Continua l'aggressione dell'integralismo cattolico alla scuola



Continua senza sosta l'aggressione dell'integralismo cattolico ai danni della scuola e della formazione delle nuove generazioni. La modalità utilizzata è sempre la stessa: si prendono die genitori e li si spaventa a morte raccontandogli fandonie, poi li si scagli all'interno degli istituti affinché possa spargere il virus dell'integralismo. A conti fatti non serve manco essere una maggioranza, dato che pochi genitori violenti sono sufficienti per creare problemi alla dirigenza scolastica al punto da rendere più semplice interrompere qualsiasi progetto di contrasto al bullismo in modo da non avere grane. In fon dei conti associazioni come ProVita e i Giuristi per la vita denunciano nominalmente i singoli insegnanti che osano insegnare il rispetto verso il prossimo, quindi basta fare finta di niente e non si avranno grane.
È in questo contesto che il gruppo integralista Comitato Articolo 26 di Trieste ha organizzato un primo incontro di promozione dell'omofobia in una terra già devastata dalla discriminazione come il Friuli Venezia Giulia. Davanti a 50 genitori e tre sacerdoti (messi lì forse per legittimare quella crociata contro il prossimo) hanno raccontato le solite storielle su quella che sostengono sia la «genesi e delle varie espressioni dell’ideologia del gender». Si è anche spiegato quele nrome citare a casaccio pur di creare grane alla scuola nel rivendicare la «priorità educativa della famiglia&raquo, e quelli che sostengano siano «i diritti riservati ai genitori» nel poter scegliere che cosa i figli debbano conoscere e cosa gli si vuole nascondere pur di essere certi che matureranno un certo pensiero.
Ovviamente gli organizzatori hanno sostenuto l'esistenza di «corsi che stanno destando obiezioni, perché subdolamente trasmettono ai nostri figli alcuni concetti non scientifici né condivisi dai genitori, e spesso ascrivibili a diverse derive ideologiche, come quella del gender».

Sulle pagine di Corrispondenza Romana, don Samuele Cecotti dice che:

Alla riunione di Muggia, i partecipanti hanno dato vita ad un vivace dibattito, e ognuno è sembrato desideroso di impegnarsi in prima persona, ma senza protagonismi. Anzi, è stato tutto un passaggio di indirizzi e-mail e scambio di numeri di cellulare per creare una rete, o per meglio dire una realtà. Mi è venuto in mente il Family Day a Roma. Dal palco l'avv. Amato ha parlato di un popolo. Ecco, ieri sera l’abbiamo visto questo popolo, che pure in mezzo a tante difficoltà si ritrova e magari fa tardi la sera, ma desidera essere presente in difesa dei propri figli e della verità.

Ovviamente sempre ammesso che i figli crescano eterosessuali, altrimenti il clima di odio che si sta fomentando potrebbe portali a scappare dall'Italia o a propendere per atti di lesionismo se non direttamente al suicidio. ma si sa che i preti sono amorevoli verso i loro colleghi che si macchiano del crimine di pedofilia, meno con chi osa amare persone del proprio sesso.
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