Planned Parenthood: il video sulla vendita feti era solo una montatura degli anti-abortisti



«Ciao, mi chiamo Deborah e vendo aborti fatti a pezzi», «Vidi un bimbo abortito il cui cuore batteva», «Vende teste di bambino intatte per 50$». Sono questi alcuni dei titoli scelti dalla stampa integralista cattolica per attaccare le cliniche Planned Parenthood ed accusarle di vendere pezzi di bambini abortiti.
In totale sono 122 gli articoli sul tema pubblicati dall'associazione ProVita, 44 quelli pubblicati da Adinolfi e 559 le menzioni riscontrate sul blog di Costanza Miriano. Ogni più raccapricciante dettaglio è stato raccontato con una perversa dovizia di particolari. Peccato fosse tutto falso.
Un gran giurì di Houston ha appurato come non esistesse alcun traffico di feti abortiti e come l'intera vicenda fosse solo una montatura messa in atto di un gruppo anti-abortista. La corte ha stabilito che l'organizzazione non ha commesso alcun reato, procedendo invece all'incriminazione degli anti-abortisti appartenenti al "Centro per il progresso medico" che sono ora accusati di aver registrato illegalmente, manipolato e alterato alcuni discorsi pronunciati da dirigenti dell'organizzazione non profit per i servizi medici legati alla genitorialità pianificata.
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