L'omofobia di Brandi e Komov crea imbarazzo: l'assessore piemontese revoca la sua adesione



L'assessore regionale piemontese Giovanni Ferraris ha deciso di ritirare la sua partecipazione dal convegno integralista in cui Toni Brandi e Alexey Komov erano stati chiamati a promuovere le leggi russe contro la cosiddetta «propaganda di rapporti non tradizionali ai minori» vigenti in Russia. Per motivi non noti, l'assenza delle istituzioni ha comportato anche una rinunzia alla partecipazione da parte del presidente dell'associazione integralista ProVita e del nazionalista russo che sta girando l'Italia a promuovere l'intolleranza.

L'imbarazzo delle istituzioni è divenuto evidente dopo le proteste da parte di Marco Giusta, presidente di Arcigay Ottavio Mai Tori, che ha commentato:

Non ci stupiamo dell'assenza di Mengele e Priebke. Quello che ci stupisce è la mancanza di altre organizzazioni esperte nella discriminazione delle persone LGBTI, visto che in Russia vengono perseguitate a causa dell'istituzione di un'omofobia di stato che trascende anche in una palese violazione dei diritti umani, riconosciuti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, che spesso sfocia in violenza, tortura e omicidio. Vogliamo sapere dagli organizzatori dell'incontro, ovvero dall'I.P.S.E.G - Istituto Piemontese di Studi Economici e Giuridici, Alpina, Associazione Poesia Attiva, Associazione Dialexis, Associazione Il Laboratorio, A.GE Piemonte - Associazione Italiana Genitori, MCL Piemonte - Movimento Cristiano Lavoratori e Associazione Per la cultura, se è questa l'idea che hanno dell'Italia e del trattamento delle persone omosessuali, bisessuali, transessuali e intersessuali nel nostro Paese, anche se abbiamo già una conferma da quanto riportato sul sito di ProVita, dove è scritto testualmente che gli ospiti Komov e Brandi avranno la possibilità di ribadire quanto la Russia sta facendo a favore di quella che erroneamente viene definita famiglia naturale e contro la fantomatica lobby gay.
A loro ricordiamo che in seguito all'approvazione della legge contro la cosiddetta propaganda gay, sono aumentati negli ultimi tre anni i richiedenti asilo originari della Federazione Russa, accolti in Italia come rifugiati, status che viene riconosciuto a chi rischia di subire un danno grave, come una condanna a morte, tortura o trattamenti denigranti, nel caso facciano ritorno nel loro paese d'origine. Ci dicano dunque gli organizzatori se vogliono trasformare l'Italia in uno stato teocratico, governato da Putin sotto la guida del cardinal Bagnasco. Queste stesse organizzazioni, promotrici e partecipanti dello scorso Family Day, gettano finalmente la maschera di difensori della famiglia per rivelare la loro vera vocazione: persecutori e aguzzini.

A quelle domande non è mai giunta alcuna risposta. L'assessore preferito sottrarsi al confronto ritirando la sua partecipazione, così come i due ospiti più integralisti hanno deciso di non presentarsi più. Ed è negando la realtà dei fatti che l'integralismo ha scelto il vittimismo come risposta, sostenendo che la presentazione di quesiti riguardo alle finalità di quegli incontri sia da ritenersi una violenza.
Ad esempio la rivista Eurasia, impegnata nella promozione di una sottomissione dell'Italia a Putin, scrive:

Purtroppo non sono potuti intervenire né Alexej Komov, Rappresentante del Patriarcato di Mosca presso le Nazioni Unite, né Toni Brandi, presidente di Pro Vita, i quali avrebbero apportato al convegno numerosi spunti di riflessione al riguardo dell’azione promossa dalla dirigenza russa per la difesa della famiglia naturale.
“Purtroppo” per il folto pubblico intervenuto… perché il convegno in questione non era gradito alla lobby Lgbt, che appena il giorno prima aveva scatenato la caccia all’untore, intimando di fatto all’assessore regionale Riccardo Ferraris di non partecipare ad un “convegno integralista che si prefigge di promuovere le leggi russe contro la cosiddetta «propaganda di rapporti non tradizionali ai minori». Un incontro –secondo gli omovigilanti– “rigorosamente a senso unico”.
Detto, fatto: l’assessore ha immediatamente ritirato il suo “indirizzo di saluto”, ritenendo evidentemente la Giunta Regionale di cui è presidente Sergio Chiamparino di non dover in alcun modo urtare la suscettibilità dei sostenitori delle “famiglie arcobaleno.

Insomma, i soliti insulti dinnanzi a chi si permette di domandare perché mai vogliano «promuovere» uno stile integralista che ha portato a numerosi suicidi ed omicidi avvenuti alla luce del sole.

Ma il tema primario è il domandarsi perché questa gente crei imbarazzo nelle istituzioni ma venga propinata a dei minorenni in convegni destinati esclusivamente a studenti. C'è da chiedersi perché questi gruppi possano entrare in Senato a loro piacimento grazie alla complicità del sanatore Malan o perché Maroni gli faccia scrivere le mozioni omofoche che mirano a danneggiare una parte della popolazione.

Fatto sta che Alexey Komov e Toni Brandi torneranno a predicare odio in un convegno dal titolo "Le buone ragioni per difendere la famiglia" che si terrà il 16 febbraio sa Roma presso la Sala Consiliare Municipio V.
Oltre al nazionalista russo e al presidente di ProVita onlus, l'indottrinamento a senso unico dei presenti sarà garantito anche dalla presenza di tutto l'integralismo anti-gay italiano con Fabrizio Lastei del Comitato per la difesa della famiglia, Filippo Savarese della Manif pour tous e Carlo Stacchiola del Comitato Articolo 26. Insomma, omofobi che si saranno ragione a vicenda nel sostenere che la pari dignità sia una «minaccia» ai loro privilegi.
A sottolineare lo stretto legame fra l'omofobia organizzata e l'estrema destra è come il convegno sarà moderato da Maurizio Politi, consigliere di Fratelli d'Italia, con tanto di saluti introduttivi di Daniele Rinaldi (consigliere di Fratelli d'Italia) e Daniele Saponaro (Gioventù Nazionale). Ed anche nella locandina dell'evento è evidente la presenza della campagna integralista lanciata da Alleanza Nazionale.

Tanto basta per sostenere che forse la famiglia abbia davvero bisogno di essere difesa, ma non certo dalla tolleranza. Chi rappresenta una minaccia è probabilmente chi cerca di concepirla come un qualcosa di ideologico che si regge in piedi solo grazie a distinguo di stampo fascista in grado di escludere alcune famiglie dai loro diritti.

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