L'integralismo cattolico: «I gay sono schifati dagli stessi demoni. Mosè ne ha prescritto la pena di morte»



La politica degli ultimi anni ha inflitto danni irreparabili al tessuto sociale italiano, legittimando ed armando quel fondamentalismo che ora si sente legittimato a predicare odio grazie al silenzio delle istituzioni dinnanzi a vere e proprie campagne d'odio. Il messaggio che si è passato alla popolazione è che basti dichiararsi cristiani per poter inneggiare ad omicidi e genocidi, nella più totale impunità.
Siamo in quella situazione in cui dei personaggi come Gianfranco Amato, Toni Brandi o Mario Adinolfi possono permettersi di dichiararsi cristiani, motivo per cui non c'è da stupirsi se prima o poi inizieremo a ad assistere ad esecuzioni di piazza come nello stato islamico.

Per comprendere il grado di violenza a cui si è arrivati, interessante è osservare un articolo apparso blog «della resistenza cattolica» curato dal Centro Culturale San Giorgio. Si tratta di una società ferrarese che si occupa di scrivere articoli in cui l'omosessualità viene accostata al satanismo o in cui si sostiene che i gay abbiano progetti segreti volti ad eliminare l'eterosessualità dalla società. nel caso specifico si è preferito spiegare perché un buon cristiano deve sentirsi legittimato ad odiare i gay e a inneggiare alla loro morte.

Premettono che non ci sia nulla di sbagliato nella discriminazione:

L'omosessualità, o sodomia, sempre considerata dalla coscienza cristiana e occidentale come un vizio obbrobrioso, rivendica oggi visibilità e diritti nella società. Secondo i fautori della nuova ideologia omosessualista, la coscienza civile, che un tempo bollava il peccato contro natura come abominevole, dovrebbe ora riconoscerlo come un bene in sé meritevole di tutela e protezione giuridica. La legge, che un tempo reprimeva l'omosessualità, dovrebbe invece promuoverla, castigando coloro che la rifiutano e la combattono pubblicamente. L'omosessualità, in questa prospettiva, non sarebbe un vizio, e neppure una malattia o deviazione di qualsiasi genere, ma una naturale tendenza umana, da assecondare e garantire, senza porsi il problema della sua moralità. Il Magistero della Chiesa cattolica si situa agli antipodi di questo nefasto relativismo.

Si passa così al ricondurre il pregiudizio ad una forma di violenza politica, sostenendo che la legge debba impedire qualunque riconoscimento a chi ha un orientamento sessuale naturale diverso dal loro:

Questo processo rivoluzionario ha oggi un'espressione parossistica nella pretesa di promuovere l'omosessualità come un valore, e successivamente di imporla come modello di comportamento alla società intera. Tale è il significato della risoluzione approvata a Strasburgo l'8 febbraio 1994, con la quale il Parlamento Europeo chiede agli Stati membri di «aprire alle coppie omosessuali tutti gli istituti giuridici a disposizione di quelli eterosessuali» e di «intraprendere campagne [...] contro tutte le forme di discriminazione». La Chiesa insegna, al contrario, che tra la verità e l'errore, tra il bene e il male, la discriminazione e il confine deve essere netto, così come, tra la visione cattolica e quella relativista, figlia di tutte le grandi correnti eversive della storia, l'antitesi è totale. La raccolta di testi che segue, prima nel suo genere, dimostra come la condanna dell'omosessualità da parte della Chiesa è costante e inequivoca. Questa condanna, nel corso dei secoli, è stata recepita e tradotta in leggi dal diritto europeo e ha permeato la coscienza collettiva dell'Occidente cristiano. Mai, in alcun modo, la Chiesa ha legittimato il vizio omosessuale.

Puntuale arriva un qualche versetto decontestualizzato e volto a sostenere che non ci sia nulla di male nell'introdurre la pena di morte per i gay, dimenticandosi come basterebbe leggere due righe più sotto per scoprire che quella è la pena riservata anche a chi mangia un'aragosta. Scrivono:

La Sacra Scrittura condanna ripetutamente, e con la massima severità, il peccato contro natura. Nell'Antico Testamento, ad esempio, il Libro del Levitico, che contiene le prescrizioni legali dettate da Dio a Mosè per preservare il popolo eletto dalla corruzione della fede e dei costumi, contiene una severa condanna della pratica omosessuale definita come «abominio» e prescrive per i colpevoli la pena di morte. «Non accoppiarti con un maschio come si fà con la donna: è cosa abominevole […]. Tutti quelli che commetteranno tali azioni abominevoli, verranno sterminati di mezzo al popolo» (Lv 18, 22 e 29). «Se un maschio giace con un altro maschio come si fà con la donna, entrambi hanno commesso un abominio:vengano messi a morte, e il loro sangue ricada su di loro» (Lv 20,13). Analoga riprovazione viene espressa dai Profeti di Israele, come testimonia il successivo passo tratto da Isaia. «Il loro aspetto testimonia contro di loro: essi manifestano i loro peccati, come fece Sodoma, anziché nasconderli. Guai a loro! Essi si preparano la loro rovina»! (Is)

A corredo si citano anche dei personaggi vissuti millenni fa, sostenendo che la loro opinione sull'omosessualità debba legittimare violenze e discriminazioni. Si cita Gregorio Magno (540-604) e il suo sostenere che «Era giusto che i sodomiti perissero per mezzo del fuoco e dello zolfo». A Giovanni Crisostomo (344-407) si fa dire che la passione omosessuale è diabolica, mentre Caterina da Siena(1347-1380) viene utilizzata per sostenere che l'omosessualità sia un «vizio maledetto schifato dagli stessi demoni».
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