Il giudice sportivo non ha ravvisato omofobia nelle parole omofobe di Sarri perché Mancini non è gay



Il giudice sportivo Giampaolo Tosel ha deciso di sospendere per sole due giornate l'allenatore del Napoli dopo gli insulti omofobi lanciati a Mancini. Secondo il giudice sportivo, infatti, l'aver dato del «frocio» e del «finocchio» ad un collega non avrebbe alcun intento discriminatorio perché Mancini non è omosessuale. Da qui la decisione di ritenerli degli insulti senza alcun riconoscimento per l'aggravante omofoba.
Non male per parole che sembrerebbero più omofobe che insulti, dato che non c'è nulla di male nell'essere gay ma c'è molto omofobia nel ritenere che tale ipotesi possa essere ritenuta offensiva se lanciata verso qualcun altro.

Proprio riguardo alla vicenda, Stefano Sechi di Omofobiastop ha deciso di scrivere una lettera in cui spiega all'allenatore del Napoli il perché quella parole possano ferire tanti giovani che non erano in campo in quel preciso momento:

Caro mister Sarri,
sono Stefano Sechi, un giovane di 22 anni di Torino. Qualche mese fa, fui avvicinato su un autobus da due ragazzi che, dopo avermi urlato «finocchio» mi presero a pugni.
Non mi fecero male i cazzotti, quel dolore passa. Ma le parole che pronunciarono, urlando, perchè tutti sentissero, perchè tutti sapessero, quelle erano la vera umiliazione.
Ogni giorno in Italia siamo costretti a vivere soprusi, violenze, offese: ma non basta. Non basta che questa società "civile" ci tratti sempre come rifiuti dell'umanità, feccia, gentaglia.
Non basta che dobbiamo scendere in piazza per cercare di vederci riconosciuta un po' di dignità da quelle persone che, come anche lei ha dimostrato essere col suo comportamento, sono convinte di avere una superiorità morale, etica e anche sessuale.
È arrivato il momento di tornare a pesare le parole. Le parole possono far più male di qualsiasi pugno, e possono uccidere più di qualsiasi arma.
Dopo questa aggressione, ho deciso di mettermi a disposizione per tutte quelle persone che come me sono state vittime di questa piaga sociale, ho anche lanciato un movimento, Omofobiastop, che è anche su Facebook, e la invito a seguirlo.
Io ho cercato di dare una svolta alla mia vita, ho cercato di trasformare il vostro odio, in un punto di forza. Ma non tutti hanno la stessa mia sensibilità.
Vorrei prendere d'esempio un ragazzino di 13 anni, che era sbeffeggiato da tutti, veniva chiamato "checchina". Lui, una sera d'inverno, dopo aver visto un film sull'ibernazione, uscì di casa e si sdraiò in mezzo alla neve. Lo trovarono così la mattina dopo, addormentato per sempre. Aveva lasciato un biglietto: "spero di svegliarmi in un Mondo più gentile".
È per questo che la parola "finocchio" non può più scappare.
So che una volta, nel calcio, gli allenatori venivano chiamati "maestri", perché erano un punto di riferimento per i giocatori, perché davano esempio di vita, perché avevano per tutti la parola giusta.
Lei si sente degno di quel nome?
Io non so fino a che punto si sia pentito, ma una cosa tenevo a dirgliela, mister: non vorrei mai averLa come mio "maestro", ma volevo aggiungere anche che quel pugno me l'ha tirato anche lei. Si senta (almeno un po') colpevole.
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