Afinolfi: «Ora distruggiamo il resto della legge»



Mario Adinolfi sarà probabilmente ricordato nei libri di storia come l'uomo che ha distrutto il tessuto sociale italiano al fine di vendere un giornale che probabilmente neppure sua madre sarebbe stata disposta a comprata. Un giornale che ha alimentato un odio irrazionale verso ogni diversità, santificando chi usa Dio come mezzo di distruzione di massa. A dirigerlo è un uomo che è la contraddizione di sé stesso. Inneggia a dogmi religiosi da imporre con la forza, nonostante la vita stessa di chi pratica quelle violenze ne rappresenti una violazione: lui deve poter divorziare ma gli altri non devono potersi sposare.
Come consuetudine, la sua violenza si è concretizzata sui social network, dove il guru del movimento anti-eguaglianza è tornato ad attaccare chiunque osi avere un'opinione diversa dal pensiero unico che vorrebbe imporre per legge. Attaccando Luciana Littizzetto e il suo essere favore di tutte le famiglie (e non solo di quelle che prevedono una ex-moglie, una nuova ragazza sposata a Las Vegas in tuta da ginnastica e figlie concepite in rapporti sessuali sparsi), scrive: «Il pistolotto della Littizzetto tutte le domeniche sulle unioni gay è ormai obbligatorio?».
Certo, verrebbe da chiedersi se siano obbligatori anche i suoi grugniti, proposti on insistenza in televisione per promuovere una società d'odio in cui la diversità sia distrutta nel nome di un nuovo nazionalismo basato sull'orientamento sessuale. Un mondo in cui chi nasce omosessuali è condannata a subire la sua violenza e al sua promozione della violenza. Grazie a lui migliaia di ragazzi lgbt rischiano quotidianamente la vita e magari sono pure oggetto di violenze domestiche da parte di genitori indottrinati all'odio. Chi non è eterosessuale non ha posto nell'Italia di Adinolfi e dei suoi sanguinari seguaci. E la morte viene giustificata, sostenendo che sia necessario immolare dei ragazzini se si vuole "difendere" il proprio status quo.
Ed ancora, Adinolfi scrive pure: «Fazio e la Littizzetto violentissimi in diretta tv che irridono chi si oppone al ddl». E poi, passata qualche ora, è lui a irridere le persone che rischiano di rimanere senza diritti civili a causa sua: «La Cirinnà dice sì alla legge senza stepchild adoption dopo aver strepitato per due anni. Poveri Lgbt, che rappresentanti avete».
Una frase che racchiude anche un velato messaggio che lascia intendere come Adinolfi sappia benissimo che la sua ideologia è volta a danneggiare gay e lesbiche, probabilmente ben sapendo come lo stralcio della stephcild adoption non procurerà altri effetti se non la sistematica esclusione dai diritti dei bambini a lui non graditi. Una ritorsione nei confronti dei più indifesi, nulla di più.

Ma il suo attacco non si è esaurito lì, al punto che l'attacco alla dignità altrui lo spinge sino sino ad auspicare la piena distruzione della dignità stessa delle persone gay: «La stepchild adoption non esiste più. Ora, demoliamo il resto del ddl Cirinnà. Alfano, il Family Day non si tradisce».
Una festeggiamento che pare ricordare chi gioisce dinnanzi ad un qualche gay appena lanciato da un tetto dei palazzi siriani prima di essere lapidato a morte. Ed è davvero triste osservare chi gioisce del male che è riuscito a procurare al prossimo, peraltro violentando la religione e l'immagine di Dio per legittimare quello che appare come il male più puro. Vivere in uno stato che tollera personaggi come Adinolfi significa vivere in uno stato che non è degno di essere chiamato civile.
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