Caro Adinolfi, se davvero credi in ciò che dici, perché non "difendi" tua figlia rendendola orfana?



«Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell'occhio tuo c'è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello». È quanto afferma Gesù nel Vangelo secondo Matteo.
Generalmente parole simili dovrebbero servire ad avviare una riflessione personale ma, stando alle regole del nuovo cristianesimo secondo Adinolfi, le scritture servono solo ad elargire giudizi morali nei confronti del prossimo. Lo stesso Family day si presenta come l'apoteosi dell'uso politico del sentimento religioso a fini discriminatori. Dunque c'è da chiedersi perché i suoi fautori non dovrebbero essere ricambiati con la stessa moneta.
Adinolfi sostiene che i figli delle famiglie omogenitoriali debbano essere privati da ogni tutela giuridica, debbano vedersi negare il diritto all'eredità o debbano essere privati del supporto di uno dei loro genitori nel nome del giudizio morale che lui elargisce verso i loro genitori. Il tutto sostenendo che la privazione di tutele e di diritti sia compiuto nel bene di un bambino, ossia di quel soggetto che deve essere punito per il fatto di non avere un papà e una mamma eterosessuali così come lui ha deciso debba essere l'unica famiglia meritevole di diritti civili.
Ok, facciamo finta di credergli. Anzi, sposiamo la sua stressa causa e aiutiamolo a "difendere" i suoi figli.

Sappiamo tutti che Adinolfi ha promesso dinnanzi a Dio eterno amore ad una donna, salvo poi metterla da parte per risposarsi a Las Vegas con una seconda donna. Sappiamo anche che lui sostenga l'esistenza di una fantomatica legge naturale che, sempre secondo la sua teoria, dovrebbe avere più valore della legge civile. Con qualche giro pindarico, sostiene anche che quella legge naturale definisca il matrimonio come un'unione stabile e indissolubile fra un uomo e una donna.
Nel Vangelo Secondo Matteo, in relazione al matrimonio, Gesù afferma: «L'uomo non separi ciò che Dio ha unito». Secondo i dogmi dell'integralismo cattolico, dunque, vien da sé che l'unione iniziale di Adinolfi non potesse essere sciolta e che la seconda moglie non possa essere ritenuta tale. Ne conseguirebbe che la seconda figlia non abbia un papà e una mamma, ma una mamma e il concubino di mamma. Secondo le indicazioni dello stesso Adinolfi, la figlia dovrebbe dunque essere "difesa" attraverso la sua esclusione dei diritti civili, dal diritto all'eredità e da ogni tutela giuridiche. Questo, almeno, secondo le modalità che il leader omofobo chiede vengano usati per colpire i figli altrui.
E se poi ci aggiungiamo come quell'uomo non perda occasione per insultare pubblicamente i figli di Elton John o di Sergio Lo Giudice (spesso rivolgendosi a loro nel sostenere che non debbano poter chiamare papà i loro padri dato che lui non li reputa degni di tale nome), ecco che la sua stessa teoria ci porterebbe ad essere legittimati ad andare dalla figlia per dirle che il padre non è davvero suo padre, ma un concubino indegno. Un atto vergognoso, è vero, eppure Adinolfi sta organizzando manifestazioni di piazza proprio per compiere simili atti violenti nei confronti dei figli altrui. Il tutto nonostante lui sia il primo a non aver rispettato le sue stesse regole nel dar vita alla sua famiglia.

A questo punto la domanda sorge spontanea: se ritiene che i figlia altrui debbano essere "difesi" attraverso la loro esclusione dalle tutele giuridiche, perché mai non inizia dal "difendere" sua figlia diseredandola? Perché non scende in piazza a chiedere che la sua prole sia privata da ogni diritto dato che non è "naturale" che la sorella possa avere una madre diversa? Perché le regole valgono solo se ad essere colpiti sono gli altri? Dov'è la coerenza?
3 commenti