La Stampa denuncia: falso far credere che i gay possano andare in India o Ucraina per avere figli



L'Italia s'è desta? pare proprio di sì. Aumentano gli articoli pubblicati dalla stampa generalista che denunciano le bugie dell'integralismo cattolico e dei vari convegni di disinformazione curati da personaggi come Adinolfi, Amato o Brandi.
Dopo gli articoli in cui si è raccontato che la stepchild adoption esiste da oltre trent'anni e non ha mai portato ad alcun dilagare della maternità surrogata (come sostenuto da quei personaggi che giurerebbero qualunque cosa pur di legittimare l'odio), ecco che la La Stampa ha deciso di denunciare un'altra bugia attraverso un articolo intitolato "Il falso mito dell’Ucraina: per gay e single niente utero in affitto".
Com'è noto, Amato, Brandi e compagna bella vanno in giro a sostenere che i gay si rechino in Ucraina o in India per strappare bambini piangenti a madri che sono state sfruttate per metterli al mondo. Il tutto in una ricostruzione dei fatti che mira a far leva sull'ignoranza della gente, incuranti di come le loro parole siano facilmente smentibili anche solo leggendo Wikipedia.
Ora, finalmente, questa evidenza viene rilanciata anche al grande pubblico. L'articolo spiega che «in India la pratica è aperta solo a coppie etero» e che lo tesso discorso vale in Ucraina dove single ed omosessuali non posso accedervi.
«Nella pratica per le coppie omosessuali restano solo gli Stati Uniti» spiega a La Stampa Franco Antonio Zenna, avvocato che lavora in uno studio legale di Barcellona che gestisce la surrogazione per i suoi clienti. L'uomo osserva anche come «Il fenomeno riguarda soprattutto coppie etero che stanno assieme da anni» e stima una decina di coppie italiane eterosessuali che ogni mese cercano una madre surrogata. Si nota anche come molte «vanno in Ucraina perché economico, ma non mancano casi di truffe».

Intanto anche il ministro Lorenzin appare costretta ad ammettere che nella maggioranza dei casi siano gli etero a commissionare una donna a partorire (60% contro 40% secondo la stima della sociologa Daniela Danna, il 95% di eterosessuali secondo Contract Children).
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