Il blog omofobo: «Omosessualità e pedofilia sono collegati. Me l'ha detto l'associazione ProVita»



Alessandro Benigni è un docente di ruolo di Filosofia e Psicologia nei Licei (dunque con la possibilità di trovarsi da solo e senza supervisione con alcuni minorenni) e vanta collaborazioni con siti integralisti come Notizie ProVita, Cristiano Cattolico, Nelle Note, Libertà e Persona, Tocqueville e LoSai.eu. Ed è lui l'autore di un articolo dal titolo "Sui legami tra omosessualismo e pedofilia".
La sua teoria è il sostenere che esistano strette correlazioni tra i gay e pedofili, cittando Toni Brandi, Francesca Romana Poleggi e ProVita come fonte di quella tesi. Ecco dunque che se l'associazione integralista sostiene di non voler alimentare l'odio, i suoi lettori mostrano come i loro messaggi distorti possano portare ad aberrazioni discriminatorie basate su falsi pregiudizi.

L'uomo esordisce affermando: «I legami tra omosessualismo e pedofilia sono molteplici, chiari ed evidenti». Poi, ricorrendo al consueto vittimismo di chi si dice discriminato perché non può discriminare, aggiunge: «Il fatto che oggigiorno non se ne possa parlare, pena l’essere immediatamente accusati di omofobia, minacciati di querela, additati come catto-integralisti (quando va bene) è sintomatico».

A questo punto l'uomo dice che non spiegherà il perché delle sue false affermazioni, premettendo che nel valutare la questione sia importante mettere da parte la scienza ed affidarsi al pregiudizio. Scrive:

Comunque sia, lungi dal tentare anche solo una sommaria ricostruzione di questo legame, vorrei qui tentare qualche considerazione ed accennare, magari in chiusura, a qualche dato storico difficilmente confutabile.
Prima di tutto la cultura “scientifica“. Eh sì, perché oggi, basta buttare in mezzo a qualsiasi frase il termine “scienza” per ottenere un immediato, incondizionato, stereotipato consenso.
Qualsiasi idiozia si voglia sostenere.
E’ così che ci stiamo silenziosamente e supinamente avvicinando alla legalizzazione di tutto: dalla mercificazione della vita umana alla pedofilia. C’è da giurarci. E le due cose sono naturalmente in stretta, strettissima correlazione. E’ dal momento in cui io considero una persona umana come un qualcosa che posso ordinare su misura, per i miei scopi, privandola del padre o della madre e della sua dignità naturale, che implicitamente compio un atto che appartiene alla forma generale di ciò che chiamiamo abuso sui bambini.

Esatto. Si lancia su una frase da denuncia, spergiura il falso e poi si rifiuta di spiegare i motivi che sostiene possano condurre a ritenere che tutta l scienza ufficiale sbagli e che sua solo lui a detenere la verità assoluta sul tema. Ma non solo. La frase non argomentata è anche la base da cui parte per alcune mistificazioni ideologiche attraverso il continuo ricorso a frasi imparate a memoria attraverso gli slogan dell'integralismo cattolico:

Per dare un’idea di quanto il processo di convincimento inconscio o se volete inconsapevole (subliminale) delle masse sia avanzato, secondo lo schema di Overton, si pensi solo al fatto che due anni fa, nel 2014 – come ci ricorda Antonio Brandi – “Illustri professori, sociologi e psichiatri, educatori, assistenti sociali, intellettuali e politici, pubblicamente e apertamente, in consessi di prestigio internazionale (da ultimo una conferenza a Cambridge), sostengono apertamente che la pedofilia è normale, per uomini normali. Se non c’è violenza, e con la dovuta “educazione”, per i bambini è piacevole e naturale intrattenere rapporti sessuali, anche con gli adulti. I pedofili sono una categoria ingiustamente demonizzata…”.
“Se lo dicono in un congresso scientifico sarà pur vero, no?”

Peccato che quei virgolettati non arrivino da un congresso scientifico, ma siano frasi di Antonio Brandi contenuti in un articolo pubblicato lo scorso novembre su Notizie ProVita. Ed è sempre da quell'associazione che si attinge nel citare l'altra co-fondatrice:

Siamo ad un passo. Anzi, come vedremo più avanti, qualche passo ben oltre il limite è già stato compiuto. Ha perfettamente ragione Francesca Romana Poleggi, quindi, quando afferma: “Non c’è da stupirsi. E’ il logico risultato della cultura omosessualista e del gender. È una necessaria conseguenza del libertarismo radicale sfrenato e dell’egualitarismo scervellato e scellerato che si sono andati diffondendo negli ultimi decenni.

Ma dato che la tesi è il voler sostenere che i gay siano collegati ai pedofili, l'uomo aggiunge:

Sintomaticamente, un articolo di Jack Minor, dal Northern Colorado Gazette, si intitola: “I pedofili vogliono gli stessi diritti degli omosessuali“. L’attrazione per i bambini è un orientamento sessuale come tanti, è un altro dei “generi” in voga. E’ un’altra delle pulsioni che ormai abbiamo imparato ad elevare al rango di “diritto”.

Ovviamente non è una rivendicazione di un pazzo, ma le tesi esposte da un sito anti-gay in cui quel tale Jack Minor ipotizza che la pedofilia sarà legalizzata se i gay avranno diritti. Insomma, si cita come fonte un articolo propagandistico privo di fonti. Non male. Il tutto per poi cercare di ricollegare il tutto alle tesi della solita Poleggi:

Del resto dal canto loro –prosegue Francesca Romana Poleggi– gli psichiatri stanno facendo in modo di derubricare anche la pedofilia dalle malattie mentali, così come avevano fatto per l’omosessualità negli anni ’70. Un gruppo di professionisti ha proposto di modificare la definizione di pedofilia contenuta nel Manuale di diagnostica e statistica dei disordini mentali: non più “pedofili”, ma “persone attratte dai minori”, perché bisogna aiutare i professionisti della mente umana a comprendere detti soggetti, aldilà degli “stereotipi” e dei pregiudizi costruiti dalla società. Infatti, secondo loro, gli effetti negativi del sesso tra adulti e bambini sono stati eccessivamente sovrastimati: la grande maggioranza delle persone che ha avuto rapporti con adulti durante l’infanzia non ha riportato conseguenze sessuali negative una volta raggiunta la maturità”.

Si passa così all'arma della paura, sostenendo che se due gay potranno sposarsi, allora il mondo finirà:

Non deve quindi stupire che perfino un pugile, non certo un professore di Psicologia, abbia tratto le logiche, debite conclusioni, rispetto a quanto sta accadendo in questi mesi (incorrendo, come da manuale, nell’immediato attacco della gaystapo): “I tre fattori che potrebbero determinare la fine del mondo? Legalizzare l’omosessualità, l’aborto e la pedofilia. Chi avrebbe mai detto negli anni Cinquanta o Sessanta che le prime due sarebbero diventate legali in molti paesi?”.
Anche il pugile sul ring sa quindi che cosa significa assuefazione e quali sono i meccanismi che regolano la discesa nel piano inclinato: un passo alla volta, si arriva ad accettare tutto. Overton docet.

Com'è noto, la comunità scientifica internazionale sostiene che la pedofilia vada distinta fra quella praticata e quella che si ferma all'immaginazione. Nel primo caso di è dinnanzi ad un reato, nel secondo caso si parla di una patologia che non dovrebbe essere criminalizzata siano a quando la pulsione non diventi effettiva e ci sia una vittima. Ciò servirebbe a permettere il trattamento di persone che ad oggi nascondono le proprie pulsioni (magari commettendo crimini) perché stigmatizzati e quindi in difficoltà nel chiedere aiuto.
Ma nel ricostruire la vicenda, l'articolo preferisce bastarsi sulla poco autorevole ricostruzione fornita da un sito noto per le sue posizioni integraliste. Scrive:

Tra gli intellettuali e cattedratici che hanno sposato la mala causa, Tommaso Scandroglio sulla Nuova Bussola Quotidiana ha recentemente segnalato Margo Kaplan, docente alla Rutgers School of Law di Camden: “La professoressa ha scritto un articolo sul New york Times intitolato “Pedofilia: un disturbo e non un crimine” (Pedophilia: A Disorder, Not a Crime). E’ interessante notare, con Scandroglio, come la tecnica usata per legittimare i pedofili sia la stessa che è stata messa in pratica per la legittimazione dell’omosessualità: un passo alla volta, come Overton insegna.

Insomma, attraverso la proposizione di pareri personali e mezze verità, la tesi viene costruita su una visione integralista che non tiene conto del significato delle parole pronunciate. Un meccanismo che purtroppo è sempre più abusato, basti anche solo pensare a come certa gente vada in giro a sostenere che l'Oms voglia «insegnare la masturbazione ai bambini da 0 a 4 anni» (e basterebbe leggere i documento anziché lo schema riassuntivo per appurare che non è così).

Ovviamente il tutto vien condito con continui riferimenti ai gay, anche se in tutte le occasioni pare che il riferimento sia del tutto decontestualizzato ed inventato. Ma è così che ci si può imbattere in frasi come:

Nel 2000 – sedici anni fa – don Ferdinando Di Noto, presidente del “Telefono Arcobaleno”, affermava che su Internet bazzicano più di cinquanta organizzazioni mondiali pedofile. Al sacerdote non era sfuggito il tam-tam in rete in preparazione di un “Boy love day” internazionale sul modello del tanto strombazzato “Gay Pride International” romano. Il giorno prescelto per la manifestazione dell’orgoglio pedofilo sarebbe il 24 giugno di ogni anno (quando, a furia di “dibattere”, il tema non susciterà più repulsione ma, pur con le dovute riserve, sarà ammesso nell’arengo mediatico: anche in questo caso, come non pensare a Overton?

Ed ancora:

Il processo in atto è altamente distruttivo: prima ci faranno credere che l’omosessualità è “naturale”, quindi che è “normale” e poi sarà il turno della pedofilia, già immessa sullo stesso binario.

Interessante è notare come il tutto venga sempre motivato ricorrendo sempre e quasi unicamente a riferimenti verso gli scritti di ProVita, ossia una società politica a cui lo stato riconosce sgravi fiscali come onlus (con un conseguente riversamento dei suoi costi di propaganda sull'intera collettività):

Scrive Antonio Brandi: “Se Richard Dawkins sostiene che una “moderata pedofilia” non dovrebbe essere giudicata severamente, l’American Psychiatric Association l’ha derubricata da malattia, a disturbo, e da disturbo a preferenza sessuale. Anzi, al termine “pedofilo” va sostituita l’espressione “adulto attratto da minore”: bisogna evitare gli stereotipi e le stigmatizzazioni sociali (!). Associazioni apertamente pedofile come NAMBLA e B4U-ACT o il partito pedofilo olandese Stitching Martijn, hanno mano libera: invano, Don Fortunato Di Noto, fondatore dell’ OSMOCOP (Osservatorio Mondiale Contro la Pedofilia e la pedopornografia) e dell’associazione Meter, da più di 20 anni denuncia che migliaia di bambini, anche neonati, subiscono cose indescrivibili, e le loro immagini vengono pubblicate su internet per soddisfare l’eccitazione malata di orchi e affini”.

Da qui deduce che:

Non notate niente? Lo stesso processo di derubricazione ha riguardato l’omosessualità, negli anni del ’68. Per la precisione, nel caso della legalizzazione dei “matrimoni” per coppie dello stesso sesso, restando sul binario tracciato, l’inizio del movimento che porta ai risultati odierni è di difficile individuazione, ma un passaggio epocale è stato senz’altro il 1973, anno in cui l’APA (l’Associazione degli Psicologi Americani), ha derubricato l’omosessualità dal suo manuale diagnostico, il DSM (Diagnostic and Statistic Manual); sulla scia di questa decisione, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’ha cancellata dal suo manuale diagnostico, l’ICD (International Classification of Disease), nel 1991. Alla fine di questo percorso, ai giorni nostri, quasi tutti sono d’accordo nel ritenere l’omosessalità sia “normale” e perfettamente “naturale”, con tutte le conseguenze che ne derivano. Lasciamo perdere – per ora – quanto sia affidabile la metodologia con cui i vari DSM sono stati redatti e dove stiano portando l’abolizione e l’invenzione di nuove malattie dal nulla.
E’ chiaramente la scala di Overton, ancora una volta, in azione.

Poi l'immancabile falsificazione:

Tanto che anche l’arte viene utilizzata come alibi per sdoganare la pedofilia: le sculture pedopornografiche dei fratelli Chapman sono esposte nei musei e spettacoli con scene erotiche tra adulti e bambini sono applauditi dagli intellettuali di grido che frequentano i festival Gender Bender. L’ILGA e l’Istituto Kinsey, ricevono regolarmente finanziamenti anche con denari pubblici dell’UE (quindi soldi miei e vostri), e sono accreditati tra i consulenti dell’ONU. La loro opera è stata utile a stilare i famosi “Standard per l’educazione sessuale in Europa” dell’OMS, diretti a insegnare ai bambini da 4 anni in su a masturbarsi, a toccarsi, a cambiare sesso. Tutto quadra, i conti tornano.

Da cui:

È sempre la lucida analisi di Antonio Brandi a ricordarci l’aspetto teleologico di questo movimento: “Aborto, destrutturazione della famiglia, ideologia gender, omosessualismo, incesto e pedofilia, sono tra loro collegati. Occorre quindi agire in maniera organica con una battaglia a tutto campo, su tutti i fronti. Il sesso da o con i bambini è solo un altro confine repressivo da spazzare via, in nome della rivoluzione sessuale e libertaria che, contro ogni buon senso, contro la ragione e la legge naturale, si presenta con lo slogan obamiano “love is love”: basta che ci sia “l’amore”.

L'articolo è fatto praticamente tutto così. Si continua a citare ProVita per creare un collegamento fra omosessualità e pedofilia. Immancabili anche dei taglia-incolla di tesi ideate e sostenute dai gruppi omofobe, tutte caratterizzate da generalizzazioni e falsità volte a inculcare paura e ostilità verchi chi abbia un orientamento sessuale diverso dal proprio:

“Love is love“, appunto. Lo slogan sulla bocca di tutti. Eppure in pochi ricordano che l’amore non è affatto sempre Amore.
Dietro le quinte, come sempre, una montagna di soldi. E’ sempre Provita a fare il punto preciso della situazione: il manager, grande esperto di marketing, prof. Paul E. Rondeau, della Regents University, nel 2002 ha dettato le linee guida per “Vendere l’omosessualità all’America ”. Una vera e propria azione strategica che si articola nei passaggi qui riassunti.

  • Step 1: “desensibilizzare”. I media devono diffondere fino alla nausea messaggi, modelli e situazioni che rendano all’opinione pubblica la percezione che l’omosessualità sia estremamente diffusa, le coppie omosessuali più o meno famose devono essere comuni, normali, scontate. E come, tutti noi possiamo constatare, questo è fatto. Gli studi statistici dimostrano che – per esempio – negli Stati Uniti i gay sono meno del 3% della popolazione. Ma ciascuno di noi stenta a crederlo, non è vero?
  • Step 2: “bloccare”. Censurare in ogni modo le posizioni di chi ritiene che l’omosessualità non sia “normale”: insomma il “dalli all’omofobo” che stiamo subendo in ogni contesto, da un po’ di tempo a questa parte.
  • Step 3: “convertire”. Agire sulle masse, su coloro che non hanno una formazione culturale solida sull’argomento, affinché accettino la normalizzazione della cosa proposta: anche su questo la strategia messa in atto è a buon punto. Voi, però, se state leggendo questo post e se siete abbonati alla nostra rivista, siete fra quelli con la formazione culturale solida, di cui sopra: sta a voi diffondere le idee sane e “irrobustire” la cultura di coloro che vi sono prossimi.
Un’ultima considerazione, non ultima per importanza: La stessa strategia è stata messa in atto per “vendere” la pedofilia.

Sul finire con manca di accostare i ai siano pedofili perché -sostiene- a Roma c'è un circolo intitolato a Mario Mieli e «Aldo Busi, noto ateo, anticlericale, radicale e omosessuale si è mostrato aperto alla pedofilia». Di contro di dice che Avvenire «condanna i “distinguo” tra una pedofilia “buona” e una cattiva» e che l'Udc sostiene ci siano europarlamentari pedofili. Il tutto viene elencato in una lunga e noiosa cronologia, dove tre fatti vengono moltiplicati all'infinito pur di far percepire l'idea che i gay siano pedofili e che la chiesa (e i partiti che si dicono cristiani) siano i buoni.
A corredo anche un parco immagini che vuole cercare di stigmatizzare i gay attraverso eventi decontestualizzate o figure che mostrano un papà che bacia il figlio quasi come se quel gesto possa essere accostato ad un atto pedofilo.

E tutto questo per cosa? Probabilmente solo per creare odio verso i gay nella speranza che i loro diritti costituzionali siano calpestati grazie al pregiudizio di tesi criminali che non vengono manco motivate. In fondo si potrebeb scrivere lo stesso articolo e basterebbe sostituire la parola "gay" con "redattori di ProVita" per sostenere che gli affiliati quell'associazione siano tutti pedofili. In fondo a furia di estrapolare virgolettati decontestualizzati, grazie ai loro articoli si potrebbe mettere nella loro bocca qualsiasi amenità.
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