I nastrini arcobaleno colorano anche la seconda serata del Festival di Sanremo



Anche la seconda serata del Festival di sanremo è stata caratterizzata dai colori ranbow degli artisti che hanno deciso di aderire all'appello per manifestare il proprio supporto a favore di una rapida approvazione della legge sulle unioni civili. Ad aprire le danze è stata una nuova proposta, Ermal Meta, salito sul palco con i nastrini arcobaleno legati alla caviglia.
A lui si sono poi aggiunti Dolcenera, Valerio Scanu e Francesca Michelin. Patty Pravo si è esibita con un braccialetto arcobaleno, il maestro Vessicchio ha esibito un papillon rainbow mentre Annalisa ha preferito tracciare qui colori sulla sua mano sinistra.
E se Adinolfi gongola nel dire che lì il nastrino non l'ha visto, Elio si è esibito con la sua band vestito completamente di rosa, con un turbine di colori arcobaleno sullo sfondo in un brano dal titolo "Fermiamo l'odio". Forse avrà ragione Adinolfi nel sostenere che l'avrà fatto in onore di Peppa Pig, ma a molti il messaggio a sostegno della lotta ad ogni discriminazione è apparso più che inequivocabile.
Eros Ramazzotti è stato invece il primo ospite fuori gara ad esibire i nastrini ranbow. A passarglieli nel corso della sua performance è stata la moglie Marica, presente in prima fila. Eros lo ha sventolati a lungo e li ha mostrati nell'asserire: «Questa cosa che porto qui è importante». E qualora il messaggio non fosse stato sufficientemente chiaro, il cantante ha anche spiegato che «i figli fanno famiglia, e la famiglia è fondamentale, qualsiasi essa sia»

Una così ampia adesione all'appello di Andrea Pinna ha fatto innervosire il fronte integralista. Tra loro anche Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, che attraverso Twitter ha minacciato i vertici Rai ed ha invitato i suoi elkettori a non pagare il canone perché era la Giornata del ricordo e lui non voleva arcobaleni ma solo tricolori. Si è poi auto-attribuito il merito di aver convinto Conti a citare quella ricorrenza, salvo poi essere smentito dalla scaletta definitiva che mostrava inequivocabilmente come le parole pronunciate sul palco fossero già state programmate da tempo (e quindi non certo attribuibili alle sue sterili proteste).
Sul finire, ha pure iniziato ad azzittire e bannare chiunque gli passasse a tiro, in una modalità quasi compulsiva. Ed è presumibile ritenere che sia l'unico vicepresidente del Senato al mondo che si mette a guardare le fotografie dei profili per insultare i cittadini con frasi del tipo: «Hai lavato i capelli nel wc?».
Tra le tante, una conversazione risulta particolarmente significativa: Mentre Gasparri accusava Carlo Conti di aver fatto un «uso privato del servizio pubblico» perché non aveva impedito ai cantanti di portare sul palco i colori dell'arcobaleno, qualcuno gli ha chiesto perché mai non avesse detto niente «quando Maroni ha usato il Pirellone a suo piacimento». Un'osservazione a cui il senatore ha risposto con un: «Ha fatto benissimo». In altre parole, pare proprio che l'uomo sostenga che sia lecito usare le istituzioni per una propaganda contro la popolazione, ma debba essere punito chi chiede pari dignità per tutti. Due persi e due misure tipiche di chi vorrebbe imporre un pensiero unico basato, in questo caso tristemente su una ideologica discriminatoria e lesiva della dignità altrui.

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