Il Family day nell'agenda politica russa: in piazza per distruggere l'Europa



Chi parteciperà al Family day sarà portato a giustificare la sua presenza dicendo di voler "difendere" i bambini. Si tratta della medesima "difesa" che anche Putin promise con la sua legge contro la cosiddetta «propaganda di orientamenti sessuali non tradizionali».
Il clima omofobo che oggi si respira in Russia non è nato dal nulla: per più di vent'anni l'estrema destra statunitense, legata ai gruppi cristiani evangelici, ha finanziato una grande campagna propagandistica che potesse portare alla situazione attuale. Realizzò libri di testo da introdurre nelle scuole e inviò fisicamente un manipolo di insegnanti statunitensi a cui venne affidato il compito di organizzare oltre mille corsi di formazione per indirizzare l'insegnamento verso ideologie ben precise.
L'operazione comportava vantaggi per tutti gli attori coinvolti. Agli evangelici serviva una base operativa che non fosse soggetta alle leggi statunitensi contro la discriminazione (eludendo lo statuto che permette agli stranieri di presentare denunce negli Stati Uniti, così come avvenuto quando un'associazione denunciò Scott Lively in seguito al suo tentativo di far introdurre la pena di morte per i gay in Uganda). Alla Russia faceva comodo l'introduzione di un fanatismo religioso (cosa assai diversa da un sentimento religioso) per cui bastasse costruire chiese e grandi statue di santi per accontentare una popolazione che moriva di fame, distraendola dai veri problemi e dagli intrighi di palazzo. In fondo sostenere che una legge debba essere approvata per volontà di Dio è assai più semplice che dover presentare argomentazioni valide sul piano razionale.

Dietro la regia di questa grande operazione geopolitica, a risultare quasi onnipresente è il World Congress of Families, un'associazione-ombrello che racchiude una lunga lista di associazioni cristiane conservatrici. Tra i parther figurano anche l'American Family Association, l'Americans for Truth About Homosexuality, l'Alliance Defense Fund (di cui Gianfranco Amato è il rappresentante italiano), l'Alliance for the Family e via discorrendo. C'è anche l'associazione italiana Luci sull'Est, per la difesa dei valori cristiani e CitizenGo (fondata insieme ad HazteOír da Ignacio Arsuaga, supporter della Manif pour tous francese e affiliato della ActRight, a sua volta creata da Brian Brown della National Organization for Marriage).
Nel 2012, la World Congress of Families contribuì a fondare il gruppo russo FamilyPolicy.ru, direttamente collegato alla Fondazione San Basilio di proprietà del magnate russo Konstantin Malofeev (peraltro già in contatto con Brian Brown e con la National Organization for Marriage). Il tutto attraverso una fitta rete di collegamenti economici, finanziari e politici fra l'estrema destra statunitense e i gruppi nazionalisti russi.
Un anello di congiunzione tra tutte queste realtà pare rappresentato da Alexey Komov, il quale rappresenta contemporaneamente il World Congress of Families, il FamilyPolicy.Ru e la Fondazione San Basilio.

Alcuni documenti riservati, intercettati lo scorso anno da un gruppo di hacker anti-governativi russi, mostrano parte della corrispondenza intercorsa tra Alexey Komov ed alcuni alti funzionari russi, come l'ultranazionalista Alexander Dugin e il finanziere Konstantin Malofeev. Tra quei file figura anche l'elenco di una serie funzionari governativi, leader religiosi e attivisti che hanno partecipato alle loro conferenze, fra cui ben 23 italiani tra cui presidente di ProVita Onlus, Toni Brandi, che viene indicato come «membro del comitato consultivo».
Nella lista sono inclusi anche i nomi del francese Aymeric Chauprade, membro del Parlamento Europeo tra le fila del partito di estrema destra Front National, il ministro ungherese per gli affari familiari Katalin Veresné Novák e la first lady del Kirghizistan, Raisa Atambaeva. C'è poi Alessandro Fiore (caporedattore di ProVita) e Andrea Giovanazzi (direttore commerciale di ProVita), Luca Giuseppe Volontè (presidente della Fondazione Novae Terrae) e Silvio Dalla Valle (a capo dell'Associazione per la Difesa dei valori cristiani), il segretario dell'Associazione Famiglia Piccola Chiesa - Movimento Dell’amore Familiare, il direttore di Russia News e un rappresentante dell'Associazione Cristo Re di Livorno.

Il sodalizio tra Toni Brandi e Alexey Komov non è certo una novità. i due tennero un ciclo di conferenze volte ad inneggiare alla Russia come ad un faro per la cristianità grazie ad un «rinascita spirituale» che si sostanzia in 30.000 nuove chiese (200 solo a Mosca) e in una politica demografica che intende contrastare la rivoluzione «post-trotskista».
Dinnanzi a quegli incontri, Il Corriere delle Alpi parlò di «folla e applausi per il console russo», mentre l'agenzia stampa cattolica Zenit optò per un «con la Russia cristiana per uscire dalla decadenza» prima di spiegare che «tra i relatori era presente anche il presidente del Congresso mondiale delle famiglie e ambasciatore Onu, il russo Alexey Komov, da anni impegnato nella difesa e nella promozione della famiglia». A sancire la benedizione di quegli incontri da parte della Chiesa Cattolica ci pensò il vescovo di Livorno, monsignor Giusti, che sponsorizzò l'evento. C'è da chiedersi se ad alimentare il suo entusiasmo non siano state quelle curiose tesi volte a sostenere che «l'Occidente è in balia di una nuova e viscerale fisionomia di totalitarismo, somma della ricerca di sempre nuove forme di occultismo ed un omosessualismo sfrenato».
In realtà Komov non è né un console, né tantomeno un ambasciatore Onu. È un ex gestore di un locale notturno di Mosca che si è improvvisamente convertito all'ortodossia radicale, ha preso i voti ed è divenuto rappresentante della Commissione per la Famiglia della Chiesa Ortodossa. Ora lavora per la Fondazione San Basilio come dipendente dell'oligarca Malofeev. I titoli onorifici che la stampa cattolica gli attribuisce erroneamente, spesso dipendono dal fatto che si presenti al pubblico come ambasciatore del Congresso Mondiale per le Famiglie presso l'Onu. Un titolo inesistente che si è auto-attribuito, un po' come se qualcuno decidesse di auto-nominarsi ambasciatore all'Onu del proprio pianerottolo.

Ma dinnanzi a quei convegni, l'analisi più lucida è probabilmente quella realizzata da Questotrentino. Un interessante articolo di Osvaldo Maffei preferisce provare ad indagare su chi abbia organizzato gli incontri, sottolineando come tutto riporti sempre e solo all'estrema destra ultranazionalista. Forse non un caso, soprattutto se si considera come l'ultranazionalista Malofeev risulti anche fra i principali finanziatori dell'invasione dell'Ucraina.
Si apre così il capitolo dei legami politici di Komov. Nel dicembre 2013 fu Gianluca Savoini, presidente dell'associazione Lombardia-Russia, a volerlo ospite al congresso nazionale della Lega Nord che portò all'elezione di Matteo Salvini. Komov si presentò accompagnato dal parlamentare di Russia Unita Viktor Zubarev. In un'intervista rilasciata a La Padania, affermò: «Noi e i leghisti abbiamo importanti valori in comune, in particolare la difesa della famiglia tradizionale, l'opposizione all'immigrazione selvaggia, la lotta al "politicamente corretto" che in realtà serve soltanto a chi non vuole far cambiare nulla».
Da lì a poco, Komov venne anche nominato presidente onorario di Lombardia-Russia ed ancor oggi detiene quel titolo.

Sempre legato a Komov c'è anche Aleksandr Dugin, ospite d'onore ad un convegno del 2015 patrocinato dall'associazione Lombardia-Russia e dal circolo di estrema destra Prudhon. Riprendendo l'analisi fatta ai tempi da Linkiesta, appuriamo come Dugin sia il teorico dell'edificazione di un vasto “impero euro-asiatico”, una “Terza Roma” da contrapporre alla degradata America mondialista, cioè l'unità d'Eurasia, una teoria geopolitica elaborata negli anni ’60 dall'ex SS Jean Thiriart relativa alla creazione di un blocco continentale da Dublino a Vladivostok. Importante è anche sottolineare come Dugin non sia un semplice teorico isolato, ma collabori all'entourage di Putin. Nel 1997 proclamò l'arrivo in Russia di «un fascismo genuino, vero, radicalmente rivoluzionario e coerente».
Due mesi più tardi Claudio d'Amico, responsabile per le relazioni estere della Lega Nord, fu ospite di un programma televisivo russo condotto da Komov, nel quale dichiarò: «Da sempre la Lega Nord ha ribadito che l'Europa inizia a Dublino e finisce a Vladivostok». Parole che paiono sottintendere un'adesione politica del suo partito al progetto Euroasiatico, ossia quel progetto tanto caro a Putin che vedrebbe in Mosca la capitale politica e culturale di una nuova realtà politica contrapposta agli Stati Uniti.

A farci comprendere che tale ipotesi non sia fantapolitica è come il Congresso degli Stati Uniti abbia incaricato James Clapper, direttore nazionale dell'intelligence americana, di indagare su una presunta serie di fondi clandestini che nell'ultimo decennio sarebbero partiti dalle casse della Russia per finanziare i partiti euro-scettici. L'ipotesi è che Mosca non voglia permettere l'espansione della Nato nelle ex repubbliche sovietiche, traendo beneficio dalla possibile disgregazione politica dell'Unione Europea.
Il Sunday Telegraph ipotizza che quei fondi possano essere stati destinati al partito di estrema destra ungherese Jobbik, ai nazisti di Alba Dorata in Grecia e alla Lega Nord in Italia. Nomi a cui, ovviamente, si somma il Front National di Marine Le Pen che è già stato coinvolto in un processo che riguarda i finanziamenti elettorali di «nove milioni di euro di prestito da una banca di Mosca» nel 2012 e 2014.

Si è partiti dal Family day ed è lì che si torna dopo che Brandi ha annunciato con entusiasmo la partecipazione di Komov all'evento romano. Ma non solo, nelle ultime ore è sempre ProVita ad annunciare che alla loro manifestazione ci sarà anche l'ungherese Edith Frivaldszky, promotrice di un'iniziativa volta a ridefinire il matrimonio come un'unione riservate alle sole coppie europee a livello europa, cancellando dalla Costituzione ogni garanzia per la libera circolazione di gay e lesbiche all'interno dell'unione.
La donna risulta anche il segretario generale della European federation of Catholic Family Associations che opera in stretto contatto con i leader della Chiesa Ortosossa russa. Altri legami includono la National Organization for Marriage di Brian Brown, La Manif Pour Tous francese, CitizenGo e l'Alliance Defending Freedom in cui opera Gianfranco Amato.

In tale ottica si spiega anche quella presa di posizione così netta da parte della Lega Nord, pronta persino ad inviare gonfaloni da tutte le regioni in cui è al potere. E se è facile bollare come una buffonata un Buonanno pronto a dichiarare alla televisione russa che lui ha un orologio sempre puntato sull'ora di Mosca, più seria è la questione di un Roberto Maroni che si presta ad un braccio di ferro contro la popolazione lombarda al fine di schierarsi dalla parte di Dugin e della "Terza Roma".
Una posizione che Michele Serra ritiene abbia tolto definitivamente «quella sottile patina di moderatismo» sino a «schiacciare la Lega, tutta intera, in uno spazio politico molto più angusto rispetto alle ambizioni salviniane» dato che «sommando all'intolleranza etnica l'intolleranza etica, la Lega salda definitivamente il suo destino a quello della destra più ottusa». E chi mette sul piatto una posta simile, difficilmente lo farebbe se non ci fossero pressioni o interessi forti.
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