Le segnalazioni di massa continuano ad imporre il silenzio a chi contesta l'integralismo cattolico



Pare proprio che chiunque osi dissentire dal pensiero unico dell'integralismo cattolico finisca vittima di segnalazioni di massa atte ad impedirgli l'espressione delle proprie idee. È capitato alla pagina Facebook del Progetto Gionata, è capitato a Gayburg e capita anche a singoli utenti.

Un nuovo episodio ha avuto inizio lo scorso dicembre, quando il blogger Dario Accolla si permise di esprimere su Twitter la propria opinione riguardo all'atteggiamento poco trasparente del Pd (troppo ambiguo in merito alla possibilità di cancellare le stepchild adoption pur di ottenere un'alleanza con Alfano in vista delle amministrative). Immancabilmente la Manif pour tous si inserì nella discussione per scrivere i suoi soliti slogan e per lanciare insulti fini a sé stessi.
L'organizzazione integralista non si fece problemi neppure ad accanirsi su una singola persona, peraltro ricorrendo persino a insulti gravi nei confronti famiglia della sua vittima. «Se i tuoi sono mancati non è che devi negarli agli altri», scrissero.
Ovviamente non c'è una base dietro quella affermazione, solo la volontà di offendere. I genitori di Accolla sono persone presenti ed attente, a cui va il merito di non non aver mai fatto mancare nulla ai loro figli. Eppure, a nome di una intera organizzazione, qualcuno ha pensato di offenderli. Chissà, forse li ritenevano immeritevoli di dignità perché hanno dato alla luce anche un figlio gay o forse speravano di propagandare le screditati ipotesi di Nicolosi che vedono nell'omosessualità una "malattia" legata alla carenza della figura paterna. Fatto sta che nessuno si è mai permesso di tirare in ballo i genitori di Savarese nel contestare i deliri di loro figlio, ma pare che la stessa attenzione non giunga da parte loro.

La discussione finì lì, ma ci sono stati degli strascichi. Come spesso accade a chiunque osi ribattere al quella associazione, anche Accolla è divenuto vittima una sorta di bullismo da parte degli adepti del gruppo integralista.
Tra i vari messaggi anche un invito ad uccidersi: «Levati dal caxxo velocemente. Quel mangiamerda del Mieli, dopo un po' di delirio, ha fatto presto... su su! Sei sulle sue orme». Qualcuno ha fatto giustamente notare che quella è istigazione al suicidio (un reato penale) e che forse avrebbe avuto senso fare uno screenshot di un'affermazione tanto grave. In tutta risposta, l'autore del tweet è tornato ad ostentare tutta la sua violenza ed arroganza nell'asserire:  «Salva anche sto cazzo». È a quel punto Accolla ha commentato: «e dopo la segnalazione di Manif, arrivano i fan e palesano la loro consueta eleganza».

Ebbene, questa mattina Twitter ha notificato ad Accolla il blocco del suo profilo. Dopo una serie di verifiche sulla sua identità, gli ha imposto la cancellazione del messaggio in cui commentava gli insulti subiti. «Poi Twitter mi spiegherà come mai ha bloccato il mio account per un tweet in cui denunciavo insulti omofobi contro di me», ha scritto una tornato in possesso del suo account.
Ma forse una spiegazione andrebbe data a tutti, dato che è sempre più evidente come l'istigazione all'odio venga tollerata mentre le opinione lecite vengono messe a tacere. La tattica utilizzata pare sempre quella si segnalazioni anonime, probabilmente sufficientemente numerose per dar seguito a provvedimenti automatici con cui i vari social network cercano di tutelarsi.
Peccato che tutto ciò sia allarmante, in contesto orwelliano in cui pare che il Grande Fratello sia in ascolto e pronto a mettere a tacere qualsiasi dissenso. Con buona pace per la libertà di opinione che quegli stessi gruppi dissero di voler difendere con la loro opposizione a qualunque provvedimento verso i reati di matrice omofobica.

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