Una docente brianzola smonta l'isteria «gender» con la sola forza dell'etica



Ello è un paesino della Brianza che è tristemente entrato a far parte di quella cerchia id comuni ideologizzati pronti ad approvare le mozioni omofobe che spopolano dei comuni leghisti. In quei testi si fa leva sulla fantomatica «ideologia gender» per chiedere che i ragazzi siano indottrinati a far propri gli stereotipi di genere (imparando così che un uomo farà cose eccezionali mentre la donna dovrà attenderlo a casa per aprire le gambe quando si tratterà di procreare) o per inculcare loro l'idea che ci sia qualcosa di sbagliato nell'essere gay.
Ed è così che anche ad Ello il copione è stato sempre il solito. Si è chiamato Gianfranco Amato per dar vita ad un comizio di disinformazione in cui sono state presentato una serie di realtà decontestualizzate, procedendo poi ad approvare una mozione che discrimina le minoranze.

In risposta a queste azioni, molto bello è il contributo che una docente ha voluto regalare alla popolazione in una lettera indirizzata ad un giornale online di Carate. Con poche e semplici parole, Alessandra Magni ha sgretolato le teorie omofobe sul  «gender» con la sola forza dell'etica. Scrive:

Ho letto recentemente su Casateonline (9/10-22/11) le affermazioni del sindaco di Ello a proposito della "teoria gender" e la sua ferma opposizione all'insegnamento della stessa a scuola, culminata in una mozione votata all'unanimità dal consiglio comunale (9/10) e in una lezione sui pericoli del "gender" aperta alla cittadinanza (22/11).
Nei giorni precedenti Casatenovo aveva a sua volta ospitato una puntata del tour nazionale dell'Avvocato Amato, sempre dedicato al "gender" (6/11).
Vorrei rassicurare gli intervenuti a queste iniziative. Ci sono cose che non si possono insegnare: l'identità di genere e l'orientamento sessuale sono tra queste. Esse infatti, come riportato da molti studi, si sviluppano in modo indipendente dalla volontà dell'individuo e non sono da esso modificabili.
Noi insegnanti siamo tenuti (sottolineo, te-nu-ti) a insegnare il rispetto per l'identità e l'orientamento sessuale di tutti, senza classificare come "normali" quelli che sono "maggioritari" e "feriti" "malati" "disordinati" o peggio gli altri. Non è il comma 16 della legge 107 sulla Buona Scuola a chiedercelo: è la deontologia professionale.
Quando io ero ragazzina, mia nonna mi diceva che una donna nei giorni del ciclo non poteva curare le piante o queste sarebbero morte. Era una prescrizione che lei stessa percepiva come assurda, e che al giorno d'oggi nessuno si sentirebbe di avallare. Chi sostiene la validità di questa prescrizione ha la stessa credibilità scientifica di quanti sostengono che si crei confusione o addirittura "contagio" nei ragazzi parlando di omosessualità e identità di genere.
Tanto meno esiste in Italia una prova si-cu-ra in di quanto sostenuto dai gruppi pro-life: bambini costretti a truccarsi, masturbazione oggetto di lezioni pratiche, bambini costretti a infilare preservativi. Nessun caso documentato, ma un coacervo di "leggende metropolitane": ho sentito dire che, una mamma ha scritto che... Ma queste false informazioni danneggiano chi lavora con professionalità con i più piccoli su temi importanti come la prevenzione primaria dell'abuso.
Ed io mi sto chiedendo da tempo a chi giovi creare un clima di isteria collettiva nei genitori e esercitare pressioni sui docenti.


E se la follia «gender» è sempre più una questione partitica legata alla Lega Nord e a Forza Nuova, interessante è notare anche la violenza con cui questi partiti attaccano chiunque non sposi la loro ideologia. Il tutto facendo un uso indiscriminato della religione, quasi come se Dio non fosse altro che un'arma per ottenere consensi e voti.
Ed è così che in un comune non lontano da Ello, il consiglio comunale di Usmate e Velate ha rigettato l'assurdo testo della mozione omofoba della Lega. Ma i padani non l'hanno presa bene e hanno prontamente attaccato l'Udc per nona aver appoggiato la loro crociata omofoba:

Proprio l'Udc (Unione di Centro) partito con forti legami (specie ad Usmate Velate) con il mondo dell'associazionismo cattolico, parrocchie, oratori, istruzione privata e volontariato. I valori di questo partito (erede della Democrazia Cristiana), è bene ricordarlo, sono riconducibili al Cristianesimo e al Conservatorismo sociale. Il voto contrario a questa mozione apre di fatto le porte alla possibile diffusione di testi e materiali informativi che promuovano la teoria Gender nelle scuole di Usmate Velate. Viene da pensare che per l'Udc sia più importante mantenere unita la galassia della maggioranza che il rispetto dei valori del partito. Con buona pace di elettori ed esponenti di partito.

Il messaggio che si vuol far passare è dunque che omofoboa e xenofobia siano sinonimi del cristianesimo. Un concetto che dovrebbe far riflettere tutti quei prelato che stanno uccidendo il cristianesimo nel nome del loro pregiudizio, finendo con il legittimare frasi simili.

Non troppo dissimile è la violenza delle parole pronunciate a Pitoria dopo la presentazione della mozione omofoba da parte di Forza Italia. Il testo è stato rigettato dall'assemblea, ma Elena Bardelli (Fratelli d'Italia) è corsa dalla stampa e non si limita a sostenere che la fantomatica «ideologia gender» esista, ma lancia un procurato allarme nell'asserire: «L'Amministrazione comunale è quindi responsabile della presenza di questo pericolo nelle scuole del territorio: non continui a nascondersi dietro a un dito!».

Ma dinnanzi a tutto questo rigurgito d'odio, la risposta migliore è forse quella che arriva dalla rivista scientifica "Mente e cervello" che ha dedicato un intero numero alla questione. Il tutto sino a concludere che: «In quanto alla terribile ideologia gender paventata dagli Adinolfi di questo mondo, non c'è da preoccuparsi. Si chiama "rispetto degli altri". E non ha mai danneggiato i diritti di nessuno. Anzi».
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