Adinolfi vuole la testa della Littizzetto: chi non aderisce alla sua ideologia deve essere censurato



Il Tempo non è stato mai stato un giornale gay-friendly, così come testimoniano anche gli articoli che hanno fatto scrivere a Toni Brandi per incitare i lettori all'odio di gay e lesbiche. Ed è proprio ripercorrendo un loro articolo che è possibile ricostruire la crociata condotta da alcuni personaggi sguinzagliati da Adinolfi contro la Litizzetto.
La pietra dello scandalo è l'intervento con cui la comica ha spiegato che gli emendamenti sono di per sé una cosa buona, ma che il canguro fosse anche auspicabile dinnanzi alle prese in giro contenuti nei testi proposti dalla Lega. Ma tale storia assume toni un po' diversi nella ricostruzione del quotidiano:

Uno spot a favore della legge sulle Unioni civili. Firmato Luciana Litizzetto, con l’avallo della Rai. Domenica sera, alla trasmissione «Che Tempo che fa», la comica torinese ha sciorinato un repertorio tutto a favore del testo della Cirinnà. Prima ha iniziato parlando del «supercanguro», descritto come uno strumento che si usa per arrivare presto all’approvazione di una legge «quando il dibattito si fa incasinato» e ha attaccato i grillini per nonaverlo voluto votare «per un puntiglio» [...] Poi ha criticato gli emendamenti dell’opposizione: «Solo il 5% sono emendamenti senza, gli altri sono "emerdamenti". Non sono mancate neppure le offese ai cattolici che contrastano il ddl Cirinnà: «Prima o poi questa legge si farà, magari senza un pezzo, ma si farà per cui potete produrre tutti gli emendamenti che volete, potete scrivere sul Pirellone quello che volete, mettervi le giacche di Formigoni e incatenarvi ad Adinolfi, ma non potete fermare il futuro». E neppure Fabio Fazio si è sottratto dal fare uno spot alla legge: «Non è solo fermare il futuro ma non riconoscere il presente. È semplicemente questo, vedere come stanno le cose, aprire gli occhi».

Insomma, la solfa è sempre la stessa. Nonostante il cristianesimo non c'entri nulla (soprattutto se lo si usa riferito ad Adinolfi, ossia ad un'offesa vivente al sentimento religioso), si parla di «cattolici» ogni qualvolta ci sia la necessità di legittimare una qualche azione violenta e lesiva della dignità altrui.
E se la ricostruzione dei fatti risulta sommaria e faziosa, peggio ancora è la contusione in cui si racconta come Adinolfi si sia lagnato e i suoi fan abbiano imbrattato la bacheca del programma con insulti ed ingiurie:

Indignati i commenti del mondo cattolico: «Perché dovremmo pagare ancora il canone?». Il primo a commentare è Mario Adinolfi, direttore de La Croce e tra gli organizzatori del Family Day. «Il pistolotto della Littizzetto tutte le domeniche sulle unioni gay (citandomi con il consueto sprezzo) è ormai obbligatorio?», ha scritto su Twitter.
Molti telespettatori hanno invaso la bacheca Facebook del programma e il profilo personale della Littizzetto con commenti sprezzanti. «C'è da vergognarsi a parlare come ha fatto la Littizzetto stasera... quindi la signora, lei, lo sà qual è il nostro futuro e ovviamente in accordo con le prerogative LGBT!! …Non mi sono mai vergognato come stasera ad essere abbonato alla Rai».

Il commento citato nell'articolo de Il Tempo è stato scritto da un tizio che sulla sua bacheca Facebook ha pubblicato decine di immagini del Family day e si lancia nel sostenere che la democrazia sia in pericolo se si permette agli altri di poter esprimere liberamente idee diverse dalle sue. In fondo lo dice anche Il Tempo: i cristiani si dicono offesi dall'esistenza dei gay e quindi i gay non devono esistere per non offendere chi non li vuole.
Curioso è anche come il quotidiano abbia ignorato i 25 commenti di risposta e di critica ad una posizione tanto integralista, preferendo contare solo le opinioni scritte a raffica da gente che alterna le fotografie del Family day a quelle di santi e madonnine.
Una donna sostiene che «ha ragione chi scrive che il canone RAI andrebbe differenziato per qualità, allora sì, che certa feccia forse tornerebbe a zappare». Il tutto enunciando il suo pensiero solo dopo aver assegnato cinque stelle alla Regione Lombardia per le politiche sue anti-gay. Un'altra vuole regalare il televisore, ma non prima di aver pesantemente insultato Elton John.
Una fan dei libri di Adinolfi aggiunge poi: «Questa donna non parla: vomita». Un'altra che su Facebook segue solo ed esclusivamente gruppi omofobi, afferma: «La mia vicina di casa adora la satira della Littizzetto: da quando la segue ha risolto tutti i suoi problemi di costipazione».

Una donna che ha un profilo ricolmo di croci e madonne si lancia in una curiosa spiegazione del suo concetto di libertà di opinione: «Trovo scandaloso che si paghi con soldi pubblici una persona per prender posizione su un tema delicatissimo e senza contraddittorio! Il pensiero che non di confronta con la saggezza dei principi preternaturali è fine a se stesso! Alla signora sembra democratico non tener conto del pensiero di milioni di persone che non la pensano come lei? Se vuole esprimere antidemocraticamente le sue idee vada a vendere il suo prodotto nelle TV private!». Insomma, che una persona la possa pensare come decine di milioni di persone è inaccettabile se la signora ha un'idea diversa.

Ed ancora, c'è il partecipante del Family day che insulta la comica nello scrivere: «Vomitevole! Come ogni volta che apre bocca! Questo programma è disgustoso, di parte, servo delle lobby gay, contro la famiglia, contro l'uomo e contro i bambini! Io il canone non lo pago». E mentre ostata la sua volontà a commettere un reato, dalla sua pagina si lancia nel sostenere che a Svegliatitalia ci fossero meno di 50mila persone e che quindi loro fossero 6 milioni al Family day.
Poi, guarda a caso, l'immagine del profilo di quel tizio pare sia stata scattata sul palco del Family day (quindi tra le autorità) mentre nel suo profilo si dichiara un "giornalista" dell'associazione ProVita Onlus di Toni Brandi. Non mancano neppure i legami con il gruppo neofascista Azione Katéchon, nel quale ricorrono slogan come «Meglio un rogo di mille parole».

Quello che emerge è un gruppo organizzato di persone sempre riconducibile ai soliti gruppi, ma sufficientemente chiassoso per far sentire la loro voce. Il tutto ricorrendo sempre e solo ad insulti gratuiti, offese personali e un atteggiamento contrario alla democrazia. Il punto di partenza e di arrivo che solo loro e i loro leader devono poter parlare, chiedendo a gran voce la censura e l'oppressione di chiunque dissenta da loro. In altre parole, un gruppo che vuole un nuovo totalitarismo simile al nazismo.
E se questa gente usa i bambini per i loro scopi politici, appare difficile non notare come ci sia sì la necessità di difendere i bambini: ma devono essere difesi da questa gente e dal mondo che gli omofobi vorrebbero lasciar loro, non certo dall'educazione al rispetto di ogni diversità.
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