Difendiamo i bambini, togliamo i figli alle Sentinelle in Piedi!



Il fanatismo religioso è caratterizzato dall'insopportabile vocazione a calpestare la dignità altrui nel nome di una verità ritenuta ineccepibile indipendentemente dalla verità dei fatti. Ne è un esempio il "sacrificio della ragione" descritto nel Vecchio Testamento, dove Dio chiese ad Abramo di immolare il figlio come gesto di assoluta ubbidienza. Allo stesso modo, l'anteporre l'ubbidienza alla coscienza è uno dei dogmi imposti da quasi tutti i documenti vaticani.
Personaggi come Agostino d'Ippona lodavano l'amore di Dio, ma non si facevano problemi a chiedere all'imperatore di ammazzare tutti quei cristiani che non la pensavano come lui. Il filosofo preferito dal teologo Joseph Ratzinger arrivava ad affermare di preferire lo stupro e l'incesto alla masturbazione e all'omosessualità. Recentemente una bambina di solo 9 anni è stata abusata in Brasile dal suo patrigno, rimase incinta e abortì. Il vescovo Sobrinho emise una solenne scomunica perché «lo stupro è meno grave dell’aborto».
L'elenco potrebbe proseguire all'infinito, ma tanto basta a dimostrare che il fanatismo religioso possa permettere aberrazioni del pensiero basate sull'attribuire a Dio tutto ciò che non ha merito di poter rientrare nella ragione. E questo con quali ricadute su tutti quei poveri bambini che dovessero ritrovarsi contratti a crescere in famiglia caratterizzate da genitori annebbiati dal fanatismo?

Sergio Martella, docente presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Padova, è autore di alcuni saggi in cui investiga sulla «oggettiva e palese pericolosità psichica dell'insegnamento cristiano». Racconta come «l'insegnamento cristiano è falsamente improntato all'amore universale: basta guardare il simbolo genetico del cristianesimo, il crocifisso e ciò che esso rappresenta, per capire la componente di ambivalenza sadica e masochista che questo "amore" veicola nell'inconscio dei bambini. Il sacrificio come premessa, l'esordio della vita nella colpa, l'inquietante percezione di un uso distorto dell'autorità del genitore, equiparato a Dio, nell'espropriare il corpo del figlio e nel farne l'oggetto da distruggere per le proprie incarnazioni mistiche. Quale amore ha bisogno di sacrifici umani? Può la salvezza dell'umanità derivare dalla disgrazia procurata ad un incolpevole?».
Ed ancora, riguardo all'epoca nazista, aggiunge: «Dove era Dio, si chiedono in tanti, mentre in Europa imperversavano i roghi crematori della shoa? Il Dio cristiano e antigiudaico della tradizione era là! Logica conseguenza dell'odio che aveva seminato per secoli e anche, in quegli anni, sulle pagine dell'organo vaticano, la "Civiltà Cristiana". Era assente solo sui banchi degli imputati a Norimberga, dove si è negata la verità inconfutabile che gli Ebrei sono stati perseguitati in quanto tali –Ebrei– da una identità culturale altra ed egemone: i Cristiani!».

Negli ultimi mesi l'integralismo cattolico si è sentito nel diritto di dibattere se sia giusto o meno che i gay possano esistere. Ha insultato le loro capacità genitoriali, nonostante tutti gli studi accreditati sostengano che non vi è alcuna differenza nel crescere con una mamma e un papà, due mamme o due papà. Eppure a loro non basta e, sulla base di pregiudizi e per ubbidienza all'omofobia della Chiesa, pretendono di imporre divieti e giudizi morali. Non vogliono che le altre persone possano avere i loro stessi diritti e non si fanno scrupoli neppure a prendersela con dei minorenni a cui vogliono strappare ogni tutela giuridica pur di manifestare il loro astio verso i loro genitori.
Vogliono sostenere che i gay siano cattivi genitori e che sia giusto perseguitarli e discriminarli per il bene dei bambini? Ebbene, studi scientifici assai più seri testimoniano inequivocabilmente che un fanatismo religioso può creare danni psicologici a dei poveri bambini indifesi.
L'integralismo dice anche che è compito degli adulti il tutelare i diritti dei più deboli, motivo per cui basta aderire all'ideologia di Adinolfi per sentirsi nel diritto di sostenere che i loro figli debbano essere difesi da un'educazione che rischia di essere nociva per il loro sviluppo psicologico.
ProVita dice che basta il buonsenso a capire che i gay non devono avere diritti. In realtà pare che il buonsenso basti a capire che i bambini che dovessero finire nelle loro mani rischiano di essere in pericolo. In gravissimo pericolo, dato che chi si nutre di odio difficilmente saprà dare amore. Chi passa le sue domeniche stano in piazza a legge un libro per ostentare la sua avversione verso il prossimo, potrà mai garantire un'educazione sana alla sua prole o rischia di spaventare i ragazzi al punto da costringerli a chiudersi in sé stessi perché terrorizzati da un giudizio intollerante ed integralista?
Se queste associazioni vogliono togliere i i figli ai gay, allora dovrebbero accettare le medesime regole anche verso sé stessi. Quindi è per il bene dei bambini che si dovrebbe impedire loro di sposarsi e si dovrebbe garantire il diritto inviolabile ad avere due genitori e non due persone accecate dal fanatismo, ancor più se disposti pure ad impedirgli di frequentare i corsi scolastici perché spaventati all'idea che il figli possano maturare idee personali anziché aderire ciecamente a ciò che loro gli propinano.
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