Con la benedizione della Cei, l'integralismo cattolico organizza un nuovo Family day



Mentre il disegno di legge sulle unioni civili approderà in Aula il 26 gennaio, è probabilmente il 30 settembre che l'integralismo cattolico tornerà in piazza per chiederne l'affossamento. La loro  è quella di riuscire ripetere l'azione violenta che nel 2007 fermò l'Italia e la lasciò indietro sul temi dei diritti civili, quando la Cei guidata da Ruini fu in prima fila nello sfidare il governo Prodi affinché ai gay venisse negata la possibilità di avere diritti (in quel teso, infatti, la coppia non veniva riconosciuta come tale ma in discussione c'erano solo diritti individuali). L'azione giunse solo quando la leggere era già stata depotenziata a livelli inaccettabili attraverso il passaggio dai Pacs ai Di.Co.
Oggi come allora, la legge è stata incredibilmente depotenziata: l'equiparazione fra unioni civili e matrimonio è stata archiviata, le protezioni costituzionali sono state negate e i gay sono stati relegati in una cacofonica «formazione sociale speciale» che pare riferirsi ad una qualche strana specie animale. Ed è dinnanzi ad una legge discriminatoria e debole che la Cei ha deciso di tornare nuovamente in campo dando la propria benedizione ad una nuova manifestazione contro i diritti di qualcuno.
Si tratta della seconda manifestazione contro i diritti altrui che viene organizzata nel giro di pochi mesi. Va però ricordato che il Family Day organizzato da Gandolfini lo scorso anno non si avvicinò neppure ai numeri di quello del 2007: i partecipanti furono solo 300 mila contro i due milioni della manifestazione di Ruini.

Reinterpretando la Costituzione a proprio uso e consumo, è proprio Massimo Gandolfini  a dichiarare: «L'appuntamento con la grande manifestazione in difesa della famiglia tradizionale è sempre più vicino . E posso anche dirle che ci sarà senz'altro una grossa adesione dei vescovi diocesani. La nostra sarà una grande battaglia culturale in difesa di due principi. Il primo è che non ci può essere alcun tipo di omologazione, né formale né sostanziale, tra la famiglia prevista dalla Costituzione. Il secondo è la salvaguardia di quei valori a cui non siamo disposti a rinunciare».
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