La Bibbia viola la legge 40, perché i cattolici non chiedono sia ritirata?



La tanto sbandierata legge 40 afferma: «Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro».
Ebbene, sulla base di quella legge, la Bibbia dovrebbe essere ritirata e vietata dato che promuove la maternità surrogata. È al capitolo 30 della Genesi che il libro pubblicizza quella che i cattolici amano definire la «barbara pratica dell'utero in affitto»:

Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, se no io muoio!». Giacobbe s'irritò contro Rachele e disse: «Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?». Allora essa rispose: «Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, così che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch'io una mia prole per mezzo di lei». Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei. Bila concepì e partorì a Giacobbe un figlio. Rachele disse: «Dio mi ha fatto giustizia e ha anche ascoltato la mia voce, dandomi un figlio». Per questo essa lo chiamò Dan.

Si tratta dunque di un chiaro brano che promuove la maternità surrogata, peraltro incitando anche alla riduzione in schiavitù della donna che porta il figlio in grembo. E dato che gli integralisti cattolici non vogliono che i genitori possano riferirsi ai loro bambini chiamandoli «figli», sarebbe bene che chiedano la censura e la modifica della Bibbia per censurare un Rachele e il suo parlare di «figlio» dinnanzi ad un bambino partorito dalla sua schiava.
Interessante è anche osservare come la Bibbia smentisca un'altra bugia dell'integralismo cattolico, ossia il sostenere che la maternità surrogata sia prerogativa dei gay (giusto non bastassero le statistiche che già confermano come siano principalmente gli etero ad accedervi, gli unici che lo fanno anche negli stati come la Russia dove è ammessa la commercializzazione delle nascite).
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