Roberto de Mattei contro il Papa: «L’ecologismo elimina Dio e detronizza l'uomo»



Roberto de Mattei è il direttore del mensile Radici Cristiane e dell'agenzia stampa Corrispondenza Romana, nonché proprietario del sito Nocristianofobia e della Fondazione Lepanto. È noto per le sue posizione integraliste contro contro l'Unione Europea e la disgregazione degli stati nazionali, contro il riscontro neurologico della morte cerebrale, contro l'evoluzionismo, contro l'omosessualità, contro gli incontri interconfessionali del papa e fiero sostenitore della teoria che vedrebbe nelle catastrofi naturali un castigo divino. Dal febbraio 2002 al maggio 2006 ha avuto l'incarico di Consigliere per le questioni internazionali del Governo Berlusconi II e III. Tra il 2004 e il 2007, e di nuovo a partire dal 2008 fino al 2011, è stato vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, con delega per il settore delle scienze umane.

È lui l'autore di un articolo pubblicato su Corrispondenza Romana in cui si attacca il Papa e lo spettacolo Fiat lux organizzato in apertura del Sinodo. Parlando di San Pietro come di «una basilica oltraggiata» da quello spettacolo di luci, afferma:

Nel corso dello show, offerto dalla World Bank Group, le immagini di giganteschi leoni, tigri e leopardi si sono sovrapposte a San Pietro, che sorge proprio sulle rovine del circo di Nerone, dove le belve feroci divoravano i cristiani. Grazie al gioco delle luci, la basilica è sembrata poi capovolgersi, dissolversi, immergersi nell’acqua, mentre sulla sua facciata apparivano pesci-pagliaccio e tartarughe di mare, quasi evocando la liquefazione delle strutture della Chiesa, prive di qualsiasi elemento di solidità. Un enorme gufo e strani volatili luminosi volteggiavano sulla cupola, mentre monaci buddisti in marcia sembravano indicare una via di salvezza alternativa al Cristianesimo. Nessun simbolo religioso, nessun riferimento al Cristianesimo, la Chiesa cedeva il passo alla natura sovrana.

Si passa poi a criticare l'ecologia, sostenendo che gli animali siano stati creati per essere usati dall'uomo e non certo per essere rispettati o difesi dalla violenza dell'uomo:

Nel Cristianesimo infatti gli animali non sono divinizzati, ma valutati per il loro fine, che è quello di essere destinati da Dio al servizio dell’uomo. Recitano i Salmi: «Tu hai posto l’uomo a capo delle opere delle tue mani Tutto hai messo ai suoi piedi pecore e buoi, e le bestie ancora della campagna, gli uccelli del cielo e i pesci del mare» (Ps 8, 7-9). L’uomo è stato posto da Dio come vertice e re del creato, a cui tutto deve essere ordinato affinché egli tutto ordini a Dio, in qualità di rappresentante del cosmo (Gen 1, 26-27). Dio è il fine ultimo dell’universo, ma il fine immediato dell’universo fisico è l’uomo. «Siamo anche noi in certo modo il fine di tutte le cose», afferma san Tommaso (In II Sent., d. 1, q. 2, a. 4, sed contra), perché «Dio ha fatto tutte le cose per l’uomo» (Super Symb. Apostolorum, art. 1).
La simbologia cristiana attribuisce inoltre agli animali un significato emblematico. Il Cristianesimo non si interessa dell’estinzione degli animali o del loro benessere, ma del significato ultimo e profondo della loro presenza. Il leone simboleggia la forza e l’agnello la mitezza, per ricordarci l’esistenza di virtù e perfezioni diverse, che solo Dio possiede nella sua interezza. Sulla terra, una scala prodigiosa di esseri creati dalla materia inorganica fino all’uomo ha una essenza e una perfezione intima che è espressa dal linguaggio dei simboli.

Agganciandosi alla critica dell'intero integralismo cattolico verso la sensibilità ambientalista di Bergoglio, anche De Mattei afferma che la salvaguardia del pianeta risulterebbe come un'ideologica anti-cristiana:

L’ecologismo si presenta come una visione del mondo che capovolge questa scala gerarchica, eliminando Dio e detronizzando l'uomo. L'uomo è posto sul piano di un'assoluta uguaglianza con la natura in rapporto di interdipendenza non solo con gli animali, ma anche con le componenti inanimate dell'ambiente che lo circonda: montagne, fiumi, mari, paesaggi, catene alimentari, ecosistemi. Il presupposto di questa visione cosmologica è la dissoluzione di ogni confine tra uomo e mondo. La Terra con la sua biosfera forma una sorta di cosmica entità unitaria geo-ecologica. Essa diviene qualcosa di più di una “casa comune”: rappresenta una divinità.

Poi, tirando in ballo la fantomatica «ideologia gender» e persino l'Isis, il direttore di Riscossa Cristiana spiega:

Assistiamo al passaggio dall’umanesimo integrale all’ecologia integrale, dalla Carta dei diritti dell’uomo a quella dei diritti della Natura. Nel XVI secolo, l’umanesimo aveva rifiutato la Civiltà cristiana medioevale in nome dell’antropocentrismo. Il tentativo di costruire la Città dell’uomo sulle rovine di quelle di Dio è però tragicamente fallito nel Novecento e a nulla sono valsi i tentativi di cristianizzare l’antropocentrismo, sotto il nome di umanesimo integrale. Alla religione dell’uomo si sostituisce quella della terra: all’antropocentrismo, criticato per le sue “deviazioni”, si sostituisce una nuova visione eco-centrica. La teoria del Gender, che dissolve ogni identità e ogni essenza, si inserisce in questa prospettiva panteista e ugualitaria.

[...] Antonio Socci, su Libero l’ha definita «una sceneggiata gnostica e neopagana che aveva un preciso messaggio ideologico anticristiano», osservando che «a San Pietro, nella festa dell’Immacolata Concezione, alla celebrazione della Madre di Dio è stata preferita la celebrazione della Madre Terra, per propagandare l’ideologia dominante, quella “religione climatista ed ecologista”, neopagana e neomalthusiana, che è sostenuta dai poteri forti del mondo. Una profanazione spirituale (anche perché quel luogo –ricordiamolo– è un luogo di martirio cristiano)».

«Dunque -ha scritto a sua volta Alessandro Gnocchi su Riscossa Cristiana- non l’Isis ha profanato il cuore della cristianità, non gli estremisti del credo laico hanno fatto scempio del credo cattolico, non i soliti artisti blasfemi e affetti da coprolalia hanno lordato la fede di tanti cristiani. Non c’era bisogno di perquisizioni e di metal detector per sbarrare l’ingresso ai vandali nella cittadella di Dio: erano già dentro le mura e avevano già innescato la loro bomba in multicolor e in mondovisione al calduccio della stanza dei bottoni».

Il tutto per giungere a sostenere che San Pietro sia stata invasa da Satana in persona attraverso uno spettacolo in cui veniva mostrato il creato di Dio e non l'immagine di un qualche santo:

I fotografi, i grafici e i pubblicitari che hanno realizzato Fiat Lux sanno che cosa rappresenta per i cattolici San Pietro, immagine materiale del Corpo Mistico di Cristo, che è la Chiesa. I giochi di luce che hanno illuminato la Basilica hanno avuto un intento simbolico, antitetico a quello espresso da tutte le luminarie, le lampade, i fuochi, che hanno trasmesso nel corso dei secoli il significato della luce divina. Questa luce era spenta l’8 dicembre. Tra le immagini e le luci proiettate sulla Basilica, mancavano quelle di Nostro Signore e dell’Immacolata, di cui si celebrava la festa. San Pietro era immerso nella falsa luce portata dall’angelo ribelle, Lucifero, principe di questo mondo e re delle tenebre.

Per otto anni il CNR è stato nelle mani di chi ha firmato un simile articolo. Forse tanto basta a capire perché l'Italia abbia perso i suoi primati nei diritti civili a fronte di una regressione culturale e un ritorno al fondamentalismo.
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