La Lega Nord ligure si dice «orgogliosa» delle istituzioni che manifestano contro la dignità delle famiglie altrui



«Accogliamo positivamente la decisione della giunta e del governatore Toti di inviare il gonfalone della Regione Liguria alla manifestazione di Roma del 30 gennaio a difesa della famiglia e dei veri valori su cui si fonda la nostra società. A costo di essere bollati come retrogradi e antimodernisti, siamo orgogliosi che la Liguria partecipi al Family day per difendere il diritto sacrosanto di ogni bambino ad avere una mamma e un papà, senza retoriche fasulle e ideologiche che per altro rischiano di scontrarsi con i principi cardine della nostra Costituzione».
È quanto afferma il capogruppo della Lega Nord in Regione Liguria, Alessandro Piana, che applaude con entusiasmo la decisione della giunta Toti per una partecipazione istituzionalizzata alla manifestazione che vedrà l'unione dell'integralismo cattolico e dei neofascisti contro i diritti delle famiglie a loro meno gradite.
Ed ancor: «Come Lega Nord non abbiamo timore a nasconderci dietro un dito e siamo impegnati oggi a Roma, con i nostri capigruppo alla Camera Fedriga e Centinaio al Senato, in una raccolta firme contro il ddl Cirinnà perché riteniamo che “su mamma e papà non si scherza”. I nostri gruppi parlamentari hanno presentato cinquemila emendamenti al disegno di legge proprio per difendere i diritti dei più piccoli ad avere una madre e un padre. Siamo dalla parte dei bambini senza se e senza ma, senza ipocrisie, quelle ipocrisie che invece sono molto forti all'interno del Pd che da una parte presenta un disegno di legge che aprirebbe la strada alle adozioni gay e dall'altra ha esponenti che propongono il carcere per chi pratica l’utero in affitto anche all'estero: la dimostrazione che la forza politica che sostiene il governo Renzi ha due facce di cui gli italiani non possono fidarsi».
Insomma, la discriminazione è ancora una volta la loro arma di propaganda elettorale mentre la negazione dei diritti ai figli delle coppie omosessuali è un sacrificio che sono disposti a compiere dato che, evidentemente, un voto vale più di una vita umana distrutta dal pregiudizio che stanno coltivando.
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