ProVita sostiene che per essere cattolici serva aderire al loro progetto politico



Il codice penale la chiamerebbe offesa al sentimento religioso, eppure è proprio con i contributi dello stato e le esenzioni che le vengono conferite che l'associazione integralista ProVita ha trasformato la relisione in un'arma di propaganda politica. Ormai da tempo cavalca l'onda dell'omofobia per invitare a votare l'estrema, ricorrendo frequentemente alla bufala sulla fantomatica «ideologia gender» che pare le sia stata suggerita dalle conferenze omofobe a cui il presidente ha partecipato a spese di oligarchi russi interessati ad un'agenda politica ben precisa.
La nuova frontiera è però l'arrogarsi di voler decidere chi possa definirsi cristiano e chi no, insultando chiunque non sposi la loro propaganda e non voti le mozioni che loro stessi hanno provveduto a scrivere.
Nel caso specifico la loro macchina del fango è stata avviata nei confronti del consigliere Nardino D’Alessio, da definito dapprima un «ex democristiano che lavora tuttora per il Vaticano» e poi come «capo gruppo Pd in C.C. ex DC che tutt'ora si professa cattolico».
Qual «tutt'ora si professa cattolico» lascia chiaramente intendere come l'associazione si spinga ad insultare pubblicamente che il sentimento religioso di una persona non sia reale solo perché ha osato votare contro una mozione scritta la loro, peraltro finalizzata a qualcosa di completamente anti-cristiano come l'impedire che nelle scuole si possa contrastare la violenza di genere. Se poi si considera come Gesù invitasse ad amare il prossimo e non certo a favorire la violenza verso le persone meno gradite, l'asserzione dei ProVita appare del tutto infamante.
A questo punto, se la prassi è quella di poter sentirsi liberi di giudicare la percezione religiosa altrui, ci sentiamo di assicurare la redazione sul fatto che il consigliere si sia dimostrato un vero cattolico, al contrario di loro che si dicono cristiani anche se ogni singolo articolo appare come una bestemmia agli occhi di chi davvero crede in Dio.
Sul finale non poteva mancare un'intimidazione. Dato che la vergognosa mozione è passata e un altro CVomune ha introdotto una mozione che contrasta ciò che none esiste attraverso l'istituzionalizzazione dell'omofobia e della misogenia, l'associazione afferma: «L’esempio di Ladispoli serva a tutti gli amministratori locali di buon senso, laici e cattolici (anche se a volte professarsi cattolici non basta per comportarsi di conseguenza): con la buona volontà si possono difendere le leggi naturali e si può lavorare per fare per un mondo più equo, senza discriminazione e privilegi ingiustificato».
Evidentemente il diritto di poter vivere anche se poco graditi a quell'associazione me ai loro amici neofascisti è considerato «un privilegio», dato che l'uguaglianza sarebbe dettata da persone che hanno maggiori diritti sulla base del loro orientamento sessuale.

Da parte nostra esprimiamo piena solidarietà a Nardino D’Alessio, vittima di una vergognosa campagna diffamatoria solo per aver difeso il vero cristianesimo e per aver difeso i bambini (anche quelli che hanno un orientamento sessuale poco gradito a ProVita).
Commenti