L'altolà di Mattarella: le unioni civili fra gay valgano meno di quelle tra eterosessuali



Quando Bagnasco chiama, Mattarella esegue. Ed è così che nella ben poco laica Italia, la presa di posizione del presidente della Cei pare essersi immediatamente tramutata in un diktat alla nostra politica.
Forse non ci si sarebbe potuti aspettare nulla di diverso da un presidente dell Repubblica che nel suo discorso di fine anno ha preferito esibire un presepe anziché il tricolore, ma sta di fatto che l'apatia che ha contraddistinto il suo mandato pare destina ad interrompersi con un intervento atto a  garantire che il principio di pari dignità dei cittadini sia calpestato nel nome del pregiudizio e dei distinguo clericali.
Secondo quanto riportato in un articolo di Repubblica, Sergio Mattarella riterrebbe le unioni civili troppo uguali al matrimonio e pretenderebbe che il parlamento le definisca come meno importanti se non vuole incorrere in una sua presa di posizione contro la legge. Il principio cardine indicato è il sostenere che una famiglia eterosessuale senza figli valga di più di una famiglia gay che vive nella stessa condizione, incitando il ricorso a discriminazioni basate sull'orientamento sessuale. Ad una dovranno essere garantite tutele costituzionali, all'altra un bel niente. Una dovrà vedersi pagata la reversibilità, l'altra dovrà lavorare per garantire un diritto che verrà loro negato. Insomma, i gay varranno meno e lo stato renderà una caratteristica naturale motivo di maggiori diritti e tutele, manco fosse tornata in vigore la legge sulla razza di epoca fascista.

Pare che Mattarella intende far leva sulla sentenza emessa dalla Corte Costituzionale nel 2010, la quale ritenne che i gay non avessero diritto al matrimonio egualitario dato che «i costituenti tennero presente la nozione di matrimonio che stabiliva che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso». In quella sede si preferì dare rilievo a quello che si presume fosse il pensiero dell'epoca del parlamento rispetto alle parole scritte nero su bianco nella Costituzione (la quale non cita mai il sesso dei coniugi). Ma quello che era un mero cavillo a cui appigliarsi per non garantire l'obbligo costituzionale al matrimonio egualitario, ora pare venga ritenuto motivo per far sì che il parlamento legiferi al minimo sindacale. Nonostante la Consulta abbia chiarito che il governo potrebbe approvare il matrimonio egualitario, si si appella ad un cavillo per chiedere che sia concesso il meno possibile.
Grave è anche come la posizione del Colle voglia legittimare la propaganda neofascista che indicherebbe nella Costituzione un distinguo di stampo fascista volto a ritenere che l'orientamento sessuale debba garantire maggiori diritti.

L'evidente strumentalizzazione della Carta Costituzionale viene testimoniata anche da come un parlamento parzialmente illegittimo abbia tranquillamente modificato 50 articoli della Costituzione ed ora si appigli ad ostacoli inesistenti per istituzionalizzare la discriminazione. Il tutto con un'evidente presa in giro dei cittadini dato che, senza le fantasiose interpretazioni di stampo clericale, in quel testo non c'è alcuna traccia di distinguo volti a ritenere che le caratteristiche naturali possano influire sull'accesso al matrimonio. Anzi, l'invito a riconoscere il matrimonio naturale pare proprio un impegno a dover riconoscere ciò che avviene nella società e, che ai preti piaccia o meno, le famiglie gay già sono realtà.
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