Adinolfi dice di aver vinto, ma è questa l'Italia che vuole lasciare ai suoi figli?



«Non hanno i numeri, Zanda chiede il rinvio del ddl "di qualche giorno". Proveranno a comprarseli, intanto però abbiamo vinto noi». È quanto scrive Mario Adinolfi dopo la retromarcia del M5S sulle unioni civili.
Per Adinolfi il contrasto ai diritti altrui pare un gioco, al punto che sceglie un termine più adatto alle sue partite di poker che ad un qualcosa che priverà di dignità e diritti migliaia di persone e di bambini.
Parla di «vittoria» persino dinnanzi a minori spogliati da qualsiasi tutela: se domani un genitore arcobaleno dovesse abbandonare il figlio, grazie alla sua «vittoria» il piccolo non potrà rivendicare nulla. Dovrà morire in un angolo senza disturbare i festeggiamenti dell'integralismo cattolico.
Il tutto, peraltro, rievocando un'immagine che ricorda troppo da vicino i guerriglieri dell'Isis che festeggiano dinnanzi al corpo sanguinante dei gay che hanno appena gettato dal tetto del palazzo più alto della città.

Se anche dovessimo ipotizzare che Adinolfi sia un sadico e tragga piacere dalla sofferenza inflitta ad altri, pare comunque difficile capire perché stia festeggi. Di quale «vittoria» si può parlare mentre si sta lasciando ai propri figli un Paese vergognoso in cui i senatori insultano i cittadini pur di calpestare i loro diritti senza avere argomentazioni. Si festeggia perché si è fieri che Malan proponga una mozione per rendere obbligatori atti sessuali nel bel mezzo della sala consigliare dei comuni? Si festeggia perché si è emozionati dinnanzi all'arguzia politica di un Giovanardi che vuole dibattere su chi fa il «marito» o la «moglie» in una coppia formata dallo stesso sesso?
Si parla tanto del contrasto al bullismo, ma questo è bullismo di stato. C'è da festeggiare nel vivere in un paese simile? Qualcuno ha «vinto» nel lasciare questo schifo ai suoi figli?

Mi spiace, caro Adinolfi, ma hai perso anche tu. Ha peso l'Italia e hanno perso tutti integralisti che hanno un paese solo perché non gli andava di accettare che al mondo esista la diversità. In questo schifo di Italia io non ci farei mai crescere i miei figli, ma questo è il mondo a cui hanno condannato i loro.
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