Slovenia. Nel referendum contro i matrimoni gay ha vinto il pregiudizio



La comunità gay slovena è stata privata del suo diritto ad una vita familiare riconosciuta dallo stato grazie al vergognoso referendum indetto dall'estrema destra e fortemente candeggiato dalla Chiesa Cattolica. In questo caso i cittadini non erano stati chiamati alle urne per pronunciarsi su temi che riguardassero la propia vita, ma per decidere se anche le minoranze potessero aver accesso ai privilegi che loro già anno e che nessuno ha mai messo in discussione.
L'esito è stato catastrofico con un 65% dei cittadini che hanno chiesto l'abrogazione della legge approvata lo scorso marzo che introduceva matrimoni ed adozioni per le coppie formate dallo stesso sesso. Con grande piacere per tutti integralisti e per quei finti cristiani che credono che la religiosità significhi distruggere le altre famiglie attraverso distinguo di stampo fascista, oggi migliaia di coppie sono stati privato di un riconoscimento faticosamente ottenuto. Ed è bene sottolineare che di riconoscimento si tratta dato che, indipendentemente da quello che l'integralismo è soliti dire, le famiglie gay esistono e non è la violenza di chi non le vuole a poter modificare la realtà.
Già nel 2012 si era tenuto un referendum sui diritti delle coppie omosessuali e il 55% degli elettori si erano pronunciato per chiedere che il diritto ad un riconoscimento giuridico delle coppie restasse un privilegio riservato ai soli eterosessuali attraverso distinguo basati su elementi naturali.
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