Il Secolo d'Italia: «Quelli dei gay sono capricci contro natura»



Pare proprio che le destre non ce la facciano a comprendere l'ovvio: come potrebbe una legge "legittimare" ciò che non contempla? Ma dato che la propaganda si è sinora basata su una plateale menzogna, ecco che la si ripete ad oltranza pur di legittimare la discriminazione.
Con toni violenti sempre più accesi e violenti, è Secolo d'Italia a manipolare le parole di Fabrizio Marrazzo per titolare "Il vero obiettivo di gay e sinistra è l’utero in affitto: ecco la prova". Insomma, la solita propaganda elettorale che non si fa problemi a giicare con la vita altrui pur di attaccare il partito avversario.

Il giornale di estrema destra scrive:

Marrazzo ha finalmente svelato quel che tutti i contrari al testo sostengono e che i favorevoli, a cominciare da Matteo Renzi, si sforzano di nascondere arrivando a negare persino l’evidenza: il ddl è l’anticamera dell’utero in affitto, cioè l’unico aspetto del provvedimento su cui gli uni e gli altri – favorevoli e contrari – sembravano incontrarsi, almeno a parole. Infatti, in tutte queste settimane di appassionato dibattito, l’opposizione non faceva in tempo a richiamare la necessità di piazzare paletti invalicabili alla cosiddetta maternità surrogata che subito dalla maggioranza scattava una rassicurazione in tal senso.

Poi si passa alla strumentalizzare chi si oppone all'uso dei diritti civili altrui per aggravare l'efficacia della legge 40. Ed è così che il giornale di estrema destra prosegue:

E in molti vi hanno creduto. Ma era pura tattica, anzi ipocrita accondiscendenza utile a mascherare l’affitta-mamma in uno dei tanti commi o in uno dei mille rinvii a leggi, sentenze e cavilli. Meno male che è intervenuto Marrazzo a far cadere le maschere e a riportare chiarezza: «Se dovesse passare la sanzione penale per chi ricorre alla gestazione per altri –ha infatti annunciato col piglio di chi non le manda a dire– , saremo noi a proporre il referendum abrogativo». Una minaccia politica in replica alla proposta del ministro Beatrice Lorenzin che non avrebbe senso se lo scopo della legge in gestazione consistesse “solo” nel consentire alle coppie omosessuali di vivere more uxorio o di formarsi una famiglia attraverso l’adozione di minori nati o generati da uno dei partner in una loro eventuale relazione etero.

E se a non aver senso è inserire leggi repressive volute dal Vaticano in una norma che non tratta neppure quegli argomenti, si passa all'affondo. Il tutto scritto con i soliti toni che paiono voler istigare l'odio verso pratiche che si strumentalizzano e si raccontano distorte al fine di cercare di raggiungere meri fini politici:

Invece il bisogno c’era e c’è perché il vero obiettivo della senatrice Cirinnà e dei sostenitori dell’omonimo disegno di legge non è limitato alle unioni tra gay e neppure alle adozioni di minori da parte di coppie gay ma è quello di spalancare le porte ad una pratica barbara, immonda e mercificatrice che fa dello sfruttamento del corpo di una donna il presupposto giuridico per il soddisfacimento, non di diritti, ma di capricci contro natura. E la presa di posizione del Gay Center sta lì a dimostrarlo.

L'unica cosa che pare dimostrata, è che le destre venderebbero l'utero della madre pur di veder apprivare iniqui distinguo volti a garantire che i gay abbiano meno diritti di loro in base ad un presunto diritto di nascita dettato dell'orientamento sessuale.

Ed intanto in prima pagina si lanciano in insulti personali e vili nel titolare: "Vendola sarà presto papà. Anche lui aspetta l’aiutino dalla legge Cirinnà". Scrivono che:

Nichi Vendola sta per diventare papà, arso da un incontenibile desiderio di genitorialità. Con il suo compagno, Ed Testa, il leader di Sel utilizzerà (o ha già utilizzato) la pratica dell’utero in affitto (scientificamente maternità surrogata) per avere l’agognato bebè. Gli amici più stretti confermano, il lieto evento potrebbe verificarsi perfino nel giro di poche settimane. In questi giorni l’ex governatore pugliese si trova all’estero, negli Usa, forse in California. O, più facilmente, in Canada patria del suo compagno, dove la pratica dell’utero in affitto è perfettamente legale.

In realtà in Canada non c'è alcun utero in affitto, datoc he la legge vieta qualunque passaggio di denato legato alla maternità surrogata, ma evidentemente chiamare le cose con il loro nome non sarebbe servito a chi vuole solo propagandare l'odio. Ed è così che aggiungono:

Dopo il caso clamoroso del senatore dem, Sergio Lo Giudice (che ha “comprato” il figlioletto partorito a pagamento da una donna), interessato in prima persona alla legge sulle adozioni gay, arriva la notizia (confermata da Luca Telese che fa i complimenti a Vendola) che l’ex governatore della Puglia starebbe per coronare un sogno a lungo atteso.
Scappa il sospetto che la fretta di approvare la legge sulle unioni civili e la stepchild adoption (l’adozione del figliastro), come anticamera alle adozioni omosessuali, la mobilitazione parlamentare così massiccia, mentre il paese ha ben altre priorità, costituiscano un aiutino legislativo a Vendola. Proprio come per Cavaliere, accusato di “ordinare” al Parlamento leggi ad personam, costruite su misura per togliere l’ex premier dai guai giudiziari, anche per Vendola viene scodellata una legge costruita intorno ai suoi bisogni (di paternità).

Insomma, se una legge non serve ai neofascisti, allira non deve essere scritta. Si strumentalizza una persona per far credere che un intero governo si mobiliti per leggi ad-personam, un po' come quando erano loro al potere e dovevano tutelare gli interessi economici del loro leader. E datoc he alloo schifo non c'è mai fine, aggiungono pure:

«Bene, dopo aver contestato il vizietto di una legislazione ad uso e consumo di pochi –scrive Maurizio Belpietro che dedica l’editoriale al caso Vendola– un volta arrivati nella stanza dei bottoni i compagni fanno lo stesso se non peggio…». La Cirinnà, insomma, ha tutta l’aria di essere una legge costruita su misura degli omosessuali, una legge che, tra l’altro, privilegia le coppie gay con grande disponibilità economiche in grado di sostenere le spese per una pratica, l’utero in affitto, molto costosa e che alimenta un business milionario sulla pelle di donne ridotte a incubatrici.
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