È caduta la maschera. Altro che bambini, agli integralisti interessa solo negare l'unione gay



Alla fine è caduta la maschera. In un articolo pubblicato da La Nuova Bussola Quotidiana, il giornale integralista spiega come ad interessargli non siano tanto i fantomatici interessi di bambini a cui dicono debbano essere tolte le tutele legali, ma il fatto che l'unione fra due uomini o due donne possa essere riconociuta dallo stato. A spiegarlo è Stefano Fontana in un pezo intitolato "Non basta ai cattolici dire no a utero in affitto e adozioni. Inaccettabili sono le stesse unioni gay".

Per sostenere la loro tesi, scrivono:

Questo viene ripetuto da molti con il seguente concetto: sì alle unioni civili, ma basta che non siano equiparate al matrimonio. In altri termini, tutte le forme di convivenze presenti di fatto nella società sarebbero buone, lo Stato le dovrebbe riconoscere e disciplinare, però ognuna al suo livello, senza confusione. Se quindi, dal ddl Cirinnà fossero tolti alcuni elementi che equiparano in tutto le unioni civili omosex al matrimonio, allora un cattolico potrebbe dare il suo assenso. Le unioni civili omosessuali non sarebbero sbagliate in sé, ma solo se copiano il matrimonio e si attribuiscono i diritti che spettano invece solo alla coppia eterosessuale sposata.

Si passa così a cavalcare i cavalli di battaglia dell'integralismo cattolico e a sostenere che «non si nega qui l’inaccettabilità dell’adozione del minore da parte di una coppia omosessuale» sino a giungere all'asserire che «si nega piuttosto che l’inaccettabilità del ddl Cirinnà stia solo in questi, pur gravissimi, aspetti. Anche se questi non ci fossero, il ddl Cirinnà sarebbe ugualmente inaccettabile». Ed ancora:

In altre parole: non è vero che l’unica cosa che bisogna garantire è che le varie convivenze non siano equiparate le une alle altre e che tutte siano normate al loro proprio livello. Alcune proprio non possono essere riconosciute giuridicamente dallo Stato, perché intrinsecamente disordinate e contrarie al bene comune, ossia dannose per la comunità. Possono essere tollerate come comportanti privati, ma non possono avere il sigillo dell’autorità politica perché questo le proporrebbe pubblicamente come esemplari e utili. Il riconoscimento delle unioni civili omosessuali comporta il riconoscimento pubblico del valore dell’omosessualità in ordine al bene comune, il che è contrario sia alla legge naturale che a quella divina.

Insomma, l'importante è impedire il riconoscimento di alcune famiglie sulla base dei propri pregiudizi, ritenendo insufficiente negare loro pari dignità e pari diritti. Il tutto partendo dal presupposto che la diversità sia sbagliata e che ogni cristiano eterosessuale (meglio ancora se bianco o di razza ariana) si consideri il metro di giudizio per la società ,limitando e vietando la felicità altrui.

Il tutto giungendo alle solite tesi sul fatto che i gay legittimeranno la poligamia o la pedofilia:

La concezione generale che sta dietro queste teorie è che il male, come situazione oggettiva, indipendentemente dalla responsabilità della persona, la cui coscienza esula dalle valutazioni di chicchessia, non esiste. Non ci sono forme di convivenza cui la legge di uno Stato debba dire di no e, quindi, non riconoscerle giuridicamente. Non esistono situazioni in cui la Chiesa non debba dire di no, e pretendere il loro abbandono da parte della persona veramente pentita.
Ma qui sta il problema: se tutte le unioni sono buone, perché mai lo Stato dovrebbe fermarsi dopo aver riconosciuto quelle tra due persone omosessuali, senza procedere a riconoscerne altre?
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