Slovenia: aperte le urne per il referendum contro il matrimonio gay



Lo scorso marzo il parlamento sloveno approvò il matrimonio egualitario. La decisione mandò su tutte le furie i partiti di destra e la Chiesa Cattolica, intenzionati a sfruttare il pregiudizio popolare per cercare di eliminare quei diritti così faticosamente guadagnati dalla comunità lgbt.
Chiesero ed ottennero un referendum con il quale invitare la popolazione a decidere se anche le minoranze dovessero poter avere i loro stessi diritti. Un quesito referendario, dunque, in cui l'elettore non è chiamato a pronunciarsi per una decisione che lo riguarda, ma a decidere se i diritti degli altri debbano essere rispettati o calpestati nel nome dell'omofobia.
Gli exit-pool parlano di una popolazione divisa ed i dati sono troppo incerti per poter avanzare qualsiasi ipotesi sul risultato finale. L'unica certezza è che le urne sono state aperte ieri e i cittadini avranno tempo sino a domenica per pronunciarsi. Il quorum richiesto è del 30% degli aventi diritto.
Gran parte del mondo dello spettacoli si è apertamente schierato a sostegno del matrimonio egualitario, invitando i cittadini a votare «no». Non è la prima volta che la destre cercano di sfruttare il pregiudizio popolare come arma contro i diritti: già nel 2012 si tenne un referendum che bocciò l'introduzione del matrimonio gay col 55% dei voti contrari, ma l'affluenza registrata fu solo del 30% degli aventi diritto.
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