Corrispondeza Romana: «Dobbiamo impedire che l'omosessualità sia percepita come normale»



Tra le tecniche più comuni per legittimare la discriminazione e promuovere l'odio c'è quella di dalla deumanizzazione l'altro, in modo tale che sia percepito come un nemico e una minaccia. È quanto pare voler fare Tommaso Scandroglio di Corrispondenza Romana in un articolo dal titolo "Il profilo del perfetto militante gay".
Il discorso parte dai soliti distinguo, sostenendo esistano dei gay buoni che subiscono in silenzio la discriminazione e dei gay cattivi che pretendono di voler avere rispetto e dignità anche se l'integralismo non è disposto a concederglieli. Ed infatti Scandroglio precisa che «non stiamo parlando della persona omosessuale che vive nel privato la propria condizione di omosessuale indifferente alle lotte culturali e politiche che si accendono fuori dalla sua camera da letto. Stiamo parlando dell’attivista arcobaleno, di quello che scrive, parla, manifesta per i cosiddetti diritti civili, di quello che aspetta il varo della legge Cirinnà come i neri d’America aspettavano la fine della schiavitù».

A quel punto si passa ad elencare ciò che rappresenterebbe «l'identikit del perfetto gay militante». Si parte dal sostenere che siano tutte persone ideologizzate:

L’ideologia. È il primo aspetto, forse il più importante e il più evidente. Il discepolo del credo omo non vede la realtà per quello che è, ma è arcigay convinto che ce ne sia un’altra, una realtà costruita a tavolino pensata per sostituire quella naturale. Chiamasi razionalismo. E così non c’è maschio e femmina, ma il gender; non c’è un solo orientamento sessuale naturale, ma molteplici; non c’è una sola famiglia, ma una infinità di modelli familiari; non è vero che il bambino ha bisogno della figura maschile e femminile per crescere, ma solo di un puro affetto asessuato. Se la realtà si ribellerà allora occorrerà farle guerra.

Ovviamente pare non esserci una sola parola che possa corrispondere alla verità, così come è curioso come si sostenga che i gay si lascino guidare da Arcigay. Se l'attivismo lgbt ha un problema, è proprio nella sua frammentazione e nella coesistenza di troppe correnti. Non è così per la vera gente ideologizzata, ossia quella che plaude il pensiero unico di Amato o che si commuove dinnanzi agli slogan propagandistici di Adinolfi. Sono tutti felici mentre ripetono a memoria ciò che gli è stato detto o mentre manifestano con cartelloni che altri hanno messo nelle loro mani.

Si passa poi a parlare di quello che la rivista integralista definisce «il gay bifronte»:

La precedente caratteristica ci traghetta ad un aspetto che ormai si è ben cristallizzato nelle comunità gay. Il militante arcobaleno presenta due volti: quello livoroso e quello gaio al limite della macchietta. I gay si sono infilati in uncul de sac da cui sarà difficile uscire. Da una parte mostrano un aspetto bellicoso: pronti a lanciare fatwa contro chiunque sia dissenziente, a bollare come omofobi i renitenti, ad attaccare fisicamente le Sentinelle in Piedi, a boicottare i prodotti degli imprenditori poco gay friendly, ad urlare da ogni blog o gazebo esistente tutta la loro indignazione e frustrazione, a colpire con attacchi hacker i siti pro family. È l’invasore minaccioso di un Paese che non è in guerra, non perché pacifico ma perché imbelle. Dall’altro ostentano una spensieratezza che sa di plastica, cioè finta perché forzata, sguaiata e carnascialesca. È la vacua vaporosità tutta colori fucsia e lustrini dei gay pride. Una fluorescenza fatua e frivola da luna park, senza consistenza. Il tutto immerso a bagnomaria in un erotismo dal gusto lascivo e provocatore, sfoggiato senza riserve e pudore. I gay allora cadono spesso nell'errore di essere la peggior caricatura di loro stessi.

Insomma, i più biechi pregiudizi vengono spacciati per verità rilevata con tanto di millantate «aggressioni fisiche» nei confronti di quelle care persone che vegliano in piedi per chiedere che altre persone non abbiano i loro stessi diritti. Poi, caso vuole che a finire in ospedale siano le vittime delle aggressioni omofobiche, ma evidentemente qui l'intento è creare odio e paura e non certo il raccontare la verità.

Come terza caratteristica, si afferma che esista «il normalizzatore».

Questa scissione schizoide tra l’iroso e il goliardico è forse l’aspetto che risulta più scostante alla gente comune. Proprio per questo motivo chi sta in cabina di regia sta tentando di eliminare tale doppiezza antitetica, cercando di avvicinare questi due poli estremi per normalizzare il più possibile la figura dell’omosessuale. L’intento –anche se appare paradossale– è quello di rendere borghese il gay, di civilizzarlo, di renderlo meno selvatico. Che il gay sia urbano e non più bombarolo ed eccentrico, che non si riesca più a distinguerlo nella massa perché ormai mimetizzato perfettamente. Caso paradigmatico è proprio il “matrimonio” gay che nell’immaginario collettivo rivoluzionario è l’istituzione più borghese che esista.

Insomma, il giornale afferma che i gay non sono persone come tutte le altre e che sia assurdo che pretendano di essere trattati come esseri umani nonostante l'integralismo ha chiaramente detto che loro non tollerano possano esistere. Si passa così alla solita manfrina su una presunto uso dei media per mentire e presentare i gay come normali (premettendo, dunque, che a loro parere non debbano essere ritenuti tali):

Ecco allora far vedere in TV la coppia lesbica con tanto di bambina che gioca sul tappeto di casa per dire che è una “famiglia normale”, ecco l’inserimento a pioggia di personaggi gay nei film e soprattutto nelle fiction, ecco il racconto sui giornali di storie drammatiche o liete, ma sempre normali, di persone che –così viene venduto in modo subliminale– sono accidentalmente omosessuali. Ora stiamo ancora vivendo la fase in cui l’omosessualità è un tratto distintivo da tutelare e custodire come ricchezza, un aspetto che nella battaglia ideologica deve essere messo in risalto.
Domani dovrà finire dietro le quinte perché ormai assimilato dalla coscienza popolare, assorbito come normale. L’omosessualità dovrà diventare come l’aria che respiriamo, impregnata di polveri sottilmente gaie che nessuno si accorgerà di respirare. E ciò che è normale non merita le prime pagine dei giornali, né discussioni al calor bianco in Parlamento. Il fine dei signori Cirinnà, Scalfarotto e Fedeli è quello di non parlare più di omosessualità perché il problema sarà risolto una volta per tutte. Così come è ormai accaduto per divorzio, aborto e fecondazione artificiale.

Specificato come il loro fine ultimo sia impedire che i gay possano essere trattati come persone normale, si torna ad elencare le caratteristiche negative di chi ha un orientamento sessuale diverso dal loro, sostenendo che esista la figura del «massimalista». Scrivono:

Il gay di oggi era il comunista radicale di ieri. Ha imparato bene la strategia mercantile la quale insegna che devi chiedere 100 per avere 10. Ecco quindi che pretende il “matrimonio” omosex, la possibilità di adottare ed avere figli propri con l’utero in affitto, rappresentanze in parlamento con quote arcobaleno, etc. Richieste massimaliste ad una società nichilista.

E dopo aver tirato in ballo il solito «utero in affitto» tanto caro alla loro propaganda (al punto che c'è da temere verrà sfoderato ormai ad oltranza dato che si è visto coem basti citare a casaccio i bambini per compiere violenze contro i figli altrui), si passa pure ad illustrare il ruolo dello «scardinatore»:

L’attivista gay è il precipitato perfetto del rivoluzionario per antonomasia. Mandati in soffitta Dio e la Chiesa, l’attuale rivoluzione è quella che riguarda la legge naturale inscritta nel cuore di ogni uomo. Il militante gay allora è lo scardinatore antropologico più efficace che c’è sulla piazza postmoderna di oggi perché capace di portarsi a casa risultati importanti su più fronti. Infatti in un colpo solo sta demolendo la sessualità, la famiglia, l’ordine naturale-biologico (vedi utero in affitto e fecondazione eterologa) e sta adagiando i bambini in una culla imbottita di disagi e sofferenze facendoli crescere in un ambiente non adatto alle loro esigenze.

La manfrina è il solito cumulo di bugie di chi ritene che la famiglai esista solo se vietata ad altri o che basti citare «l'utero in affitto» per poter inneggiare ad un ritonro del nazismo e di distinguo volti ad esaltare una nuova razza ariana basata sull'eterosessualità. Il tutto per poi concludere:

Portatore di una nuova Weltanschauung. Il militante gay, come abbiamo detto, sbarca in un mondo che non è suo, perché ogni cosa di questo mondo richiama la differenza sessuale e l’attrazione reciproca uomo-donna. È un mondo quindi che deve essere rifatto da capo a piedi secondo le linee di indirizzo omo: libri, film, abbigliamento, locali e pubblicità gay; leggi ad hoc; identità anagrafiche gender; lezioni scolastiche contro la discriminazione; giocattoli sessualmente neutri; toilette per i transgender; acquisizione alle causa di attori, sportivi e politici, etc. Un lavoro mastodontico di ripittura fin nei minimi dettagli di una realtà colorata di azzurra e rosa. Questo comporta un sistema filosofico non improvvisato, bensì una costruzione di una visione del mondo unitaria, cosa in sé, non contraddittoria, articolata e ben organizzata. Quasi fosse un organismo vivente, appunto una Weltanschauung, cioè un’idea strutturata di un mondo nuovo che sta per nascere. Dopo ovviamente che avrà ucciso quello vecchio.
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