Secondo ProVita, licenziare una persona perché gay è «libertà religiosa e di educazione»



È incredibile come l'associazione ProVita Onlus appaia pronta a sostenere tesi sempre più integraliste. Parrebbe assurdo poter trovare un motivo per contestare la nuova legge Irlandese che impone anche alle realtà cattoliche il rispetto delle leggi contro la discriminazione. Eppure l'associazione di Toni Brandi è riuscita ad avere da ridire persino su questo. L'opinione espressa dalla sua associazione è che:

Finora i datori di lavoro di istituzioni religiose potevano assumere valutando se il comportamento sessuale dell’interlocutore era o no conforme ai principi valoriali dell’istituto, il che riguardava non solo gay dichiarati e magari orgogliosi, ma anche divorziati e conviventi. Tutto ciò, d'altronde, rientra a pieno nel diritto fondamentale alla libertà religiosa.

Si sostiene dunque che esitano due categorie di cittadini: c'è chi deve rispettare le leggi e chi si definisce cristiano. In quest'ultima caso ci si troverebbe nella situazione di chi può impunemente infrangere le norme civili nel discriminare mentre esige il rispetto delle nome che impediscono agli altri di poterlo discriminare a loro volta. Un cristiano dovrebbe quindi poter rifiutare un lavoro ad un gay, ma un gay non potrebbe fare altrettanto con un cristiano.
Inoltre anche la ricostruzione fornita non è propriamente esatta, dato che gli istituti cattolici (ossia la quasi totalità delle scuole irlandesi) avrebbero potuto licenziare un gay in qualsiasi momento, ritenendo il suo orientamento sessuale una giusta causa per la cessazione del contratti di lavoro. L'assunzione non era dunque un esame definitivo, ma l'inizio di un calvario destinato a durare tutta la vita con la paura che l'ascia dela discriminazione si stampo cattolico potesse infrangere il sogno di poter insegnare.

ProVita non prova neppure a negare che migliaia di professori vivessero nella «paura di minacce, ricatti o discriminazioni negli istituti» appartenenti alla Chiesa cattolica, preferendo direttamente passare a sostenere che quelle torture fossero doverose. Per farlo cita una curiosa teoria e scrive:

Lo Iona Institute, organizzazione no-profit istituita per difendere la fede cattolica, ritiene che tale possibilità finora in vigore sia prevista dalla stessa Costituzione irlandese, dove è affermato che la libertà di coscienza e la libera professione e pratica della religione sono, pur nel rispetto dell’ordine pubblico e della moralità, garantiti per tutti i cittadini. La nuova norma, quindi, sarebbe incostituzionale.

Si sostiene dunque che il fatto che tutti i cittadini debbano rispettare le stesse leggi sia un fatto incostituzionale. Il tutto nel nome di una liberà religiosa che includerebbe anche una libertà di discriminazione riservata esclusivamente ad una lobby di super-uomini che acquisiscono i oro poteri grazia al definirsi cristiani.

Si passa poi a sostenere che il problema non esiste dato che i gay non rischiano alcuna discriminazione se adempiono nella loro vita privata alle regole imposte dal loro datore di lavoro (presumibilmente il riferimento pare indirizzato all'assoluta castità imposta dalla Chiesa a chiunque non abbia un orientamento eterosessuale). Dicono:

Peraltro, molte istituzioni religiose, comprese le scuole, già impiegano persone Lgbt, perché rispettano la vita privata dei loro dipendenti, purché questi ultimi rispettino a loro volta i principi del datore di lavoro. Tuttavia, se i dipendenti calpestano gli insegnamenti morali di un ente religioso per cui lavorano, potrebbero essere licenziati. Ma questo fa parte delle regole, e si tratta di una norma generale, valida per tutti e in tutti i casi.

In questo scenario, una donna che lavora per un mussulmano dovrebbe poter essere obbligata ad indossare il burqa anche quando va a fare la spesa, così come il dipendente di un induista dovrebbe accettare di vestirsi di arancione... Per fortuna la realtà è un'altra. E questo nell'interesse di tutti dato che anche un gay non può licenziare una persona perché eterosessuale (attraverso quel curioso meccanismo che pare sfuggire alla redazione di ProVita, volto a sostenere che la legge sia uguale per tutti e non solo per i non cristiani).

Del tutto incomprensibile (se non forse in chiave ideologica e propagandistica) è la chiusura dell'articolo, nel quale si afferma che:

Inoltre, la Corte Suprema ha anche affermato il diritto dei genitori di educare i figli secondo la propria etica religiosa. Non è dunque difficile capire che il Parlamento irlandese ha agito in contrasto con la libertà individuale che a parole dice di voler difendere.

Da quanto educare i figli alla propria etica religiosa significa licenziare gli insegnanti gay?  E perché a sostenerlo è quella stessa associazione che pretende che nelle scuole laiche italiane ci siano simboli religiosi imposti a chi ha un'altra religione?
A far riflettere, però, è come sia possibile che alcune istituzioni italiane si affidino a simili associazioni per far scrivere petizioni omofobe o discriminatorie che vengono poi imposte a tutti cittadini italiani, questa volta calpestando realmente la liberà individuale (soprattutto di chi ha il diritto di poter vivere anche se a loro poco graditi perché non eterosessuali).
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