L'editoriale di Sallusti che mette sullo stesso piano omosessualità e pedofilia



Il messaggio è chiaro: la politica è affar loro e i cittadini non devono poter sapere che cosa facciano i loro rappresentanti. Un politico deve avere il diritto di votare contro gli interessi della popolazione senza che nessuno debba poter conoscere le sue responsabilità. Questo, ovviamente, a patto che il suo voto sia a favore del pensiero unico dell'integralismo cattolico e che quel gesto sia utile alla campagna elettorale delle'estrema destra. In caso contrario, l'integralismo cattolico può compilare tutte le liste che vuole e fornire qualunque indirizzo desidera, perché dalla parte politica che porta voti al suo editore.

A sostenerlo è Alessandro Sallusti in un editoriale pubblicato su Il Giornale. E a far ben comprendere come quella posizione voglia risultare l'ennesima propaganda all'odio è come il direttore abbia titolato il tutto "Se i gay da perseguitati diventano persecutori" prima di inserire uno scatto di Oliviero Toscani già utilizzato da Fratelli d'Italia con fini dispregiativi nei confronti delle famiglie omogenitoriali.

L'editoriale passa poi a mettere sullo stesso livello omosessualità e pedofilia, sostenendo che qualsiasi riconoscimento all'unione di due uomini o qualunque forma di protezione sociale che non preveda privilegi basati sull'orientamento sessuale, porterebbe a distruggere una società. Una società dove si plaude ai presidenti del consiglio che vanno con minorenni ma in cui si teme l'amore fra due uomini. Scrive:

Penso anche che un coppia omo o etero che sia debba potersi tutelare reciprocamente e che lo Stato bene fa a introdurre nel diritto strumenti in grado di garantirlo. Ma andare oltre cioè parificare qualsiasi amore a quello tra uomo e donna - significa entrare in un campo minato. Come la mettiamo con la poligamia, con la pedofilia tra un adulto e una bambina innamorata e consenziente? E se - per paradosso - uno è innamorato del suo gatto può pretendere per lui la reversibilità della pensione? Non scherziamo. Libero amore in libero Stato, questo sempre. Ma uno Stato deve anche essere libero di dire dei no se una richiesta può minare, direttamente o indirettamente, la tenuta del sistema sociale e valoriale su cui è fondato.

Non poteva poi mancare il ricorso alla solita balla dell'«utero in affitto», ormai un vero tormentone fra chi vuole che alcune coppie valgano meno delle altre nel nome di un argomento che non è neppure in discussione nella legge che si contesta. Ma dato che l'editoriale pare più una lode ad una nuova legge sulla razza, ecco che Sallusti scrive:

Per esempio, che i bambini non si comperano, non si ordinano a terzi, non li si costruiscono in laboratorio. Questo vale sia per coppie omo che etero. Perché tra le tante eguaglianze e i tanti diritti da rispettare, ci sono anche i loro, convitati di pietra di questa discussione.

Poco chiaro è perché allora non dedichi altrettanto spazio a chiedere che la legge del 2983 con cui la stepchild adoption viene prevista per tutte le coppie eterosessuali o perché pare non interessargli raccontare di come la Russia preveda la maternità surrogata solo alle coppie eterosessuali che posano veder riconosciute la prole in Italia. Ma, soprattutto, si informi sul fatto che la maternità surrogata non è certo l'unico modo con cui di uomini o due donne possono aver figli... e ci dica che dobbiamo fare a quest'ultimi? Dovremmo privati dei loro diritti perché a lui poco graditi? Bisognerebbe sopprimerli?
Una risposta sarebbe gradita, ma si sa, chi gode di diritti che poi vuole negare agli altri è poi pronto a parlare di «persecuzione» se qualcuno chiede conto di certe posizioni...
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