione è sempre il fantomatico «gender» mentre gli «imbecilli» sarebbero coloro che si battono per la pari dignità e per il contrasto alla violenza di genere. Eppure pare interessante constatare il suo invito al giudizio, soprattutto in virtù di come Gesù fu chiaro al proposito nell'asserire: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?».
Sarà, ma quella frase non pare proprio suggerire che la cosa più importante sia esprimere giudizi di condanna verso l'altro così come suggerito dal monsignore.

Negri ha poi proseguito:

Noi siamo stretti fra due forme di barbarie: perché, al di la di come la pensiate, quello che abbiamo visto stasera si chiama barbarie, cioè la'eliminazione violenta della ragione. La sostituzione alla ragione non di una ideologia, la violenza alla ragione di un'affermazione di sé e dei propri istinti che non conosce più alcuna regola, che travolge qualsiasi certezza. Noi abbiamo paura dell'Isis, ma guardate che i barbari che stanno facendo queste cose non sono meno dell'Isis. Non sono meno.

A quell'affermazione seguono gli applausi lanciati dal relatore del comizio. Tant'è che Negri ha pensato bene di rincarare la dose nel sostenere:

La barbarie che crea queste cose è la barbarie che han fatto le guerre mondiali. Han fatto morire milioni di persone per cose ingiuste. È una delle cose più umilianti per un vescovo che deve andare il 4 novembre alle celebrazioni. Io dico sempre che sono lì non per difendere una parte o un'altra, ma per affermare la grandezza della coscienza con cui uomini formati sanamente nelle loro famiglie e nella Chiesa, hanno saputo dare la vita per cause anche ingiuste.
Questo giudizio vuol dire che siamo stretti tra due barbarie. Secondo: per partire non bisogna aspettare di vedere come va a finire. Perché noi sappiamo come va a finire perché sappiamo com'è andata a finire. È andata finire che questa gente non darà il volto definitivo alla storia. Succederà qualcosa, come ci insegna il libro "Il padrone del mondo" in cui fino alla penultima pagina sembra che abbiano stravinto loro, ma l'ultima pagina contiene un'immagine inquietante. Gli si opporrà uno che ha la capacità di distruggerlo.
Quindi, stretti tra queste barbarie, che cos'è che dobbiamo fare? Riprendere il cammino della verità.

Insomma, dopo un lungo giro di parole, si è giunto a non dire nulla. Il punto di partenza e di arrivo è l'arrogarsi di conoscere quale sia la verità.
Un concetto che forse già traspariva dal passaggio in cui il monsignore si era premurato di presicsare che a lui non interessasse conoscere l'opinione altrui, evidentemente dato che la sua condanna pare venga impartita a priori. In altre parole, il suo pregiudizio non deve neppure essere messo in discussione, preferendo mettere al patibolo chiunque osi metterlo in discussione.

Clicca qui per ascoltare l'intervento.
10 commenti