Gli Stadio sbugiardano Adinolfi: «Anche senza nastri arcobaleno, appoggiamo le unioni civili»



Mario Adinolfi è solito basare la sta strategia propagandistica sulla decontestualizzare dei fatti e sull'attribuzione di parole mai pronunciare a persone che intende utilizzare come oggetti utili alla sua crociata contro i diritti dei bambini e delle famiglie altrui. Non stupisce, dunque, che abbia cercato di strumentalizzare persino il festival di Sanremo per la sua campagna d'odio.
Non è appena comunicato il nome del vincitore, Adinolfi ha ha twittato: «Vincono gli Stadio, che hanno rifiutato la divisa arcobaleno e hanno celebrato il grande Lucio Dalla da artista, senza etichette».
Peccato che il suo bluff non sia durato a lungo, tant'è che che si è registrata l'immediata replica degli Stadio. Dai microfono di Rtl 102.5, la storica band ha precisato: «Appoggiamo le unioni civili. Non abbiamo indossato i nastri arcobaleno, ma questo non vuol dire che non siamo a favore o non condividiamo le unioni civili».

Come da copione, Adinolfi è poi ricorso al vittimismo e all'aggressività per rinnegare le sue stesse parole. Attaccando chi gli ha fatto notare le presa di posizione degli Stadio, l'uomo ha violentemente risposto: «non ho parlato della loro posizione politica, ho detto che sono tra i pochi che non si sono piegati al conformismo arcobaleno».
È un po' come quando Mario Adinolfi ha modificato la sua posizione sulle unioni civili e ha cancellato i suoi vecchi messaggi per negare di aver mai pronunciato determinate parole, o come quando cerca di perseguitare le persone lgbt sfruttando il concetto religioso di famiglia espresso da Papa Francesco, pur ignorando volutamente come anche il suo secondo matrimonio è stato condannato dal pontefice (ed è così che Adinolfi non mette in discussione in suo matrimonio, ma pretende che sia impedito ad altri sulla base del principio per cui tutto è a lui dovuto senza che gli altri debbano poter chiedere i suoi stessi diritti).
Ed anche riguardo al «conformismo arcobaleno» ci sarebbe da domandarsi con che coraggio possa usare simili parole dopo che la quasi totalità dei suoi seguaci ha aderito alla campagna dell'integralismo cattolico volta a marchiare i propri profili social con il simbolo "ن". In qual caso, il movimento integralista lanciò l'iniziativa contro l'Islam, sostenendo che «gli islamisti hanno iniziato a marcare tutte le case dei cristiani con un ن, spesso inscritto in un cerchio». Al di là di come la strategia comunicativa di questa gente parli sempre di "islamisti" e "omosessualisti" quasi come se ogni differenza di pensiero fosse da interpretare come un'ideologia da combattere, quel simbolo è ben presto diventato un marchio con cui alcune persone hanno iniziato ad ostentare la loro appartenenza ad una lobby massonica integralista: un simbolo di persecuzione è stato sfruttato per perseguitare altre persone dopo aver sostenuto che lo sfruttamento della religione dovesse risultare come un lasciapassare per le campagne d'odio (alzi la mano chi non è mai stato minacciato o insultato da persone che sui social si presentavano con quel marchio).
Eppure Adinolfi loda i cristiani che si espongono a favore della sua fazione ultra-integralista e violenta, ma insulta chiunque osi appoggiare cause a lui poco gradite. Il tutto imponendo con toni perentori la sua dialettica di bassa lega, basata tutta sulla denigrazione come arma per cercare di ottenere ragione.

Ma in fondo di sta parlando un una persona che il 10 febbraio diceva che i nastri arcobaleno sul palco dell'Ariston era legittimi, ma il 12 febbraio chiedeva a Renzi un intervento volto vietarli ed impedire che gli artisti potessero mostrarli. Forse è inutile provare a cercare un minimo di coerenza e un filo logico nel discorso di persone che paiono disposte a dire qualunque cosa sulla base della convenienza del momento, dato che ciò non tornerebbe utile a quel mercato dell'odio a cui Adinolfi ha messo un prezzo di copertina.
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