Maria De Filippi racconta l'omofobia in prima serata e precisa: «Essere gay non è un motivo di vergogna»



In Italia l'omofobia è un problema più che tangibile. Migliaia di ragazzi gay sono quotidianamente vittima di continue umiliazioni e vessazioni da parte dei genitori, ossia da parte di quelle persone che dovrebbero proteggerli. Una di queste storie è stata raccontata durante la puntata di "C'è posta per te" trasmessa sabato sera su Canale 5.
In studio c'era Salvatore, un degno rappresentante della "famiglia tradizionale" tanto elogiata dall'integralismo cattolico. Ha raccontato di essersi sempre sentito nel diritto di decidere tutto in casa, di pretendere che la moglie rispettasse i suoi orari e gli  facesse trovare la cena pronta quando a lui più piaceva. Ha anche raccontato di averla trattata male e presa a parolacce qualora non risultasse sottomessa, così come auspicato nei peggiori romanzi della Miriano. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che l'ha convinta a cacciarlo di casa è come l'uomo abbia reagito al coming out del figlio, inviandogli alcuni sms in cui diceva di esserei pentito di averlo messo al mondo e in cui gli augurava di morire. Questo, peraltro, dopo che il figlio era stato costretto a trasferirsi dalla nonna e ad abbandonare la sua casa per paura del padre.
È una storia di ordinaria omofobia, probabilmente simile a quelle che chiunque noi ha avuto modo di ascoltare. Eppure pare importante che se ne sia parlato in un programma popolare così seguito, in cui qualche spettatore magari è caduto nel tranello della propaganda integralista ed è stato spinto a credere che l'omofobia sia un'invenzione (così come Amato è solito sostenere durante i suoi convegni di disinformazione con tanto di patrocini pubblici).
Ma non solo. Maria de Filippi, già dichiaratasi favorevole alle adozioni e ai matrimoni gay, ha anche sottolineato come non ci sia nulla da vergognarsi nell'essere omosessuali. Parole ovvie ma che paiono importanti se proposte al pubblico generalista da un personaggio così amato.
In conclusone la madre ha deciso di proteggere suo figlio e non ha rivoluto in casa un marito violento e omofobo. Lo stesso ha deciso il figlio, tornato finalmente a vivere dopo aver dovuto vivere in una prigione fatta di menzogne e paura a causa di un padre incapaci di accettarlo per ciò che è.

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