Unioni gay come cavallo di Troia per «l'utero in affitto»? Chi lo afferma è in malafede



«I bambini non si comprano». È questo uno dei motti più gettonati dall'integralismo cattolico, ossia da quelli che vogliono mogli sottomesse ma poi si dicono preoccupati per le povere donne ucraine che vengono costrette a procreare per le coppie gay. Questo è quello che dicono, spergiurandolo come una verità rivelata. La Meloni organizza flah mob contro le unioni gay dicendo che «aprono la strada all'utero in affitto». Adinolfi si starà probabilmente fregando le mani nel contare i soldi che ha guadagnato grazie la vendita di un libro che ruota attorno a quella grossa bugia.

Il riferimento all'Ucraina non è casuale, dato che è quello uno dei Paesi citati su Canale 5 da Matrix. Eppure se dovessimo provare a consultare un sito che si occupa di maternità surrogata in Ucraina, curiosamente ci troveremmo dinnanzi a questo tipo di precisazioni:

Solamente coppie eterosessuali e ufficialmente sposate possono far implementare programmi di maternità surrogata sul territorio di Ucraina. Coppie conviventi, donne e uomini single, coppie omosessuali non possono far implementarne uno in modo legale in Ucraina.

Non va meglio con l'India, dove la maternità surrogata era riservata alle sole coppie gay ed ultimamente è stata riservata ai soli eterosessuali residenti nel Paese. Ma come, direte voi, on erano i gay a legittimare la maternità surrogata?

Questo è quello che dicono quelle persone che vorrebbero impedire l'approvazione delle unioni civili, non certo ciò che dice la verità. I numeri dimostrano chiaramente come ad accedere a tale pratica siano praticamente solo coppie eterosessuali, alle quali lo stato italiano da trentenni garantisce la stepchild adoption e la piena adozione dei figli.
Il ddl Cirinnà non cambia nulla: la maternità surrogata è e resterà illegale in Italia e legale nei Paesi in cui le leggi nazionali hanno previsto altro. L'unica differenza è che oggi alcuni bambini hanno tutele legali ed altri no, mentre la legge garantirebbe l'interesse superiore di tutti i bambini e non solo di chi è stato accolto da una famiglia eterosessuale.
L'applicazione non riguarda dunque bambini che devono nascere, ba bambini che hanno una famiglia e genitori non riconosciuti dallo stato a meno che non siano eterosessuali.

L'unica verità è che chi rilancia quegli slogan sta strumentalizzando dei neonati. Avessero almeno un briciolo di buonafede, lo direbbero che il loro scopo è solo quello di impedire che gay e lesbiche possano avere i loro stessi diritti, altrimenti non si spiegherebbe perché a tormentarli siano i figli altrui mentre fanno molta attenzione a non toccare i loro interessi.
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