Secondo l'Uccr, un gay non è cristiano se non si annulla per compiacere l'integralismo



L'Unione Cristiani Cattolici Reazionali è da sempre in prima fila nel sostenere che la religione debba legittimare la violenza omofobica. A darne riprova è un agghiacciante articolo intitolato "L'Espresso si scaglia contro i gay: voi non potete essere cattolici".
Ovviamente non è L'Espresso ad essere impazzito, ma è il sito omofobo a sostenere che un gay non possa essere cristiano a meno che si annulli per compiacere l'integralismo cattolico. Una tesi che pare essere ormai divenuta un vero e proprio cavallo di battaglia di una certa propaganda, con tanto di benedizione impartita dal quotidiano dei vescovi a sostegno della violenza psicologica esercitata della Courage Italia.
Si tratta di un'organizzazione ultra-cattolica internazionale che promuove le screditate "terapie" riparative dell'omosessualità formulate da Joseph Nicolosi dietro il paravento di a presunti percorsi pastorali. La stampa cattolica nega che qualcuno voglia "curare" i gay, eppure basta leggere la loro brochure ufficiale per sentir parlare di una fantomatica «terapia professionale» che sarebbe in grado di «ridurre l'attrazione per lo stesso sesso». Si precisa anche che tutto questo ha un costo economico, dato che «non vi è alcuna garanzia che la terapia possa eliminare l'A.S.S., né essa è sempre disponibile o economicamente accessibile a tutti».
Inoltre in quei gruppi si cerca anche di spacciare l'idea anti-scientifica che l'omosessualità sia un orientamento sessuale sbagliato, inculcato da cause esterne (generalmente si preferisce dare la colpa alla madre o al padre) e quindi da respingere. Si inculcano così sensi di colpa e pregiudizi con cui alimentar l'odio verso sé stessi, finendo spesso con l'incentivare l'autolesionismo se non direttamente dei suicidi.
Da notare è anche come l'integralismo promuova tali barbarie mentre tenta di chiudere la bocca ai gruppi di gay cristiani che vivono la fede in armonia con la propria sessualità. Come sempre in questi casi, il pensiero proposte dove essere unico e privo di qualunque contraddittorio possa mettere in discussione il pregiudizio, esattamente come già avviene nelle conferenze per la promozione dell'odio attraverso il costante ricorso alla fantomatica «ideologia gender». Una teoria che loro stessi hanno provveduto a creare secondo schemi non troppo dissimili dai gruppi di strema destra che istigarono disordini nelle periferie di Parigi nella speranza di poter ottenere voti grazie alla promessa di azioni violente contro quelle stesse persone che avevano sobillato.

È dunque tutto questo che viene promosso dall'Unione Cristiani Cattolici Reazionali nel loro sostenere che la Courage International sarebbe «nata per aiutare chi è attratto da persone dello stesso sesso a vivere la propria condizione in modo coerente con gli insegnamenti della Chiesa». Affermazioni gravi con sui aprono la strada a parole ancor più pericolose. Riferendosi all'autore dell'articolo pubblicato da L'Espresso, aggiungono:

Per Sasso accompagnare le persone omosessuali si trasforma nel «curare l'omosessualità». Eppure lui stesso riconosce le vere finalità dell'associazione: «incoraggiare i suoi membri all'astensione dal sesso e vivere una vita casta secondo gli insegnamenti della Chiesa cattolica». Si, perché la Chiesa afferma giustamente che gli atti omosessuali sono «intrinsecamente disordinati» e invita le persone con questa inclinazione, e che vogliono seguire i suoi insegnamenti, a vivere in castità e, «attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana». Non solo, ma attraverso associazioni come Courage, è vicina agli omosessuali cattolici e li aiuta nel loro percorso. In nessun documento mai si parla di malattia, come hanno dichiarato tante volte i nostri vescovi.

Come però abbiamo visto, il fatto che non si usi la parola «malattia» pare una mera formalità a fronte di chi usa tranquillamente il termine «terapia» per sostenere che un dato naturale della persona possa essere modificato per assomigliare a quella dei propri carnefici.
Ma forse poco interessa a chi difende quella realtà mentre utilizza insulti e offese che ben mostrano l'interesse nel creare odio verso persone a cui pare vogliano negare il diritto stesso all'esistenza. Fa infatti venire la pelle d'oca la violenza di chi afferma:

Poco importa per gli omofascisti: gli incontri a sostegno della famiglia diventano automaticamente congressi per studiare come curare meglio i gay, le femministe che si oppongo all'utero in affitto si trasformano in sgualdrine omofobe nemiche dei diritti civili, gli imprenditori che vogliono orientare i loro prodotti alle famiglie costituzionalmente intese (vedi Barilla ecc.) vanno rieducati da appositi psicologi dell’Arcigay. Così, per “L’Espresso” gli incontri di Courage sarebbero segrete riunioni di esercizio delle “teorie riparative” e di repressione degli omosessuali: «le dinamiche sono simili a quelle delle sette», scrive Sasso (non a caso ha scelto come sua immagine rappresentativa la sagoma di Pinocchio).

Offese con violenza tutte quelle persone che loro sostengono di voler cristianamente «accompagnare» verso l'autodistruzione, l'articolo giunge al più consueto degli epiloghi: citare Avvenire e sostenere che i vescovi legittimino il loro odio. Si sostiene così che i vescovi dicano che quelle violenze psicologiche non siano altro che «iniziative che fanno parte di un percorso, liberamente proposto e altrettanto liberamente accolto da chi decide di aderirvi». Tesi che porterebbero a sostenere che dinnanzi ad un suicida sia doveroso spingerlo dal ponte anziché salvarlo perché ha «liberamente» deciso di togliersi la vita.
Si citano anche le diocesi di Torino e di Reggio Emilia per sostenere che se alcuni preti omofobi appoggiano quelle torture, allora il cristiano bigotto deve prendere per oro colato ciò che dicono. E poco importa se per comprendere il loro errore è sufficiente guardare le violenze che i loro predecessori misero in atto contro i mancini (accusati di scrivere con «la mano del demonio») con posizioni oggi disconosciute anche dalla chiesa, ma tali da aver arrecato danni psicofisici a migliaia di persone solo perché diverse da loro.
Il tema, dunque,  non è se un prete omofobo è d'accorso con l'imporre azioni pericolose per la vita di una persona a lui poco gradita, ma se sia lecito fare del male al prossimo solo perché si è troppo accecati dall'odio per riconoscere che la natura non deve essere valutat sulla base del proprio vissuto.

Incommentabile è il finale, nel quale il sito integralista giunge persino ad affermare:

Voler vietare agli omosessuali di essere autenticamente cattolici seguendo le indicazioni della Chiesa è, questa sì, omofobia. La dolorosa verità è che si vorrebbe associare l’omosessualità soltanto ai perizomi arcobaleno del Gay Pride, presentandola legata soltanto a contesti di gioia, liberazione, festa, progresso, colori ed entusiasmo. Le storie di persone che non sono disposte a ridursi come burattini in mano all’associazionismo arcobaleno fanno paura, si temono gli omosessuali che osano parlare di sofferenza, di approfondimento della propria situazione, di insoddisfazione. Una liberazione raggiunta, al contrario, da molti che abbracciano la proposta cattolica, come ha testimoniato lo scrittore omosessuale Philippe Ariño: «La Chiesa ha capito l’omosessualità. Davvero! Senza saperlo, sono gli stessi omosessuali a darle ragione perché associano, come dice la Bibbia, l’omosessualità ad una idolatria. La Chiesa cattolica mi riconosce innanzitutto come persona, e non mi chiede di negare l’esistenza del mio desiderio omosessuale, ma piuttosto di valorizzarlo offrendolo pienamente a Dio, che mi ha amato fin dall’inizio per quello che sono, con i miei punti di forza e di debolezza».

Ci mancava giusto la citazione di Philippe Ariño, ossia di quell'umo che si sta arricchendo nel predicare disprezzo verso l'omosessualità dopo aver fondato La Manif Pout Tous. All'eppello mancano solo Luca Di Tolve e Giorgio Ponte e poi avremmo finito di citare gli unici tre gay al mondo che si dicono felici di essere maltrattati dalla Chiesa. Tre persone citate in ogni occasione, quasi come se l'integralismo cattolico trovasse un sadico piacere nel mostrare i danni arrecati alle proprie vittime.

Ciò che il loro articolo non affronta, però, è un analisi delle vite che sono state spezzate dalle posizioni predicate e legittimate da questi gruppi. Quante persone si sono viste rovinare la vita perché un parente o un genitore ha creduto a quella propaganda? E quante persone si sono suicidate per colpa loro?
Pare infatti difficile non notare come questi gruppi facciano leva sulle difficoltà che alcune persone hanno nell'affrontare i pregiudizi creati dai loro stessi carnefici, alimentandole e strumentalizzandole per far loro del male. E non sempre solo a persone che si sono volontariamente sottoposte a quelle torture dato che (l'articolo curiosamente se ne dimentica) sono previsti gruppi di indottrinamento omofobo rivolti specificatamente ad amici e parenti di persone gay. In altre parole, se una madre non vuole che suo figlio sia gay, quei gruppi si prestano a dirle che è Dio a legittimare qualsiasi azione lei voglia intraprendere per danneggiare la vita del minore.
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