Bagnasco telefona a Kiko Argüello per assicurarsi la presenza dei neocatecumenali al Family day



«Ieri mi ha chiamato il cardinale Bagnasco che voleva parlare al telefono con me per dirmi che lui sarebbe molto contento se potessimo assistere e sostenere questo incontro del 30 gennaio. Io naturalmente gli ho detto di sì, che mi sembra ottimo e che saremo lì con tutte le nostre forze, come possiamo». È quanto dichiara Kiko Argüello, fondatore del Cammino Neocatecumenale, all'agenzia stampa Zenit.
L'uomo risulta uno dei principali promotori di tutti i precedenti Family day e lo stesso Gandolfini è uno dei suoi discepoli, motivo per cui la presenza dei suoi seguaci non è motivo di particolare stupore. Più curioso, invece, è come ad averlo interpellato sia un cardinal Bagnasco che pare essersi ormai calato nel ruoli di party planner nell'organizzazione di una manifestazione volta a chiedere l'istituzionalizzazione di distinguo di stampo fascista nel riconoscimento delle famiglie da parte dello stato italiano.
Nell'occasione Argüello si dice certo che la Cei sia da ritenersi parte dell'organizzazione della manifestazione, nonostante la contrarietà espressa da Nunzio Galantino quale rappresentante del Papa. Inoltre lascia trasparire una certa ideologia nel sostenere i motivi per cui esige che i suoi discepoli vadano in piazza ad applaudire gente come Adinolfi o Amato. Afferma:

Tutto è un attacco contro la famiglia. Si capisce benissimo… L’Europa è già pienamente coinvolta in queste discussioni sulle coppie gay, le adozioni, l’utero in affitto e via dicendo. E l’Italia sta cadendo nello stesso meccanismo. Quando lo stilista Domenico Gabbana del duo Dolce e Gabbana ha detto di non essere d’accordo con le adozioni da parte di coppie omosessuali, sono stati tanti i ragazzi e le ragazze di 19-20 anni, figli adottivi di coppie gay negli Stati Uniti, a dargli ragione, a dare la loro esperienza e raccontare che hanno sofferto tantissimo, anche a scuola, all’università, che gli è mancata la mamma, il papà… Non mi spiego come queste dichiarazioni siano state tenute sottovoce in Italia. È un fatto importantissimo, perché questi giovani hanno detto la verità e cioè che un bambino ha diritto ad avere una mamma e una papà. È stato fatto loro un torto mostruoso.

Il riferimento pare ricolto ai sei attivisti anti-gay che hanno difeso le parole dello stilista. Se appare dunque curioso come sei persone possano essere presentate come «tanti ragazzi» (forse sarebbe facile trovare molte più persone non felici dei loro genitori eterosessuali), ancor più curioso è come uno spagnolo debba rovistare nelle cronache statunitensi per trovare un qualcosa con cui attaccare le famiglie gay. Questo nonostante nel suo paese i matrimoni gay siano in vigore sin dal 2005. Possibile che in oltre dieci anni non abbia conosciute storie in grado di suffragare la sua teoria sulla distruzione della società e che debba rovistare tra i rantoli dell'integralismo cristiano statunitense?
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