Quello che parteciperanno al Family day: «Contro i matrimoni gay ci vogliono le camere a gas»



«Facciamo una legge per "presunti diritti" di questi individui? Figli in adozione? Impensabile, assurdo, disgustoso». È quanto scrive su Twitter uno dei tanti account di istigazione all'odio nel rilanciare le solite immagini decontestualizzate della propaganda anti-gay.
La logica adottata è sempre la stesa: si prendono immagini provenienti dall'intero globo e si chiede che alcune persone siano discriminate nel nome di singoli episodi decontestualizzati. Immancabile anche la presenza di un gruppo nudista canadese che dovrebbe spiegare che i gay sono depravati, nonostante la matrice del gruppo sia eterosessuale e numerose coppie etero partecipino nude alla parate canadesi sulla base di quella che è la legge dello stato. Ma dato che qui è di propaganda che si parla, ecco che si nega qualunque importanza ai costumi nazionali e che si elimina ciò che non si vuol far vedere pur di attribuire significati diversi a delle immagini.
Una comunicazione disgustosa a cui sarebbe facile rispondere per le rime dato che migliaia di immagini e di notizie potrebbero far porre dubbi sul fatto che si sarebbe disposti a dare i priori figli in mani di certe coppie eterosessuale, eppure è una denigrazione gratuita che riscuote sempre un grande successo fra quei sedicenti cristiani che venderebbero la madre pur di sentirsi legittimati ad odiare il prossimo.

Ma ciò che preoccupa maggiormente è come questa gente, fomentata da quell'integralismo che fra poco darà vita ad un Family day in cui dare libero sfogo a qualunque forma di pregiudizio, stia legittimando un ritorno al neonazismo. Ed è così che un personaggio che si presenta con l'immagine di Mussolini aggiunge: «ci vuole questo: Zyklon B».
Il Zyklon B era il nome commerciale di un agente fumigante a base di acido cianidrico utilizzato come agente tossico nelle camere a gas di alcuni campi di sterminio nazisti. Ecco l'immagine della bella gente che acclamerà Adinolfi contro i diritti della comunità lgbt.
Insomma, grazie a Malan e Giovanardi, oggi viviamo in un'Italia in cui c'è gente che firma con nome e cognome dei messaggi in cui si auspica una riapertura dei campi di concentramento. E Bagnasco si è già schierato dalla loro parte a nome della Conferenza Episcopale Italiana.
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