Mario Adinolfi si prende il merito della retromarcia del M5S ed ora esige il voto segreto per affossare le unioni civili



Radio Vaticana è una di quelle realtà che risulta in prima fila nel chiedere che a gay e lesbiche non siano concessi gli stessi diritti garantiti a tutti i cittadini eterosessuali. Ed è così che dopo la retromarcia del M5S, l'emittente radiofonica si è precipitata ad ascoltare l'opinione del divorziato Adinolfi, in prima fila nel chiedere che i precetti della Chiesa Cattolica siano imposti agli altri ma non valgano dinnanzi alla sua scelta di rompere quell'unione che la dottrina vorrebbe come indissolubile.
È dunque il cattolicesimo fai da te, utile per colpire gli altri ma discutibile quando prevede qualcosa che possa valere per sé stessi, che parte la sua analisi del motivo che avrebbe spinto Grillo ad una retromarcia. Ed è così che il leader dell'integralismo anti-gay gongola dinnanzi a bambini privati dai loro diritti es afferma: «probabilmente la grande mobilitazione popolare del 30 gennaio al Circo Massimo è stato un elemento che ha prodotto qualche novità importante, di coscienza da parte delle leadership politiche. In questo momento dunque i proponenti della legge sono in oggettiva difficoltà».
Insomma, sarebbe grazia a lui se alcuni bambini rischiano di essere discriminati, ma l'uomo dice che non sarà felice fino a quando non avrà privato di pari dignità anche tutti i gay e tutte le lesbiche, immeritevoli di essere paragonati a lui e alle sue due famiglie: «la richiesta del Circo Massimo è molto netta -afferma- il ddl Cirnnà è una legge sbagliata, scritta male, incostituzionale, lesiva dei diritti dei bambini e delle donne. Il ddl Cirinnà è una norma che va ritirata; è una norma che va abbandonata. Bisogna ritornare alla Commissione e discutere. La discussione deve essere serena, senza paletti. Sicuramente questa è una cattiva legge ed è riconosciuto ormai davvero da tutte le aree politiche e culturali del Paese». Per la serie, o la legge piace anche a Casa Pound ed Alfano, o i gay non devono avere i misi stessi diritti, dato che servono solo a produrre il reddito che mi garantirà privilegi.

Riguardo alla possibilità di affossare la legge, Adinolfi si dice sicuro che si troverà un modo per ledere i diritti umani delle minoranze nel nome del pregiudizio che ha provveduto a diffondere. Sposando le tesi di Giovanardi, ha dichiarato che: «Sicuramente quello delle votazioni in Senato sarà un momento molto travagliato, dopo di che la legge dovrà tornare alla Camera, poi ci sarà un ulteriore vaglio da parte del Presidente della Repubblica; dal Quirinale arriva un’attenzione particolare rispetto a dubbi di costituzionalità circa questa legge. C’è addirittura un ricorso pendente di 40 senatori sulla procedura anti-costituzionale che ha portato il ddl in aula senza passare dalla Commissione. Insomma, l’idea che ora dobbiamo fasciarci la testa come se questa norma fosse già stata approvata, mi pare abbastanza lontana; sicuramente questa idea si è allontanata rispetto ad una settimana fa perché c’è stata una mobilitazione popolare che ha provocato evidentemente un ripensamento delle classi dirigenti. Questo è forse il lascito più bello del Circo Massimo». Già, un lascito bello quanto le leggi sulla razza di memoria fascista...

Adinolfi arriva persino a contraddirsi, ricorrendo ai suoi soliti slogan sulla maternità surrogata. Una norma estranea alle legge, vietata in italia e su cui il Senato italiano non potrà intervenire a livello internazionale. Ma grazie al successo ottenuto dalla disinformazione sul tema (soprattutto grazie all'aver attribuito ogni responsabilità ai gay nonostante la quasi totalità di chi vi ricorre sia eterosessuale), borbotta che la stepchild adoption sia una «legittimazione della pratica dell’utero in affitto» e che quindi sia necessario impedirla per legge «in riferimento alla Carta di Parigi appena firmata dal femminismo internazionale, chiede la messa al bando dell’utero in affitto in tutto il mondo». Insomma, bisogna proibire un qualcosa che non riguarda l'argomento prima che si sia une legge sull'argomento che faccia scadere gli slogan di disinformazione che servono a nascondere l'omofobia. Sia mai che qualche gay o qualche lesbica possano valere quanto lui o che i figli delle famiglie omogenitoriali non siano svantaggiati rispetto ai suoi.

Ovviamente Adinolfi loda l'operato del M5S, sostenendo che «la decisione indicata da Beppe Grillo è una decisione politica matura, perché rientra nel diritto del deputato di rispondere alla sua coscienza, ma soprattutto alla sua identità. Quindi questa è una decisione che io considero positiva. Bisogna vedere se sarà accompagnata dall'obbligo di voto palese o di voto segreto».
Ed è il voto segreto ad interessarlo, nella speranza che qualche rappresentante del popolo possa esprimersi senza che i suoi elettori possano chiedergli conto delle sua azioni, giusto nella speranza che la paura delle lobby vescovili possa prevalere sulla giustizia sociale dell'Italia. Dice Adinolfi: «il voto segreto, in materie così delicate, mette il deputato al riparo da possibili reazioni del partito, nell'ambito della sua coscienza. È uno degli elementi più maturi di una democrazia. Dover ricorrere al voto palese fa pensare di non fidarsi troppo dei deputati in relazione agli ordini di partito».
Ed infatti è sui sedicenti cattolici in Senato che Adinolfi spera per imporre una visione confessionale del matrimonio ad uno stato laico grazie ai politici presenti «all'interno non solo del Pd, dove c’è una forte componente cattolica, ma anche del Movimento 5 Stelle: anche qui c’è una buona componente di elettori cattolici. In Italia abbiamo un radicamento di valori molto forti», dice.
Sarà, ma quando si sostiene che la componente cattolica sia fondamentale per imporre un pensiero che tutte le aeree laiche non condividono, la frase appare come una confessione sul fatto che quella sia un'azione confessionale che si vuole imporre con la forza a tutta la cittadinanza (al apri di come fa l'Isis).

Interessante è come in tutto questo discorso non si prenda mai atto della grande richiesta di democrazia giunta dalle cento piazze di Svegliatiitalia, assai più affollate del suo ritrovo integralista. Evidentemente le pretese di chi vuole negare la dignità altrui devono valere più di chi chiede giustizia sociale per tutti.
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