Monsignor Negri torna a scagliarsi contro l'educazione alla sessualità e le fantomatiche «follie del gender»



Monsignor Luigi Negri (nella foto in compagnia di Gianfranco Amato e monsignor Laurant) è uno dei volti noti dell'omofobia clericale. In più occasioni è finito alla ribalta delle cronache per le sue esternazioni contro le persone omosessuali, come l'aver sostenuto che «la legge contro l'omofobia è un delitto contro Dio e contro l'umanità».
Quasi come se il recente scandalo che lo avrebbe visto augurarsi l'assassinio del Papa non fosse mai successo, il religioso è stato invitato dalla rivista Tempi a rilasciare un'intervista per promuovere il suo nuovo libro. Ed è in quell'occasione che Negri non ha mancato di tornare nuovamente a cercare di disseminare panico fra i bigotti riguardo ai "rischi" che i loro figli correrebbero nel ricevere una sana educazione sessuale e una doverosa educazione al rispetto. Ed è così che dalle pagine della rivista ciellina, il religioso ha asserito:

Prima di parlare dei terribili attentati di Parigi, proviamo a pensare alle cose orrende che si stanno compiendo nel nostro paese. Ad esempio, negli ambiti della scuola statale con la creazione massiccia di un tipo di educazione alla sessualità che ripropone i termini e le follie del gender. Il pensiero unico dominante crede di poter dare un colpo di grazia definitivo alla tradizione della Chiesa, alla morale naturale e ai diritti della persona che non possono essere considerati come espressione della propria istintività. I diritti naturali, invece, sono da recepire all'interno di quella realtà della natura nella quale la persona si introduce gradualmente con tanta volontà di comprensione e tanta volontà di rispetto.

In altre parole, se un bambino lgbt chiede di poter essere difeso dal bullismo si sarebbe dinnanzi ad un attacco alla tradizione della Chiesa e alla sua morale naturale. Ed è per questo che si chiede che la scuola pubblica non osi tutelare i bambini meno graditi al Vaticano nel nome di un estremismo cattolico fatto di distinguo e di discriminazione.
La Giannini aveva promesso denunce nei confronti di chiunque avesse continuato a diffondere la falsa idea che un contrasto alla violenza di genere fosse riconducibile a quella fantomatica "ideologia gender" che è stata ideata a tavolino in ambienti cattolici come paravento per un più bieca omofobia. Non sarebbe forse ora di mantenere quella promessa e di iniziare a denunciare chi dissemina odio nella speranza di preservare omofobia e stereotipi di genere?
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