Filippo Savarese: «I gay sono isterici e scalmanati. Noi del Family day siamo i veri discriminati»



Pare proprio che Filippo Savarese, portavoce della Manif pour tous e membro del Comitato promotore del Family Day, abbia scelto la strada dell'insulto gratuito. Intervistato dal sito cattolico IntelligoNews, l'uomo ha spiegato che si augura che Italo non chieda scusa per aver concesso sconti esorbitanti a chiunque parteciperà ad un evento politico contro i diritti delle minoranze come quello a cui lui sta lavorando, aggiungendo poi che è lui a sentirsi discriminato:

Purtroppo l'ideologia Lgbt non può tollerare l'esistenza di chi non la condivide, alla faccia di cuoricini e arcobaleni. Va detto che sono grandi polveroni virtuali dalle ricadute pratiche per ora pressoché nulle, soprattutto in Italia dove la maggioranza dei cittadini non si beve il Vangelo del pensiero 'politicamente corretto', ma restano comunque sintomo di un clima d'intolleranza e violenza sempre più palpabile. D'altro canto sono grandi boomerang mediatici, perché quel che fa tendenza su Twitter è ribaltato nel paese reale: la gente comune si rende conto dell'assurdità di questi atteggiamenti isterici e scalmanati, e questo consolida la tenuta delle nostre idee nella maggioranza del popolo.

Precisato come lui si senta vittima di violenza perché non si sente libero di discriminare senza che qualcuno gli faccia notare che non ha piacere nell'essere discriminato, Savarese ha pure avuto il coraggio di difendere il post in cui si è paragonato a Rosa Parks (l'attivista statunitense che è stata la figura-simbolo del movimento per i diritti civili dopo che nel 1955 si rifiutò di cedere il posto ad un bianco sull'autobus). A tal proposito aggiunge:

Ma è proprio così! Rosa Parks poteva usare i mezzi pubblici, ma in settori dedicati ai neri. Cioè non alle stesse condizioni di tutti gli altri cittadini. E questo è esattamente quello che chiedono che avvenga di noi gli attivisti Lgbt: noi possiamo usare i treni -dicono- ma non possiamo beneficiare dei tipici sconti che le aziende offrono nei casi di grandi eventi nazionali, che siano sportivi, politici, sindacali, culturali o altro. Non per il colore della nostra pelle, ma per il colore, per così dire, delle nostre idee. Che non sono arcobaleno. Siccome noi crediamo che il matrimonio sia per sua natura tra un uomo e una donna, e che i bambini hanno diritto di conoscere un papà e una mamma, allora noi siamo cittadini dalle opinioni di serie B, anzi, fuoriserie. Non c'è più la divisione tra "siamo d'accordo" o "siamo in disaccordo"; ora c'è "siamo d'accordo" o "chiedi scusa". Si veda il caso Barilla, ormai accademico. Davvero un bruttissimo clima.

Peccato che siano loro a non volere che i gay si siedano nei posti che reputano siano riservati ai soli eterosessuali. Ma anche qui Savarese sceglie la dietetica e nega tutto, sostenendo che nessuno di loro vuole discriminare nessuno, semplicemente non vogliono che possano essere riconosciuti come famiglia o che abbiano diritti paragonabili. Una coppia etero senza figli deve valere più di una coppia omosessuale senza figli ma, dice Savarese, non è omofobia ma solo «una questione pratica e concreta» dato che «se tutto è famiglia, niente lo è più davvero». Parte così la solita  filippica sul fatto che se due gay si sposseranno, alla si aprirà la strada alle poligamia e non ci saranno più figlio per la patria.
E comunque sarebbe interessante comprendere quali altre manifestazioni politiche di parte Italo abbia sponsorizzato, dato che questo appare uno sconto estemporaneo che qualunque azienda ha il diritto di concedere, ma che qualunque utente ha il diritto di contestare se si sente offeso da tale atto. Sarà che Savarse ha piacere ad avere diritti negati ad altri, ma chi si sente discriminato deve quantomeno poter decidere se continuare a pagare un servizio o rivolgersi ad altri, sempre ammesso che si viva ancora uin un Paese libero in cui non ci siano obblighi per chi la pensa diversamente da lui.

A tutto ciò va aggiunta un'alta nota. Savarese sostiene che i gay siano irrequieti, eppure dovrebbe ben sapere che in discussione ci sono i loro diritti, non i suoi. Lui chiede che agli altri debba essere negato ciò di cui gode e che nessuno ha mai messo in dubbio: diventa poi facile giocare con la vita altrui quando non si rischia niente. È facile dire che non si vuole che qualcun altro possa essere riconosciuto dallo stato nel momento in cui nessuno vuole togliere tutele ai tuoi figli o a tua moglie. È facile istigare all'odio se non si rischia nulla... ma se davvero fosse come Rosa Parks, allora sì che saprebbe cosa vuol dire dover rischiare tutto per ottenere un diritto. Ma chi vuole toglie diritti non può sapere di che cosa si stia parlando.
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