Per sostenere il «gender» c'è chi si inventa la storia



«Negli anni ’70, quando nascono i primi movimenti omosessuali, le rivendicazioni riguardavano la libertà sessuale, la libertà di avere rapporti sessuali con chi si amava, senza dovere per questo andare in galera o doversi nascondere. Se aveste domandato a un omosessuale negli anni '70 se desiderasse metter su famiglia e sposarsi per avere dei figli con un altro omosessuale, vi avrebbero preso per matti». È quanto afferma un articolo di Assuntina Morresi pubblicato il 2 agosto 2015 sulle pagine de L'Occidentale per sostenere che la fantomatica «ideologia gender» esista e debba essere combattuta.
Eppure l'articolo appare molto interessante perché ci mostra come tutta questa campagna si basi solo sul pregiudizio e sulla disinformazione. Appare infatti del tutto falso il sostenere che negli anni settanta a nessun gay sarebbe mai venuto in mente di volersi sposare.
Era il 18 maggio 1970 quando due studenti universitari, Richard Baker e James Michael McConnell, fecero richiesta di una licenza matrimoniale nel comune di Minneapolis. La loro domanda venne respinta perché dello stesso sesso e la coppia presentò una denuncia in tribunale distrettuale per costringere le autorità a rilasciare quella licenza. la questione venne esaminata sia dalla Corte Suprema del Minnesota sia dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, le quali respinsero la loro richiesta sostenendo che il divieto ai matrimoni gay non fosse incostituzionale.
Fu quella decisione ad impedire qualsiasi matrimonio negli anni a venire e il 26 giugno 2015 i giudici della Corte Suprema dovettero annullare quella sentenza dopo aver deciso di accogliere le richieste del caso Obergefell v. Hodges, legalizzando i matrimoni fra persone dello stesso sesso in tutti gli Stati Uniti.
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