FamilyDay, ai bambini libretti propagandotici in cui si sostiene che l'omosessualità possa essere "curata"



La trasmissione televisiva "Gazebo" ha realizzato un interessante servizio che ben ci mostra il clima del family day, dalle parole di Gandolfini in cui si sosteneva che il sesso non sia un piacere e serva solo a procreare, agli slogan omofobi volti a colpire la dignità altrui. Il tutto condito con alcune minacce ai membri del governo che non dovessero piegarsi al loro volere.
Ma ciò che fa più impressione è come molti bambini siano stati portati ad un evento così violento, obbligati ad ascoltare relatori che vomitavano odio contro ogni diversità alternati da video propagandistici sul cosiddetto «utero in affitto». Un vanto per gli organizzatori, con Simone Pillon che si spinge sino a pubblicare fieramente la giustifica fatta alla figlia per l'assenza da scuola di sabato: «ha partecipato al Family day con la sua mamma e il suo papà», scrive.
Le immagini trasmesse da Rai3 ci mostrano anche come l'organizzazione abbia creato appositi video specificatamente destinati ai bambini o come i più piccoli siano stati indottrinati con clip in cui si invitava a non riconoscere i genitori non biologici di un bambino (con un'evidente mancanza di rispetto anche per i bimbi adottai, i figli di genitori divorziati o di chi non è stato cresciuto da chi l'ha messo al mondo).
Ma ciò che lascia davvero a bocca aperta è l'osservare come a come dei bambini siano stati dati in mano i libretti propagandistici realizzati dall'associazione ProVita. In quelle pagine si raccontano rapporti sessuali morbosi, di fantomatiche terapie per la "cura" dell'omosessualità, di ragazzi morti suicidi o di persone che sostengono che l'orientamento sia «una scelta». Si dice che la transessualità significhi «violentare il proprio corpo» e si nega la realtà scientifica nel sostenere che «a contribuire alla infelicità, alla depressione, all'alcolismo e all'alto tasso di suicidi dei trangender non sono coloro che li spingono a riconoscere il loro reale disagio psichico». C'è pure la ragazzina che lamenta un «un padre perennemente a caccia di avventure sessuali e di giovani fidanzati», quasi come se la vita sessuale dipendesse dall'orientamento e non dalle scelte.
C'è pure una sezione dedicata a Dolce e Gabbana, definiti «omosessuali fuori dal coro». Una definizione forse fuori luogo se si considera come i sue stilisti siano ora sotto attacco da parte degli integralisti per una posizione non più utile alla loro causa (per la serie, i gay vanno bene solo quando si denigrano).
La gente di quella piazza sostiene che "Piccolo uovo" non debba poter essere letto perché i bambini non potrebbero mai comprenderlo, eppure non si fanno problemi a dare in mano loro degli opuscoli propagandistici che trasudano discriminazione e volgarità. Citano persino il Papa nel sostenere che esista una fantomatica colonizzazione ideologica simile a quella delle dittature naziste, eppure l'impressione è che siano loro i primi a voler istigare l'odio nei propri figli, trattati come oggetti da sfruttare per campagne politiche che possano danneggiarli come persone qualora non siano eterosessuali così come i loro genitori han deciso debbano essere.

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