Secondo la NuovaBQ, i gay sono l'1% della popolazione e non c'è amore nei loro rapporti, solo sesso



Se non ci fossero persone disposte a credergli, ci sarebbe persino da ridere nel leggere le assurde motivazioni con cui l'integralismo cattolico tenta di giustificare una discriminazione istituzionalizzata senza ammettere che a muoverli sia solo la più becera omofobia e disprezzo verso il prossimo.
In tal senso, La Nuova Bussola Quotidiana ci ha deliziato con teorie di ogni genere ed ora la ritroviamo pronta a spiegarci una curiosa visione dei diritti civili in un articolo dal titolo "Le Unioni civili? Nessuno le vuole". Il giornal eintegralista scrive:

C’è davvero una esigenza da parte delle coppie omosessuali di vedersi riconosciute le Unioni civili? Pare proprio di no se andiamo a vedere cosa sta accadendo a Bologna in materia di riconoscimento di diritti peculiari alle coppie omo. Il sindaco Merola riuscì nel luglio del 2014 dopo aspre battaglie ad ottenere il riconoscimento del registro delle coppie omosessuali “sposate all’estero”. Da allora le coppie che hanno chiesto la trascrizione in tale registro sono meno di dieci. Sempre il primo cittadino di Bologna si era battuto perchè le coppie omosessuali con figli al nido o all’asilo potessero autocertificare il proprio status omogenitoriale e così ottenere alcuni benefici quali autorizzare gite, ritirare i figli a scuola e parlare con i maestri. Insomma come fossero un padre e una madre normali. Risultato: da settembre ad oggi solo sei coppie hanno usufruito di questa opportunità. Un flop che ha imbarazzato la stessa giunta comunale. Come spiegare tale insuccesso? I motivi sono almeno due. La percentuale di persone omosessuali si aggira intorno all’1% della popolazione. Tra questi coloro i quali poi fanno coppia fissa sono ancor di meno. Ancora: tra questi il numero di quelli che poi vogliono “sposarsi” scende ancora (basta vedere anche quante coppie etero convivono e non vogliono sposarsi). Ancor meno tra questi coloro i quali vogliono avere dei figli. Identiche cifre le possiamo riscontrare in giro per il mondo dove i “matrimoni” gay sono una realtà giuridica ormai consolidata da tempo. Quindi stiamo parlando di numeri irrisori che però stanno tenendo in scacco l’intero stivale sulla questione delle Unioni civili.

La loro teoria è dunque che i gay siano pochi e quindi immeritevoli di interesse da parte dello stata. Una tesi curiosa per chi ha dedicato l'attività editoriale degli ultimi due anni ad occuparsi elusivamente del tema, spesso auspicando rimandi e discussioni che potessero rendere infinita la discussione del ddl Cirinnà. Se davvero credessero a ciò che scrivono, loro stessi dovrebbero essere i primi a chiedere che la legge sia approvata al più presto in modo che l'esecutivo possa tornare ad occuparsi di altro. Eppure così non è.
Interessante è anche la disquisizione sui numeri dei beneficiari dei provvedimenti, quasi come se i diritti fossero dovuti solo se a beneficiarne è la maggioranza del Paese.
Secondo una simile logica, se centro persone lavorano in condizioni dignitose e una fosse ridotta in stato di schiavitù, il suo essere l'1% dovrebbe rappresentare un motivo sufficiente per negargli in diritto ad una vita dignitosa dato che sarebbe più importante occuparsi dei privilegi di chi vive dignitosamente. lo stesso varrebbe per le donne picchiate dai mariti (una minoranza, quindi da escludere dalle tutele) o anche degli assassini (una minoranza rispetto a chi non commette reati e quindi, stando alla loro logica, un qualcosa a di cui le leggi non dovrebbero interessarsi).
Interessante è anche come i gay diventino l'1% quando c'è da concedere dei diritti, ma vengano stimati 60 milioni di persone quando si fanno i conti sui costi della reversibilità. Molto curioso.

Giustificando la discriminazione di gay e lesbiche, aggiungono poi:

Ma c’è un secondo motivo per cui le iniziative gay friendly non attecchiscono. E’ il fatto che alle persone omosessuali semplicemente non interessano. Alle coppie omo interessa la propria sfera privata perché il baricentro del loro rapporto si incardina su una relazione meramente erotica-sentimentale. Da qui il disinteresse per la sfera pubblica. Tanto è vero che solo un manipolo di ideologi – sempre i soliti – scende in piazza a manifestare o a chiedere firme per petizioni varie. L’omosessualità è dunque per pochi e vuole essere vissuta nel privato.

Dicono dunque che i gay non sappiano cosa sia l'amore e che i loro rapporti si basino solo sul sesso. Un pregiudizio bello e buono, spacciato come verità assoluta al solo fine di legittimarne la discriminazione. Peccato che chiunque scriva cose simili, probabilmente è il primo a non sapere cosa sia l'amore.
Quando si sostiene che è necessario impedire il riconoscimento delle famiglia altrui perché si teme che la propria famiglia possa essere sgretolata da una politica che non garantisca privilegi, davvero si può pensare che si sia dinnanzi a famiglie solide governate dall'amore? O forse sono famiglie fallimentari in cui si cerca di impedire che vengano meno quei privilegi che rendono quell'unione un vantaggio economico che la possa mantenere in vita?
Chi crede davvero nell'amore e nella famiglia, difficilmente si sentirà minacciato nel sapere che gli altri possono avere i loro stessi diritti e la loro stessa libertà. ma chi ne è spaventato, forse non sa che cosa sia né l'amore, né la famiglia. Altrimenti non la si ridurrebbe a uno stereotipo che deve essere "difeso" da chi potrebbe essere felice anche senza sentirsi imposto un modello tradizionale.
3 commenti