Il vescovo di Brescia: «I gay rinuncino alla realizzazione personale per privilegiare gli eterosessuali»



Appare a dir poco agghiacciante la presa di posizione contro le famiglie gay da parte di monsignor Luciano Monari, vescovo di Brescia, in un editoriale pubblicato sulla rivista diocesana La Voce del Popolo.
Il religioso sostiene che «quando si chiede il riconoscimento civile dell’unione di fatto, ciò che è in gioco sono essenzialmente dei diritti. La coppia di fatto chiede allo stato di riconoscerle un certo numero di vantaggi che fino ad oggi erano riservati alla famiglia: reversibilità della pensione, diritto all'eredità, diritto ad adottare dei bambini… A questi diritti non corrispondono dei doveri codificati; ciascun componente della coppia può lasciare il partner solo che lo desideri senza dover giustificare la sua scelta perché non ha assunto dei doveri nei confronti della collettività. La convivenza rimane solamente un “fatto”, non diventa un valore sociale. Questa modalità di rapporto è notevolmente più moderna del matrimonio e risponde meglio al modello attuale di produzione. Proprio perché i vincoli di coppia sono meno rigidi che in una famiglia, la disponibilità alle esigenze del lavoro è più grande. Un passo avanti, quindi? Temo di no. La società civile è chiamata a garantire ai suoi componenti il maggior numero di opportunità concrete di realizzazione di sé. Ma la società nasce solo quando i singoli rinunciano ad alcuni spazi di realizzazione personale e permettono, in questo modo, la creazione di uno spazio comune di vita nel quale ‘si gioca’ con regole comuni. Solo così nascono un’economia avanzata, il commercio, la scuola».
Quindi, conclude il Vescovo, «il riconoscimento legale delle unioni civili va in direzione opposta rispetto alla creazione di una società più coesa e sicura. Probabilmente produrremo di più ma saremo più insicuri, più soli, meno capaci di sacrificarci per il bene di tutti. Abbiamo creato una società frammentata, fatta di una molteplicità di “io” separati; poi la frammentazione è diventata così profonda che si può parlare di una società liquida; se continuiamo nella stessa direzione la prossima tappa sarà una società gassosa; o no?».

Interessante è notare come il religioso cerchi di remare contro le unioni civili confondendole con le coppe di fatto, negando che l'unione fra due persone dello stesso sesso ha l'identica finalità di quello di sesso opposto (anche perché, salvo modifiche costituzionali che dovessero essere introdotte da Bagnasco, al matrimonio non corrisponde alcun dovere alla procreazione).
Folle  poi il riferimento al divorzio quasi dovesse riguardare solo i gay, a fronte di una moltitudine di coppie sposate che si separano o divorziano (fra cui anche Adinofli, leader del momenti anti-eguaglianza). Eppure pare che anche la ragione venga negata nel nome del pregiudizio di chi non sa che pesci pigliare pur di legittimare quello che appare più come un odio cieco verso le famiglie omosessuali.
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