Costanza Miriano ci spiega la violenza del movimento anti-gay



In modo del tutto prevedibile. anche Costanza Miriano si è affrettata ad aderire ad una manifestazione volta a pregare Dio per chiedergli di danneggiare i figi delle famiglie omogenitoriali. La sua richiesta è che quei piccoli non abbiano le stesse tutele dei loro coetanei perché a lei non piacciono i suoi genitori.
Ovviamente nella sua fantasiosa ricostruzione, la Miriano sostiene che sia in corso «la battaglia finale sulla legge Cirinnà». Dice che quella legge non debba essere discussa perché 350mila sono scesi in piazza per aderire alla sua propaganda. Si vanta persino aver diffuso la disinformazione: «Grazie al nostro lavoro -dice- si è diffusa la consapevolezza della grave ingiustizia che la legge legittimerebbe – usare corpi umani come merce, sottrarre ai bambini i loro veri genitori, impedire ai bambini di sapere da dove vengono».
Forse la Miriano si confonde con le coppie eterosessuali che si recano il Russia, dove Putin assicura che il nome della madre naturale non sia indicato sull'atto di nascita. O magari si confonde con gli eterosessuali che dal 1983 godono della stepchild adoption. O forse finge di non sapere che i bambini possono venire al mondo anche in maniera diversa dalla maternità surrogata (e che quei bambini meritano gli stessi diritti di tutti gli altri).
Ma forse non ci si può spettare molto da chi dice che i diritti civili siano «parole svuotate» o di chi parla parla di «istituto naturale del matrimonio» come un qualcosa che presupponga l'eterosessualità dei coniugi. Dice anche che parlare di “stepchild adoption” o di “affido rinforzato” significhi solo «cambiando il nome alle cose». Bhe, un impegno rinnovato dal giudice a scadenze prefissate o una adozione non sono la stessa cosa, soprattutto per il bambino che non avrebbe garanzie. Una giornalista pagata dalla Rai dovrebbe saperlo.

Ma veniamo al punto. La donna lamenta che le 142 presenze televisive di Adinolfi non siano sufficienti e che tutti facciano una presunta campagna contro la sua ideologia (infatti si è visto che accoglienza hanno riservato ad Antonacci). Scrive:

Noi non abbiamo mezzi di comunicazione, e, a parte pochissimi di noi, non sediamo in Parlamento. Abbiamo però un’arma potentissima: la preghiera. Dobbiamo chiedere, chiedere, chiedere con tutte le forze a Lui che intervenga. Dio è troppo rispettoso della libertà dell’uomo per intromettersi nelle sue faccende. Lo fa solo se noi gli chiediamo di farlo.
Dobbiamo farlo fino a spolmonarci, appoggiandoci alle parole di Gesù: chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto, cercate e troverete. Dobbiamo chiederlo con fede cieca.
Questo sito creato da amici ha trovato il modo di organizzare un calendario di preghiera ininterrotta. Forza!!!! Riempiamo tutte le caselle di questa griglia di “pregatori” contro la legge Cirinnà. Un’ora per uno da qui al 28 gennaio. Pregare è l’arma più potente che abbiamo, e soprattutto è quella che gli altri non hanno. Ci sfotteranno per questo ma pazienza. Alla fine come sempre se noi glielo chiediamo, ma solo se glielo chiediamo, Dio rovescerà i potenti dai troni soprattutto se questi sono anche prepotenti e bugiardi. Spargete la voce, chiedete ad amici sacerdoti, vescovi, cardinali di farlo. Chiamate a raccolta monasteri e conventi, ditelo a movimenti, comunità, gruppi.

Le affermazioni sono gravi. Intanto tutto c'è quel parlare di fede e il sostenere che sia «quella che gli altri non hanno» finisce con il presupporre un grave attacco alla libertà religiosa dei gay. Andare in giro a dire che non possano credere in Dio non solo è un'offesa, ma forse anche un reato. Nonostante l'evidenza sul fatto che lei non sappia neppure lontanamente cosa sia Dio, nessuno ha mai messo in dubbio la sua fede. Come si premettette dunque di offendere quella altrui?

E soprattutto, perché chiede di pregare contro i diritti altrui? Se davvero credesse alla sua propaganda ideologica e fosse davvero convinta che la norma porterebbe allo sfruttamento di donne in difficoltà, nel momento stesso in cui si dice convinta che basti chiedere per ottenere, allora perché non chiede di pregare perché quelle donne non abbiano più quelle presunte difficoltà economiche? Perché non chiede di pregare a favore di un qualcosa di buono anziché contro i diritti altrui?
Non sarà forse che il suo problema non sia tanto quello ma sia il fatto che due gay possano avere i suoi stessi diritti? In fondo è dal 1983 che è in vigore una legge che a suo dire legittimerebbe il ricorso alla amaternità surrogata per le coppie eterosessuali (ossia per la quasi totalità di chi ci accede) eppure sino ad oggi l'argomento non gli era mai interessato.
Tutto d'un tratto le interessa, ma non prega per cancellare quello che dice sia il problema, prega perché qualcun altro non abbia i diritti. E mai come in questo caso, la preghiera assume il senso di uno sfruttamento politico di Dio, confinandolo in un'arma violenta per recare offesa. E continuino pure a definirsi cattolici...
2 commenti