Blitz notturno di Forza Nuova a Cesena: «Se è gay, non è famiglia»



I fatti risalgono alla notte tra venerdì e sabato, quando alcuni militanti di Forza Nuova hanno affisso dei manifesti lungo il tragitto del corteo per i diritti civili di sabato. «Se è gay non è famiglia, No Ddl Cirinnà!» era l'offensiva scritta affissa dal gruppo neofascista.
Il portavoce Ottaviani spiega come quel gesto sia stato dettato dalla loro personalissima visione della Costituzione che, a loro dire, imporrebbe una discriminazione basata sul sesso indipendentemente dall'assenza di qualunque riferimento esplicito a quanto sostenuto: «Il matrimonio omosessuale -dice- non può esistere giuridicamente e non è necessario. Da Costituzione, in Italia, non si può introdurre il matrimonio gay, ma non per questo gli omosessuali sono discriminati nei loro diritti fondamentali, nonostante le menzogne messe in circolazione dalle comunità lgbt e sinistre varie [...] Agli omosessuali è quindi negato il 'diritto' di coniugio perché incapaci giuridicamente di contrarre matrimonio, che ricordo essere un’istituzione che prevede per sua stessa natura complementarietà sessuale, procreazione ed educazione dei figli».
Insomma, la giustificazione di quell'atto violento viene cercata nei motti degli organizzatori del Family day che, grazi all'aiuto complice della Cei, sostengono che non ci sia discriminazione nel discriminare persone che loro reputano inferiori a loro stessi.

A peggiorare la situazione ci ha pensato il giornale locale La Voce di Romagna, il quale ha colto l'occasione per affogare la notizia della grande partecipazione alla manifestazione per i diritti civili dentro le rivendicazioni di Forza Nuova. Il tutto, peraltro, ritrovandosi curiosamente anche a sbagliare nel fornire le cifre della partecipazione alla manifestazione di sabato.
Ed è così che il giornalismo italiano ci conferma l'esistenza di un intento propagandistico in cui pare sia meglio non parlare dei diritti civili se si può cavalcare un qualche rigurgito neofascista più gradito ai vescovi. Magari, come in questo caso, inserendo pure qualche loda a chi sabato prossimo manifesterà per impedire che altre persone posano avere la loro stessa dignità sociale.
Di contro, però, c'è l'evidenza di un popolo del 23 gennaio che ha già vinto. Un popolo che ha chiesto pari dignità per tutti e che oggi è vittima di censura perché la sua verità spaventa chi vive di odio e menzogna, in un'Italia che vuole ripartire mentre qualche lobby vorrebbe fermare il tempo e restare in un Medioevo sedimentato nel pregiudizio.
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